Quei soldi sporchi di Papà Doc

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François Duvalier

Il tesoro di François Duvalier, ex dittatore haitiano, rimane per ora bloccato presso una banca svizzera

La questione è estremamente semplice, mentre risulta particolarmente complessa la sua soluzione. Negli anni del suo duro regime, il dittatore di Haiti, François Duvalier, oltre a intimorire la popolazione con la sua polizia e i riti woodoo connessi, pensava a mettere da parte un ingente capitale in una banca svizzera, da utilizzare in caso d’emergenza, ossia alla fine del suo regime.
La sua ascesa aveva avuto carattere democratico, anche se è singolare il voto che gli confermò la Presidenza nel 1961: 1.320.000 schede a favore e nessuna contraria. Ma ben presto la sua leadership assumeva carattere dittatoriale, e veniva sostenuta con la violenza nei confronti degli oppositori. Anno cruciale di tale trasformazione fu il 1964, allorché si proclamò Presidente a vita. Da allora, per mantenere il suo potere, non essendo più sostenuto da una popolazione unanime, si servì dei volontari della sicurezza nazionale, chiamati Tonton Makute, attraverso i quali annientò molti avversari, soprattutto nell’ambito delle forze armate. Si calcola che nel corso dell’esercizio del suo potere avesse fatto uccidere circa 30mila individui.
Intanto, per assicurare un tranquillo futuro a sé e alla famiglia, mise da parte i 4,6 milioni di dollari attualmente depositati in una banca svizzera (fu davvero previdente perché dovette fuggire dal Paese in seguito a uno sciopero generale, nel 1986) e reclamati sia dai suoi legittimi eredi che dall’attuale dirigenza haitiana, che vorrebbe che il frutto della ruberia torni ad Haiti, soprattutto in considerazione dei benefici che potrebbero dare alla popolazione in una fase così drammatica.
Ma la cosa non è semplice perché il Tribunale Federale di Bellinzona, considerando la situazione in prospettiva legale e non umanitaria, ha deciso che non è possibile ottenere il blocco dei fondi, visto che i reati perpetrati per il loro conseguimento sarebbero stati commessi sino al 1986, anno della sua caduta. Vale a dire ben prima dei 15 anni previsti per il reato di partecipazione a organizzazione criminale. A meno che, ove si dimostrasse che esiste un legame diretto fra gli assassini compiuti e i guadagni economici, il tempo di prescrizione salirebbe a 30 anni, con il conseguente sequestro del tesoro ed eventuale restituzione al Paese che ne fu privato.
Ma per ora il il Tribunale Federale non vede delinearsi tale ipotesi, per cui il ricco bottino dovrebbe finire nelle mani dei familiari rappresentati da una fondazione con sede nel Liechtenstein che cura gli interessi dei Duvalier.
Quale che sarà la soluzione finale, difficilmente sarà rapida, sì che il tesoro rimarrà ancora un po’ a riposare nella sicurezza bancaria svizzera, alla quale non dovrebbe certo dispiacere continuare a mantenere e accudire questo occasionale ospite.
Luciano Arcella



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