Roma, 60 anni dopo: corsi e ricorsi storici

Categoria:
Livio Berruti

Il Comune e la Regione Lazio sostengono la candidatura per le Olimpiadi del 2020. In lizza anche Venezia

«L’italiano attacca l’ultima curva, è davanti a tutti. Non lo prendono più!». Strappa ancora applausi il trionfo di Livio Berruti nei 200 metri alle Olimpiadi di Roma del 1960.
Il filmato è riproposto sul maxischermo al Tempio di Adriano, nel ventre caldo della Capitale. Immagini seppiate e monitor ultrapiatto, passato e presente che si rincorrono e danno l’idea delle potenzialità di Roma, che sessant’anni dopo si propone per ospitare di nuovo i Giochi. Proprio lì, al Tempio di Adriano, con Berruti presente in sala e Rutelli sul palco a garantire l’appoggio bipartisan, si è compiuto il primo passo ufficiale per “Roma 2020”.
Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha presentato il logo che comparirà sul dossier destinato al Cio per la candidatura della Capitale alle Olimpiadi di fine decennio. Sul logo, costituito da un quadrato rosso con sotto una bandiera tricolore, compaiono in giallo il numero 2020 e due ellissi con i colori dei cerchi olimpici. Nella stessa conferenza stampa, il presidente dell’Uir, Aurelio Regina, ha lanciato il “Comitato promotore per Roma 2020”, l’organismo che sosterrà la candidatura della Capitale alle Olimpiadi, promosso dall’Unione degli Industriali e delle Imprese di Roma, in collaborazione con la Camera di Commercio di Roma. Un gruppo di lavoro compatto e deciso ad investire. Perché l’Olimpiade continua ad essere percepita come una colossale occasione di business, nonostante la reputazione negativa attribuita a Roma nella gestione dei grandi appuntamenti sportivi, dai Mondiali di calcio del ’90 a quelli di nuoto del 2009.
I numeri parlano chiaro. Secondo lo studio della società italiana Stage Up, che si occupa di ricerca e consulenza nel business dello sport, ai Giochi di Pechino il Comitato Organizzatore ha messo insieme un budget di 2,4 miliardi di dollari, circa 1 miliardo e mezzo di euro, per la realizzazione degli impianti, le infrastrutture e quant’altro. Questa cifra è stata coperta in gran parte da due entrate: la cessione dei diritti televisivi e mediatici in genere e le sponsorizzazioni. Molto minoritaria è invece la voce riguardante la vendita dei biglietti, che ha coperto appena l’8% del budget, contro il complessivo 60% di diritti (44%) e sponsor (16%). Un’ulteriore copertura è arrivata da lotterie e giochi (11%) del budget, sussidi (6%), licenziatari (3%), e a seguire i fornitori ufficiali, le emissioni filateliche e numismatiche, le donazioni.
Altrettanto giganteschi sono stati i tassi di crescita di questo movimento di denaro, nonostante l’economia mondiale non fosse certamente in un momento favorevole. Gli incassi derivanti dalla cessione dei diritti media sono aumentati del 15% rispetto al quadriennio olimpico precedente, da 1423 milioni di euro per il 2001-2004 a 1637 milioni per il 2005-2008. Giusto credere nell’opportunità economica, allora.
Ma i Giochi Olimpici a Roma, ha spiegato Alemanno, rappresenterebbero soprattutto un’occasione d’oro per riqualificare la città. «Il progetto strizza l’occhio all’ecosostenibilità - ha detto il sindaco - puntando sulla riqualificazione di alcune aree, prima tra tutte il fiume Tevere: il villaggio olimpico sorgerà a Tor di Quinto e ciò consentirà di raggiungere in pochi minuti il Foro Italico. Ma altre aree, come Tor Vergata dove il progetto colloca un nuovo centro polifunzionale, vivrebbero un’importante opera di restiling». Per il sindaco di Roma, insomma, ricevere l’ok dal Coni (che deciderà tra aprile e maggio) per presentare la candidatura sarebbe importante perché renderebbe la città «ecocompatibile attraverso una riqualifica ambientale; permetterebbe di fare infrastrutture non fine a se stesse ma che resterebbero nel tempo; aiuterebbe a diffondere tra i cittadini la cultura dello sport generando così un benessere diffuso». «Le Olimpiadi possono dare un impulso decisivo a Roma, come già avvenuto a Barcellona e ad Atene», ha aggiunto Aurelio Regina, Presidente dell’Unione degli Industriali e delle Imprese di Roma. Il riferimento non è tanto ai bilanci delle due capitali europee, ma alla spinta di vitalità che ha accompagnato entrambe in concomitanza con l’organizzazione dei Giochi. Dal turismo alle infrastrutture, dall’immagine alla verve produttiva: i cinque cerchi fanno bene alla salute. Del neonato Comitato Promotore della candidatura di Roma alle Olimpiadi 2020 fanno parte, oltre a Regina, il Presidente della Camera di Commercio di Roma, Andrea Mondello, e i timonieri di aziende distribuite in diversi settori strategici: Alitalia, Medusa Film, Ferrovie dello Stato, RDS, Mediaset, Rai, Caltagirone Editore, Api, Lottomatica, Bulgari, Jumbo Grandi Eventi.
Nomi e programmi in attesa di una conferma. Perché Roma, come è noto, è in corsa con Venezia per candidarsi ai Giochi del 2020, quindi l’investitura ufficiale di rappresentante italiana ci sarebbe, nel caso, solo dopo la decisione della Commissione del Coni, attesa tra fine aprile e inizio maggio.
La Capitale punta sui tanti impianti già esistenti e sul nuovo Villaggio Olimpico, che sorgerà nel’area di Tor di Quinto, non lontano da Saxa Rubra (dove sarà il centro tv) e a soli tre chilometri dallo stadio Olimpico (che ospiterà l’atletica e la finale del calcio), dal Foro Italico (la “casa” del nuoto) e comodo anche per lo stadio Flaminio, sport che entrerà nella famiglia olimpica fra sei anni. Tutto in un fazzoletto, lungo le rive del Tevere. Ma il progetto strizza l’occhio anche all’Aquila, distante 100 chilometri, dove è previsto un girone del torneo olimpico di calcio. A Tor Vergata, dove sorgerà un nuovo palasport, si terrà il torneo di volley.
Saranno questi i punti cardine del dossier che Roma presenterà al Coni il 28 febbraio. Venezia potrà puntare sul fascino della città, su strutture turistiche conosciute in tutto il mondo (c’è anche un hotel da 400 stanze, per la “famiglia” del Cio) ma dovrà costruire molto a livello di impianti sportivi (cosa che, almeno in passato, ha rappresentato un handicap per le scelte del Cio). Il dossier della candidata italiana andrà consegnato al Cio nel 2011 e la decisione finale si avrà nel 2013. Roma o Venezia dovrebbero vedersela con Tokyo (che quasi certamente la spunterà su Hiroshima), forse New Dehli (che però ha già problemi ad organizzare i Giochi del Commonwealth), Budapest, Istanbul. Distratte le altre grandi d’Europa: la Spagna punta ai Giochi invernali del 2022, la Germania non ha città candidate perché vuole la presidenza del Cio, la Francia è concentrata sugli Europei 2016. Gli Stati Uniti, dopo l’ultimo schiaffo a Chicago, dovrebbero lasciar perdere: d’altronde i Giochi del 2016 sono a Rio: se vale la regola non scritta dell’alternanza, per le Olimpiadi del 2020 tocca ad un altro continente.
Matteo Recanatesi



Torna in cima alla pagina