Bagnasco, prediche generiche
E' difficile formare una nuova classe dirigente cattolica su basi esclusivamente dottrinarie e quindi poco pratiche
Il Cardinale spera in una generazione ispirata ai valori della Chiesa
Qualche giorno fa, il Presidente dei Vescovi italiani, il Cardinale Angelo Bagnasco, auspicando la nascita di «una nuova generazione» politica «di italiani e di cattolici», ha riproposto due problemi non da poco: quello della formazione di una classe dirigente cattolica, nonché quello del rapporto tra cattolicesimo, economia e una democrazia relativistica che sembra aver retrocesso la Chiesa a puro e semplice gruppo di pressione. Tutte questioni che, a dire il vero, non hanno suscitato reazioni significative, anche nella stessa Udc. I politici, da destra a sinistra, hanno continuato, se ci si passa l’immagine, a limarsi le unghiette, fischiettando e guardando altrove…
Ma che cosa ha chiesto Bagnasco? Che i cattolici in politica devono «incarnare» gli ideali evangelici e «tradurli nella storia», non cercando «la via meno costosa della convenienza di parte comunque argomentata». Servono - ha sottolineato l’alto prelato - «italiani e credenti che avvertono la responsabilità davanti a Dio come decisiva per l’agire politico. So - ha aggiunto - che per riuscire in una simile impresa ci vuole la Grazia abbondante di Dio, ma anche chi accetti di lasciarsi da essa investire e lavorare». «Cresce l’urgenza - ha detto ancora - di uomini e donne capaci, con l’aiuto dello Spirito, di incarnare questi ideali e di tradurli nella storia, non cercando la via meno costosa della convenienza di parte comunque argomentata, ma la via più vera che dispiega meglio il progetto di Dio sull’umanità, e perciò capaci di suscitare nel tempo l’ammirazione degli altri, anche di chi è mosso da logiche diverse».
Come si vede, anche accettando l’ipotesi dell’eventuale messaggio subliminale ai cattolici dei diversi schieramenti, il riferimento di Bagnasco agli “ideali evangelici da incarnare e tradurre nella storia” dice troppo e troppo poco al tempo stesso. E ci spieghiamo subito con un esempio.
Se al governo vi fossero cattolici duri e puri - si pensi, per esempio, alle famose iniziative di La Pira per la fabbrica fiorentina del Pignone -, lo stabilimento di Termini Imerese non dovrebbe essere chiuso, ma rilanciato, a prescindere da una valutazione puramente economica: non chiuderlo significherebbe, perciò, incarnare storicamente i valori dell’Evangelo. Ma potrebbero essere invocati gli stessi princìpi anche nel caso di cassa integrazione a tappeto e finanziamenti a pioggia per la Fiat, come erano usi fare i Governi democristiani, meno duri e puri, degli anni Settanta? Anche in questo caso verrebbero incarnati i valori evangelici? Difficile dirlo.
Ecco, parlare di valori evangelici, come fa il Cardinale Bagnasco, in assenza di indicazioni concrete può determinare queste ambiguità. Ripetiamo, significa dire, al tempo stesso, troppo o troppo poco.
Ma, del resto, la Chiesa non può fare diversamente. Anche se viene considerata un gruppo di pressione, con duemila secoli di storia sacra e profana alle spalle, non può sentirsi tale. E, quindi, non può specificare e puntualizzare quello che, per esempio, debba fare concretamente per Termini Imerese.
è chiaro come su questi basi, molto dottrinarie, sia poi difficile formare una nuova classe dirigente cattolica. Dove trovarli e formarli i dirigenti cattolici? Nelle università di ispirazione cattolica si insegna l’economia tradizionale, con qualche minimo correttivo sociale. Quindi, un giovane economista uscito dalla Cattolica chiuderebbe senza alcuna esitazione Termini Imerese, magari - ecco il correttivo sociale - dopo un periodo più o meno breve di cassa integrazione, dando così sostanzialmente ragione alla Fiat. E costringendo quegli operai a trovarsi altri lavori, magari emigrando…
Concludendo, la Chiesa sembra portare dentro di sé una contraddizione irrisolvibile. O dice poco in termini di una concreta teoria economica alternativa o parla troppo richiamandosi all’Evangelo.
Dispiace dirlo, ma, all’atto pratico, è così.
Carlo Gambescia
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