Incontro tacitamente significativo
A margine della Conferenza inglese si è svolto un summit tra Ministri degli Esteri per parlare di Iran
Il summit al centro dell’attenzione mondiale è quello di Londra, dove si sono incontrati i rappresentanti di 70 Paesi per discutere della situazione afghana, nel tentativo di giocare la carte finalmente decisiva per riportare l’ordine in quell’area travagliata.
Ma al margine di quell’ufficialità si è svolto un altro summit, voluto dal Presidente americano, Barak Obama, e tenuto però alquanto in ombra, che ha visto la partecipazione dei Ministri degli Esteri, Hillary Clinton, per gli Stati Uniti, Bernard Kouchner, Francia, Guido Westerwelle, Germania, David Miliband, Gran Bretagna e il nostro Franco Frattini. All’ordine del giorno, Bosnia, Haiti e, soprattutto, direi, Iran.
è infatti verosimile che Washington abbia richiesto, con questa riunione straordinaria, la compromissione dei suoi alleati nel caso di un attacco militare contro Teheran, una volta che sia stata avviata la risoluzione del problema afghano.
Tra l’altro, i recenti avvenimenti che ha vissuto l’Iran inducono fondate speranze in chi vorrebbe la caduta dell’attuale regime, inviso dalla maggior parte dei cittadini iraniani per l’antidemocraticità che lo caratterizza.
Questo dal suo canto si è dimostrato ben deciso nel rispondere con la forza alle proteste post elettorali, dovute alla controversa e ben poco limpida vittoria di Ahmadinejad, ma non abbastanza da impedire che le manifestazioni antigovernative proseguissero e si diffondessero nel Paese.
Potrebbe essere inteso come segnale di forza da parte del Governo iraniano l’avvenuta esecuzione di due degli undici condannati a morte in seguito alle manifestazioni contro Ahmadinejad, in quanto accusati di appartenere a gruppi terroristici intenzionati ad abbattere il governo. Ma nonostante questa violenta affermazione del proprio potere, la forza del Governo viene ora messa in dubbio dalla voce credibile che, nonostante divieti e repressione, i protestatari proseguiranno nelle loro manifestazioni, avendo indetto una marcia antigovernativa per l’11 febbraio.
Altro segno di ostentata forza, e come tale dubbia, la volontà di cancellare lo Stato di Israele, dichiarata proprio nel giorno della memoria. Avvertimento che però deve aver messo sull’allerta soprattutto Washington, che sta appunto valutando l’efficacia di un intervento militare in questa fase di debolezza dell’autorità iraniana.
In altri termini, una volta assicurato il sostegno o almeno la non opposizione da parte degli alleati più fedeli, gli Stati Uniti potrebbero rivolgere un attacco deciso contro l’Iran, fidando soprattutto sul sostegno della popolazione in un dopoguerra meno problematico di quello iracheno.
Possibilità ma anche rischio, perché quando Washington è intervenuta per battere pur odiati regimi, lo spirito nazionalistico delle popolazioni, oltre che la tracotanza statunitense, ha prevalso sull’odio effettivo o presunto nei confronti dei capi, sì che gli ex oppositori hanno finito con lo schierarsi al loro fianco per combattere l’ancor più odiato invasore americano.
E in ciò potrebbe non fare eccezione la popolazione iraniana, oggi sofferente per la scarsa democrazia interna, ma domani unita contro un giustiziere corso in suo aiuto nonostante non gli fosse mai stato rivolto alcun invito.
Luciano Arcella
- Login o registrati per inviare commenti


