Alla crociata del brunettismo
Mettendo a confronto i dati dei vari Comuni d’Italia, si evince che la missione del Ministro non sarà affatto facile
Su Internet le assenze dei dipendenti della Pubblica amministrazione
Da quando è stato nominato Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione nel quarto Governo Berlusconi, nel 2008, Renato Brunetta ha deciso di contrastare duramente le cattive abitudini dei dipendenti pubblici italiani. Due gli obiettivi principali: una maggiore trasparenza della Pubblica Amministrazione e una lotta senza tregua ai cosiddetti “fannulloni”.
In quest’ottica si inserisce la legge n. 69 del 18 giugno 2009, fortemente voluta dal Ministro, che prevede, all’articolo 21, l’obbligo per le amministrazioni statali di rendere pubblici i dati relativi alla dirigenza e ai tassi di assenza e di presenza del personale. Tale disposizione riguarda 190.000 dirigenti, tra i quali circa 3.800 appartenenti al comparto Ministeri, 15.000 a Regioni ed Enti locali, 137.000 al comparto Sanità e 10.000 appartenenti al comparto scuola, in base ai dati del Conto annuale del 2007. Mentre la pubblicazione sulle assenze e sulle presenze interessa tutti i dipendenti, dirigenti e non, delle Pubbliche Amministrazioni.
Come dicevamo, tale obbligo si inserisce nel quadro generale dei provvedimenti e delle iniziative assunte dal Ministro Brunetta per contrastare l’assenteismo dei dipendenti e incentivare la produttività degli uffici pubblici, al fine di monitorare e migliorare la produttività. I dati raccolti, come previsto dalla legge, dovranno essere pubblicati sul sito Internet istituzionale in forma aggregata per ufficio, in modo che siano facilmente reperibili e accessibili, per esempio evidenziando sull’home page un’apposita sezione individuata attraverso un “nome” significativo come “Operazione trasparenza”. I dati dovranno essere costantemente aggiornati dalle stesse Amministrazioni con rilevazione a cadenza mensile e inviati al Dipartimento della Funzione Pubblica, che ne curerà la raccolta e il monitoraggio. Ovviamente le modalità delle pubblicazioni sono state preventivamente concordate con il Garante per la Privacy.
Così abbiamo pensato di fare un piccolo giro tra i siti istituzionali di diversi Comuni, da Nord a Sud, per vedere se e come tali direttive siano state recepite e se vi siano divergenze sostanziali tra le diverse zone del Paese.
Siamo partiti dal Comune di Torino, che nel novembre scorso, di fronte a una media nazionale di assenze pari al 10%, come riportato dal sito del Ministero, mostra invece una percentuale generale del 14,10%. Se andiamo a guardare i singoli comparti, il peggiore risulta la Direzione Sistema Informativo e Telecomunicazioni, con una percentuale del 22,20%, mentre il più virtuoso è l’Ufficio Affari Legali, con un misero 6,26% di assenze.
Proseguendo la nostra analisi, abbiamo poi visitato il sito del Comune di Milano. Qui non c’è un riepilogo generale, ma solo le voci delle singole Unità Organizzative, e i dati fanno riferimento all’ottobre scorso. Interessante, però, che la tabella distingua tra tasso di assenza con escluse le ferie oppure no, dato che nel secondo caso le percentuali aumentano vistosamente. Riguardo ai due estremi, di fronte a un 43,42% di assenze nella Comunicazione Interna, abbiamo un eccellente 0,75% nei Controlli Strategici e Gestionali.
Passando al Centro Italia, ci siamo soffermati sui links dei Comuni di Bologna e di Perugia.
Nel primo caso, la percentuale di assenze totali è pari al 12% e i dati delle singole Unità sono abbastanza omogenei. I più assenti sono i dipendenti del quartiere Porto (19%), mentre la Direzione Generale ha avuto solo un 5% di assenze.
Il Comune di Perugia, invece, ha una percentuale di assenza pari al 16,02%, con la nota specifica che la percentuale media di assenza imputabile alle ferie ordinarie è del 31,88%, incidendo quindi notevolmente sul dato finale. L’Unità Operativa peggiore è stata quella del Provveditorato, con il 29,95% di assenze, mentre la migliore è stata quella dei Centri Storici, con il 6,21%.
Infine, arrivando in Meridione, ci imbattiamo nella prima sorpresa: il Comune di Napoli, pur riportando già i dati del dicembre scorso, non distingue tra i singoli settori, ma solo tra assenze per malattia e non, pubblicando solo i numeri complessivi, senza le percentuali. Possiamo comunque constatare che, di fronte a una diminuzione dei dipendenti, passati da 11.785 unità a 11.425, le assenze sono aumentate, sia quelle per malattia (da 7.964 a 8.296) sia quelle per altri motivi (da 4.745 a 5.233).
Anche il Comune di Reggio Calabria riporta già i dati di dicembre, con una percentuale di assenza generale molto alta, cioè il 30%. A fare la parte del leone è l’Ufficio del Direttore Generale, con ben il 58% di assenze, mentre i Servizi Demografici hanno avuto solo, si fa per dire, il 19% di assenze.
L’ultimo Comune da noi analizzato è quello di Palermo, che, però, pubblica ancora i dati dell’ultimo quadrimestre del 2008. Qui tutte le singole Unità Operative sono ampiamente sopra il 15% di assenze, con esclusione del Servizio Attività Educative per l’Infanzia, che registra appena il 7,75% di assenze. Maglia nera è, invece, il Servizio Fitti Passivi e Demanio, con una percentuale di assenze pari al 32,42%.
Balza perciò subito agli occhi la notevole differenza tra il Nord e il Sud del Paese: in Meridione le percentuali sono quasi doppie rispetto al resto d’Italia e vi è, purtroppo, anche una certa omogeneità nei singoli dati. Sembra chiaro, quindi, che il Ministro Brunetta debba intervenire in primis su una certa mentalità ancora presente al Sud, che vede il posto pubblico come opportunità di assenteismo e inefficienza. Non siamo certo sostenitori delle politiche privatizzatici degli ultimi decenni, ma se vogliamo che in Italia lo Stato sociale non venga definitivamente cancellato, è necessario intervenire in modo netto e radicale sulla Pubblica Amministrazione. Come si può garantire ai cittadini italiani quei servizi pubblici che dovrebbero essere minimi ed essenziali, fino a quando i dipendenti statali continueranno a fregarsene della funzione sociale del proprio lavoro e penseranno unicamente a farsi gli affari propri?
Alessandro Cavallini
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