Ricostruzione adolescenziale
Klinger, chirurgo plastico: «Un atto dovuto». Poletti, psicologa generale: «Non si ha ancora una propria identità»
Un decreto legge per bloccare gli interventi estetici sui minori
Aumentare il seno, rifarsi il naso, scolpire i glutei, gonfiarsi le labbra: negli ultimi anni sembra esservi stato un importante incremento di richieste da parte delle teen agers italiane che, pur di realizzare i propri sogni di bellezza, non esiterebbero a ricorrere al bisturi. I risultati di un’indagine compiuta sul tema “Medicina estetica: i perché e i rischi visti dalle donne italiane” alla fine del 2009 dal SGW, l’azienda triestina che si occupa di sondaggi e screening di mercato, parrebbero confermare questo desiderio di cambiamento. Il 36% delle minorenni non si piace: tra queste il 71% si trova pancia e fianchi troppo abbondanti, il 29% rimodellerebbe le gambe, il 12% ha problemi di pelle, l’11% modificherebbe il naso. E il decolleté? Non è il primo tra i problemi delle adolescenti: “soltanto” il 18% è scontenta del proprio seno. Tuttavia il 49 per cento delle under 20 ritiene che una forma più prosperosa aiuti ad accrescere la propria autostima. E il 33% sarebbe disposta a ricorrere alla chirurgia estetica per raggiungere la famigerata “quarta misura”.
Certo, questi dati riguardano soltanto i desideri e le insoddisfazioni di un campione di 500 giovanissime, e nulla ci dicono sugli interventi che realmente sono stati effettuati.
Tuttavia la SICPRE (Società Italiana per la Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica) nell’ormai lontano 2006 aveva calcolato che il numero di under 20 “ritoccato” era più che raddoppiato rispetto agli anni 90: il 15% contro il 7% del decennio precedente. E verosimilmente i dati sono aumentati negli ultimi tre anni, tanto che anche il Governo, puntando il dito contro le sempre più diffuse protesi al silicone, ha deciso di intervenire: un Disegno di Legge a firma Martini-Meloni, approvato lo scorso 11 dicembre, ha reso obbligatoria a scopo di controllo l’istituzione di un Registro delle protesi mammarie, e alle minorenni ne vieta l’impianto per fini puramente estetici.
«Un atto di controllo dovuto, per limitare gli interventi al seno eseguiti da medici con pochi scrupoli» conferma il professor Marco Klinger, responsabile dell’Unità Operativa di Chirurgia Plastica dell’Istituto Clinico Humanitas e professore straordinario presso l’Istituto di Chirurgia Plastica dell’Università degli Studi di Milano. «Le giovanissime inoltre non sempre hanno la maturità per decidere serenamente. E non soltanto in merito a una eventuale mastoplastica additiva, ma di fronte a qualunque cambiamento morfologico. La società impone, attraverso i media, modelli fuorvianti di bellezza, femminile. Un chirurgo serio deve compiere un’attenta analisi psicologica, per capire se la correzione di un seno asimmetrico o di un naso troppo “importante” può aiutare a ritrovare la fiducia in se stessi e l’equilibrio psico-fisico. O se, invece, la ragazzina è semplicemente spinta dal desiderio di uniformarsi alla velina apparsa in televisione: con questa motivazione, sarebbe destinata a non essere mai contenta. E un medico non “improvvisato” in questo caso dovrebbe opporre un deciso “no”».
Già, il “benessere psico-fisico”. L’adolescenza (e la tarda adolescenza, visto che sociologi e psicologi sono concordi nel rilevare un ritardo maturativo nelle nuove generazioni) si sa, è un’età ingrata, un’età “in definizione”. E, soprattutto, l’età in cui ha fondamentale importanza l’accettazione da parte del “gruppo”.
«Durante l’adolescenza e la tarda adolescenza» spiega Barbara Poletti, professoressa a contratto di Psicologia Generale all’Infermieristica per la Facoltà di Medicina e Chirurgia presso l’Università Statale di Milano «non si ha ancora una propria identità, e si tende ad accogliere modelli già confezionati. Che non sono quelli posti dalla famiglia, bensì dal gruppo. E se il modello accettato dal gruppo è la velina o l’attrice, con forme procaci e naso all’insù, la ragazzina si omolegherà a quello, e sognerà di gonfiarsi le labbra, di aumentare il seno, di rifarsi gli zigomi e assottigliare il naso».
Però le mode cambiano, e i modelli, con l’acquisizione di una propria sicurezza, cadono. Così se un bizzarro taglio di capelli o il look “giovanilista” possono essere modificati, le labbra “a canotto” o il seno al silicone sono senza ritorno.
«Per questo è fondamentale che il chirurgo capisca se si trova di fronte a un comune disagio adolescenziale» afferma Barbara Poletti «oppure se vi sono oggettivi sintomi clinici. Le dismorfofobie, ovvero la non accettazione di propri difetti fisici, possono anche portare a serie difficoltà relazionali». Non è necessario ricordare il sempre più diffuso fenomeno del bullismo, sia maschile sia femminile, per ricordare quanto gli adolescenti siano impietosi nello schernire nei loro punti deboli i coetanei più timidi, quelli che patiscono maggiormente l’aggressività ostentata dai compagni per affermare la propria leadership o per difendere il proprio ruolo di “gregario del capo”.
«In questi casi» conclude la professoressa Poletti «non precluderei il cambiamento in senso assoluto: per molti ragazzi o ragazze ridurre le orecchie “a ventola” o avere una misura in più di reggiseno può essere il veicolo per superare il proprio senso di inadeguatezza nei confronti del gruppo e per sentirsi finalmente accettati dagli altri».
Paolo Calvi
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