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Luigi Tosti

Il Csm ha rimosso il giudice “anti-crocefisso” che la Cassazione aveva invece assolto l’anno scorso

Un’altra battaglia ideologica finita male. È questo, in estrema sintesi, il significato del verdetto draconiano con cui il Csm, venerdì scorso, ha rimosso dall’ordine giudiziario Luigi Tosti, il giudice di Camerino che nel 2006 si era rifiutato di presiedere le udienze in aula per via della presenza del crocefisso. Evidentemente, non tutte le aule sono uguali. Almeno, nel senso che alcune si prestano meno delle altre a battaglie culturali.
Al contrario, le aule scolastiche si prestano benissimo. Tant’è che non pochi hanno fatto confusione tra quest’ultima decisione del Csm (che formalmente è una sentenza, ma, è opportuno ribadirlo, in sostanza è un atto amministrativo-disciplinare) e la decisione con cui la Corte di Strasburgo (che, invece, è una sentenza a tutti gli effetti) ha dato ragione a Soile Lautsi, gratificandola pure di un risarcimento danni, sulla questione del crocefisso nelle scuole. La Lautsi, una cittadina di Abano Terme di origine finlandese (giusto per richiamare qualche dato alla memoria dei lettori), si era battuta sin dal 2002 per la rimozione del crocefisso dall’istituto scolastico frequentato dai figli. Ideologica di sicuro, la sua battaglia, visto che la donna è socia dell’Uaar (Unione atei e agnostici razionalisti).
Ma ideologica è stata pure la presa di posizione che è costata la carriera a Tosti. Il quale, nel 2006, fu sospeso dalle funzioni e dallo stipendio e finì sotto processo, subendo, nel 2007, una condanna per omissione di atti d’ufficio dalla Corte d’Appello de L’Aquila. Per fortuna sua, la sesta sezione della Cassazione ha annullato la sentenza lo scorso febbraio, perché «il fatto non sussiste». In pratica, a formula piena.
Ma i guai di Tosti non finiscono qui. Perché, dove non è arrivata la magistratura ordinaria, è giunta quella disciplinare. Se la Suprema Corte ha considerato insussistente l’ipotesi di reato, il Csm ha invece confermato quella di illecito. Come già è accaduto per altri casi, diversi e ben più gravi, il verdetto del Csm è stato draconiano nell’esito e salomonico nella forma, come ha ribadito Nicola Mancino, Vicepresidente dell’organo di autogoverno delle toghe: «Il giudice Luigi Tosti s’era rifiutato di tenere udienza anche dopo che il Presidente del Tribunale gli aveva messo a disposizione un’aula senza il crocefisso, con ciò venendo meno all’obbligo deontologico e ai doveri assunti in qualità di magistrato, che gli impongono di prestare servizio». Per sovrammercato, lo stesso Mancino ha aggiunto: «Il Csm non è né la Corte Costituzionale né la Corte Europea: non doveva risolvere, e in effetti non ha risolto, la questione della legittimità o meno di tenere il crocefisso in un’aula giudiziaria. Il dottor Tosti è stato giudicato per essersi rifiutato di tenere comunque udienza fino a quando in tutti i Tribunali d’Italia non fossero stati rimossi i crocefissi».
Qualche dubbio resta: possibile che la differenza tra “penale” e “disciplinare” giustifichi, sugli stessi fatti, due giudizi completamente diversi in meno di 10 mesi? La Corte assolve e fa giurisprudenza. Il Csm, che la giurisprudenza non la fa, se non per uso interno, condanna. E condanna, guarda caso, secondo i desiderata di buona parte della Maggioranza che nell’ultima settimana non ha perso occasione per polemizzare contro lo stesso Csm, ritenuto un organo di casta. Invece, il Csm ha voluto dimostrare che, se occorre, cane mangia cane. Ma è ancora da vedere se ciò sia stato fatto per salvare tutto il canile.
Saverio Paletta
saverio.paletta@email.it



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