Il lato forte del sesso debole
Il 2009 ha confermato la tendenza ormai consolidata di una prevalenza di successi femminili nello sport italiano
Donne in carriera tra passione e fatica sferrano un colpo basso agli stereotipi maschili
Q uello che si è concluso meno di un mese fa, verrà registrato sicuramente come l’anno “rosa” dello sport italiano. Senza di loro, le grandi sportive di casa nostra, il 2009 sarebbe finito agli archivi in tutt’altro modo e senza gloria. E invece, le azzurre, hanno battagliato più degli “ometti” o almeno, con più successi, riscattando le grandi delusioni delle squadre maschili di punta e salvando le sorti sportive del nostro Paese nelle grandi manifestazioni internazionali, dal rugby al basket, dalla pallavolo fino al calcio.
Su tutte, l’hanno fatto le inarrestabili Federica Pellegrini e Tania Cagnotto, insieme a tutto il resto della nazionale femminile ai Mondiali di nuoto di Roma. Nove le medaglie complessive raccolte dalle nostre nuotatrici (più due record del mondo) contro una sola medaglia portata dalla squadra maschile. È già entrata nella storia del grande tennis, anche l’impresa epica delle ragazze della nazionale di tennis, con la vittoria in Confederation Cup, equivalente alla Coppa Davis maschile. Un secco quattro a zero rifilato nientepopòdimenoche agli Stati Uniti nella finale di Reggio Calabria, dopo le vittorie in semifinale sulla fortissima Russia e prima ancora sulla Francia. Seconda affermazione in 4 anni per le racchette azzurre. Attrici del trionfo storico, Francesca Schiavone e Flavia Pennetta, entrambe protagoniste di un 2009 da urlo, con la Pennetta capace addirittura di raggiungere il decimo posto della classifica mondiale, arrivare cioè dove nessuna tennista italiana era mai riuscita.
Dopo il tennis, la pallavolo, con la conquista del titolo europeo per le ragazze del volley, bissando quello del 2007 e proprio nello stesso anno in cui la corrispettiva nazionale maschile si è piazzata, sempre agli Europei, addirittura al decimo posto (peggior risultato dal 1975 a questa parte). Anche le nostre schermitrici, che ai mondiali dello scorso ottobre si sono confermate ai massimi livelli conquistando il titolo a squadre in due specialità su tre (fioretto e spada), hanno tenuto in alto la bandiera italiana.
Poi, per continuare, dobbiamo citare anche la straordinaria longevità di Josefa Idem nella canoa, la campionessa del mondo di ciclismo su strada Tatiana Guderzo, e il talento impressionante di Jessica Rossi, capace di portare a casa a soli 17 anni il titolo mondiale nel tiro a volo, specialità fossa olimpica. Un trionfo al femminile, insomma e in diverse e tante discipline. Questo “sorpasso rosa”, a dire la verità, era già nell’aria già dalle Olimpiadi di Pechino, dove quattro delle otto medaglie d’oro conquistate dai nostri colori, erano femminili. In netto vantaggio, anche ai Giochi del Mediterraneo di Pescara, con 34 ori per le donne azzurre e 30 per gli uomini. Un record assoluto negli oltre cento anni di manifestazioni internazionali di grande richiamo per nazioni, comprese ovviamente le Olimpiadi. La “rivincita” delle donne nello sport non è propriamente agonistica, ma è impossibile, di fronte ad una serie di risultati come questi, non pensare a quali diverse problematiche, rispetto all’uomo, la donna deve affrontare per far parte del mondo sportivo. Senza voler necessariamente far riferimento ad antichi (o almeno lo speriamo) ormai, concetti di uguaglianza di trattamenti ed opportunità, le donne dello sport molto spesso si dividono tra una carriera agonistica da professioniste e l’altro loro lavoro, quello di mamme. Molto spesso, dopo gli allenamenti e le gare in ogni parte d’Europa e del mondo, le attende una vita fatta di biberon, pannolini o bimbi da portare a scuola, senza contare chi, per vocazione personale, ha rinunciato alla carriera sportiva per avvantaggiare la famiglia. Donne in carriera quindi, tra passione e fatica e alzi la mano, chi può negare che nel mondo dello sport, per la donna sia più difficile emergere. La stilettata di successi “al femminile” dello scorso anno, quindi, è un segnale di un cambio rotta che potrebbe avere un seguito.
La donna, nello sport, sia sta decisamente emancipando c’è da chiedersi se, prima o poi, vedremo anche qualche donna dirigente nello sport, pratica che tutt’ora sembra essere totalmente appannaggio degli uomini. Suggerimento che non molto tempo fa diede anche una ex campionessa dello sci ( e ora Membro del Comitato Olimpico Internazionale) come Manuela Di Centa. Ad oggi, infatti, tra i 45 presidenti di Federazione italiani non si registra neanche una presenza femminile. Ad oggi, infatti, tra i 45 presidenti di Federazione italiani non si registra neanche una presenza femminile. Si suppone e ci si augura che presto si arrivi ad avere qualche donna o ex sportiva tra i tavoli verdi che contano, ma nel frattempo, con le Olimpiadi invernali alle porte, imparata la lezione, terremo d’occhio il nostro “squadrone rosa”.
Francesca Galafassi
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