Le “verità” di Tony Blair

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Tony Blair, maschere per protesta

Interrogato dalla commissione di inchiesta argomenta su un mondo cambiato dall’attentato dell’11 settembre

L’ex Premier conferma la sua buona fede sull’intervento in Iraq

In un clima tutt’altro che rilassato, Tony Blair, l’ex-Premier britannico ai tempi dell’invasione dell’Iraq, è comparso davanti alla commissione d’inchiesta istituita per fare luce sull’intervento del Regno Unito teso a rovesciare il regime di Saddam Hussein. Blair, per sottrarsi all’assalto dei cronisti, ha anticipato di due ore il suo arrivo al Queen Elizabeth Centre, ma è stato costretto a entrare da un ingresso posteriore per evitare l’assembramento di un centinaio di manifestanti pacifisti che fin dalle prime ore presidiavano il palazzo. I dimostranti, che issavano cartelli come «Criminale di guerra», hanno poi dato le spalle all’edificio durante l’audizione e uno di loro ha letto i nomi di civili e militari morti in Iraq. «Non ha neanche la decenza di affrontare la gente, le famiglie dei militari e gli iracheni che oggi (ieri, ndr) saranno in massa per dichiarare la loro opposizione alla guerra», ha detto Lindsey German della coalizione Stop The War.
Aprendo la sessione, il presidente della commissione, John Chilcot, ha ricordato che l’ex Primo Ministro non era l’imputato di un processo, ma solo un «testimone». La questione su cui fare chiarezza, ha detto ancora il capo della commissione, è «perché abbiamo invaso l’Iraq».
Blair ha cominciato a deporre affermando che l’11 settembre aveva cambiato l’intera strategia britannica nei confronti del dittatore iracheno. Se prima dell’attentato alle Torri Gemelle Londra riteneva che bastasse un’azione di contenimento verso Saddam Hussein, dopo si rese necessario un cambiamento di strategia verso Baghdad. Ma l’ex Premier ha negato che la guerra fosse stata decisa già nell’aprile 2002, nell’incontro al ranch di Crawford con il Presidente George W. Bush, come avevano suggerito in precedenza altri testimoni. «Se l’11 settembre non fosse avvenuto la nostra valutazione sarebbe stata diversa. Ma dopo l’11 settembre, il nostro punto di vista e quello degli americani cambiò radicalmente», ha affermato Blair. «Fino all’11 settembre ritenevano che (Saddam Hussein) rappresentasse un rischio che doveva essere contenuto. Dopo l’11 settembre il calcolo del rischio cambiò in maniera cruciale». L’ex Premier britannico ha poi dichiarato che la deposizione di Saddam è sempre stata una «opzione» fra le tante. All’incontro di Crawford, non ci fu nessuna decisione segreta di autorizzare la guerra, ma su questo punto Blair è stato smentito di alcuni suoi stretti collaboratori che hanno affermato il contrario.
Un membro della commissione d’inchiesta, Roderic Lyn, ha osservato che «Saddam non c’entrava niente con al-Qaeda e con l’11 settembre». Blair ha ribattuto tirando in ballo la questione delle armi di distruzione di massa. L’ex leader del New Labour ha affermato di aver detto allora a Bush che bisognava agire contro la minaccia delle armi di distruzione di massa irachene e che «se ciò significava un cambio di regime, così doveva essere». «Dopo l’11 settembre, se tu eri un regime che aveva a che fare con le armi di sterminio dovevamo fermarti e questa era l’idea della Gran Bretagna, non degli USA», ha sottolineato l’ex inquilino di Downing Street. «Dissi al Presidente Bush che la Gran Bretagna avrebbe affrontato insieme agli Stati Uniti la minaccia rappresentata da Saddam Hussein, con le sanzioni, con le ispezioni, e se si fosse arrivati a quello, con la forza militare», ha ricordato Blair.
Ma anche sulla questione delle armi di distruzione di massa sono state sollevate obiezioni, visto che non state mai ritrovate. Blair ha risposto che era «convinto, contro ogni ragionevole dubbio» che Saddam possedesse quelle armi. «Tutte le informative dei servizi che mi erano pervenute andavano in un’unica direzione». Blair ha anche spiegato che in molti altri leader europei non trovò una percezione analoga della minaccia posta da «un regime brutale» che poteva avere accesso ad armi di sterminio e che le aveva già usate contro la sua stessa popolazione.
La guerra in Iraq, dove Londra inviò 45mila uomini, resta uno dei momenti più controversi nel decennio di Blair alla guida del Governo britannico e gran parte dell’opinione pubblica ritiene che l’intervento fu sbagliato e basato sull’erroneo presupposto che Saddam disponesse di armi di sterminio.
Massimo Ciullo



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