Medicina vera che trascende

Categoria:
Art-therapy

La scienza riscopre il potere curativo delle emozioni, della condivisione, della valorizzazione della propria identità

Con “l’ascolto dell’altro” si scopre la nuove frontiera della guarigione

«Non vogliamo lottare per esistere, ma per rispondere a bisogni che ci giustificano. Non dobbiamo inventare per sedurre, né affannarci per arrivare primi». L’incipit, di per sé, è confortante. Ma lo è di più se si pensa che a parlare è un immunologo, oncologo clinico e bioeticista, che ha intenzione di scoprire le nuove frontiere della guarigione. E in parte l’ha già fatto, lontano «da logiche di successo alla ricerca cosante di ciò che si conosce». Come? Attraverso l’ascolto dell’altro. Attraverso il lavoro congiunto di medici, fisici, biologi, botanici, economisti, musicisti. Attraverso la “creatività” che accomuna arte e scienza.
Ma andiamo per gradi. “Alla ricerca di Beatrice”: il nome parla da sé - un po’ come per l’altra più vasta iniziativa, nel cui ambito si inserisce, il “Laboratorio di Ricerca della Vita”, inaugurata il mese scorso a Roma, nell’Abbazia San Paolo –, ma i continui rimandi alla “trascendenza” non hanno niente a che fare con la medicina religiosa. Al contrario. Si potrebbe semmai inquadrare coma la medicina di ultime generazione, quella che sfrutta le tecnologie più avanzate riappropriandosi di quel senso del valore della condizione umana insisto nell’idea di “ospitalità” propria dell’antico Monastero.
Una medicina, per intenderci, che riscopre l’integrità fondamentale del paziente attraverso l’ascolto consapevole delle risonanze emotive e il rispetto dei fenomeni vitali.
Secondo il Dottor Grandi - Direttore del Laboratorio di Ricerca della Vita e Direttore sanitario del poliambulatorio La Torre di Torino - «la medicina è un’arte, elisir di metafisica, poesia, immaginazione, fantasia e fede. Sono i libri sulle piante che mi hanno fatto scoprire il mondo. Studiando le piante – continua - ho scoperto che esisteva
un’altra dimensione non riducibile al principio attivo. Esisteva un altro mondo, il mondo dell’antropologia, dell’etnomedicina». L’altro elemento essenziale, precisa Grandi, è l’intuizione: «Esorto allievi e colleghi più giovani a fidarsi dell’istinto e a considerare le loro intuizioni, assecondando quelle più probabili nell’accostarsi al paziente, nel comprenderne il disagio, la patologia, nello scegliere il rimedio o lo strumento terapeutico più idoneo a trattarla».
Insomma, dalla clinica intesa come nella sua radice (clunos), ovvero “l’essere chinati sulla sofferenza e sulla sacralità del corpo umano”, deriva il ritorno alla medicina dell’uomo per l’uomo che attraverso passione, emozione, sentimento e sogno, non rinnega la sua radice mistica e magica, né l’umiltà e la grandezza della sua arte.
«Esiste un’intelligenza superiore che ci arriva attraverso le nostre stesse molecole e scaturisce dalla partecipazione a un sistema più ampio del mondo circoscritto che
chiamiamo “Io”. La medicina occidentale ha separato nelle nostre rappresentazioni l’emisfero destro e quello sinistro. Occorre ripristinare la comunicazione tra emozione e giudizio, indirizzandola alla riscoperta della nostra unità».
Il tutto con l’ausilio – precisa il Direttore del Laboratorio – di un enorme capitale di metodologie bioniformatiche, che permetteranno di analizzare la dinamica delle strutture biologiche. Come? «Indagando sui fenomeni elettromagnetici a bassa frequenza nello sviluppo dell reazioni biochimiche, vale a dire “domini di coerenza, biofotonica, cimatici (il ruolo delle vibrazioni prodotte dalla materia biologica, ndr), rapporti tra le tecnologie d’avanguardia recenti e l’etnomedicina».
Dall’importanza delle emozioni, dell’unità e dello stare “insieme”, l’idea di dar vita a un progetto (“Alla ricerca di Beatrice”) in grado di aiutare un gruppo di donne malate di cancro a riscoprire la propria identità e il proprio corpo con incontri e seminari di accompagnamento verso la consapevolezza di sé. Tra i nuovi approcci, l’art-therapy, la pittura spontanea, la meditazione, la musicologia, la fitoterapia. «Perché la “malattia” – avverte Grandi - non è altro che il nostro corpo che parla».
Valentina Noseda



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