Primi passi verso lo sport

Categoria:
Bambini in palestra

Al via il progetto “L’alfabetizzazione motoria nella scuola primaria”

Educazione fisica per 250 mila alunni tra i 6 e i 10 anni

Grandi manovre tra i banchi di scuola. Se n’è parlato tanto nei mesi scorsi e adesso ci siamo. Da febbraio partiranno i corsi sperimentali di educazione fisica per 250 mila alunni, di età compresa tra i sei e i dieci anni, che frequentano le scuole elementari. Un progetto pilota che riguarda 1.000 scuole elementari, in tutte le regioni d’Italia, realizzato dal ministero dell’Istruzione in collaborazione con il Coni e il Sottosegretariato allo Sport. Al progetto è stato dato un nome particolare: “L’alfabetizzazione motoria nella scuola primaria” ed è un’assoluta novità.
A suo tempo, fu proposto dal Ministro Mariastella Gelmini, dal presidente del Coni, Giovanni Petrucci, e dal sottosegretario con delega allo Sport, Rocco Crini e l’obiettivo dichiarato è quello di estendere in un secondo momento l’esperimento in via definitiva. Per ora, intanto, è pronta una copertura finanziaria di 5 milioni di euro. Tutti pronti, quindi, a vedere i nostri piccoli “scolaretti” già armati di sacca da ginnastica, scarpe da tennis e tute colorate.
Ma, seppur lodevole e positiva, l’iniziativa dell’inserimento della ginnastica già dalle elementari, lascia senza risposta qualche interrogativo; su tutti, quello dell’affiancamento di esperti laureati esclusivamente in scienze motorie o all’ Isef e scelti dal Coni ai docenti di educazione fisica, per un totale di 1.000 operatori esterni coinvolti. Andrebbe da sè, che gli insegnanti di educazione fisica dovrebbero essere già stati abbondantemente formati nell’ambito degli Isef e delle Facoltà di scienze motorie e non è chiara la figura delineata di questi “esperti”.
Da sempre il Coni organizza corsi per istruttori senza richiedere il possesso della laurea. I laureati in scienze motorie sono gli unici operatori istituzionali esperti ed abilitati all’ insegnamento dell’ alfabetizzazione motoria di soggetti in età evolutiva e come docenti dovrebbero essere utilizzati nei vari corsi di formazione delle federazioni, che si occupano dello sport agonistico. L’ora di educazione fisica è prevista all’interno delle attività curriculari di 2 ore al giorno per 15 settimane di educazione motoria. L’iniziativa di portare l’ora di ginnastica già alle elementari ha trovato tutti più o meno concordi, anche perché in molti, tra gli esperti, sostengono che questo possa essere uno dei modi, di cui la scuola dispone, per provare ad arginare anche il fenomeno del bullismo. L’ora di educazione fisica dovrebbe infatti rappresentare anche un momento di integrazione più approfondita tra i bambini, uno scambio più “totale” rispetto a quelli che avvengono durante le lezioni, vuoi per le attività di gioco o a squadre che li costringono ad interagire di più.
E se fare attività fisica fa bene a tutte le età, c’è più di uno studio che sostiene che farlo già da quando si è bambini piccoli, aiuterebbe anche ad essere poi più reattivi e bravi sui banchi di scuola. Cosa che sicuramente non dispiacerebbe anche ai genitori. Anche per i bambini, dunque, gli effetti positivi non mancherebbero; soprattutto fa bene indirizzarli all’attività fisica aerobica, come la corsa, la cyclette e gli sport di squadra. Tra i dirigenti del Coni, al momento della presentazione dell’iniziativa, c’è chi ha paragonato questo nuovo traguardo ad “un oro olimpico”; non per una specialità in particolare, ma per lo sport italiano in generale. La cara e vecchia “educazione fisica”, cambierà anche nome e d’ora in poi si tratterà dell’ora di scienze motorie e sportive. La semplificazione dei nomi potrebbe anche starci, ma la scuola di certo ha bisogno di ben altro per raggiungere livelli di innovazione elevati, a partire dalle infrastrutture e dalle tecnologie per l’informazione e la comunicazione.
Dal decreto del Miur (Ministero dell’ Istruzione, dell’Università e della Ricerca) si evince che alche altre materie cambieranno denominazione: educazione artistica dovrebbe diventare “Arte e Immagine”, Educazione tecnica verrà abbreviata in “Tecnologia” e potrà essere insegnata solo da docenti che hanno una preparazione specifica su tale disciplina; Educazione musicale nel più semplice “Musica”, come forse tutti la chiamavano già da tempo.
Inutile dire che, come ogni nuovo cambiamento, anche quello dell’introduzione dell’alfabetizzazione motoria nella scuola primaria sta suscitando qualche polemicha. Una delle prime ad emergere riguarda i plessi in cui i bambini dovrebbero svolgere le attività, relativamente alla rigidità richiesta per gli impianti. È previsto, infatti, che le attività vengano svolte in plessi che hanno un minimo di 10 classi; il progetto, inoltre, riguarda una sola provincia per ciascuna regione e il numero dei plessi attribuiti a ciascuna provincia non è affatto proporzionato all’estensione territoriale: per esempio a Biella e a Lecco sono stati concessi rispettivamente 70 e 100 plessi, mentre a Bologna ne sono stati riconosciuti solamente 60. Queste condizioni stanno creando qualche malumore di troppo (i plessi più piccoli sono di fatto esclusi dal progetto) ma anche difficoltà organizzative: in alcune province non si è riusciti a mettere insieme il numero di plessi definito dal piano nazionale e quindi a livello regionale si sta ora tentando di coinvolgere altre province. A questo, c’è da aggiungere il fatto che la circolare ministeriale sembra essere arrivata alle scuole solo a metà dicembre, quando ormai il Piano dell’offerta formativa era già stato approvato e molto spesso anche definito sul piano organizzativo. Ritardo che avrebbe sollevato il fastidio degli Uffici scolastici regionali e delle stesse Regioni. La prima débacle si è registrata in Piemonte, dove Usr, Regione e Province, nel tentativo di consentire ad altre scuole di partecipare al progetto, hanno sottoscritto un’ intesa che stanzia risorse ulteriori rispetto a quelle messe a disposizione dal Coni. E di questo le scuole sono state informate con una circolare che si conclude con una annotazione polemica: “Con la speranza che, la situazione di estremo disagio creato dalla presente comunicazione in questo momento dell’anno, possa essere superata per tutelare gli interessi dei nostri ragazzi, a dispetto di ritardi procedurali non dipendenti dalla nostra volontà”. Ce lo auguriamo tanto tutti, probabilmente bambini compresi a cui non è mai dispiaciuto mettere da parte per un’ora libri di storia, biro e matite per inseguire un pallone e “giocare” un pò.
Francesca Galafassi



Torna in cima alla pagina