Italia protagonista dell’allargamento a Est

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Silvio Berlusconi e Dmitry Medvedev

Secondo il leader del Movimento Eurasiatista, Leonid Savin, il Belpaese ha un ruolo centrale nel rafforzamento dei rapporti tra UE e Russia

I rapporti bilaterali tra Italia e Russia portati avanti dal Governo italiano, cominciano a produrre effetti significativi non solo dal punto di vista economico ma anche attraverso un netto miglioramento delle relazioni politiche internazionali tra l’Unione Europea e la Federazione Russa. Durante il suo recente viaggio in Italia, infatti, il Presidente russo, Dmitrj Medvedev, ha sottolineato il cruciale ruolo dell’Italia, in questa direzione. «Il dialogo si sviluppa in modo abbastanza costruttivo - ha dichiarato durante la conferenza stampa congiunta con il Premier italiano Silvio Berlusconi - e noi contiamo sull’assistenza dell’Italia per la soluzione dei problemi. Sono sicuro che con l’aiuto degli amici italiani potremo sviluppare i nostri rapporti con l’Unione europea».
L’obiettivo comune è quello di chiudere i negoziati per l’accordo di partenariato tra Unione Europea e Russia entro la fine del primo semestre del 2010. Un invito ad accelerare i tempi che il Ministro degli Esteri Franco Frattini si è impegnato a portare a Madrid, alla nuova presidenza di turno dell’Unione Europea, nonché all’Alto rappresentante per la politica estera, Catherine Ashton.
Per meglio comprendere la valenza dell’impegno diplomatico italiano nella costruzione della partnership euro-russa, abbiamo intervistato, grazie alla preziosa traduzione del professor Ermanno Visintainer, uno dei leader del Movimento Eurasiatista a Mosca, Leonid Savin. Trentacinquenne, ma già con un’intensa storia politica alle spalle, Savin collabora da anni con Alexandr Dugin, docente universitario e attivista nella battaglia culturale per l’affermazione di un nuovo spazio geopolitico che raccolga in un unico soggetto politico le forze che attraversano l’Occidente europeo fino alle sconfinate steppe asiatiche (per approfondire la materia si rinvia al volume “Porte d’Eurasia – Il Grande Gioco a vent’anni dalla caduta del Muro di Berlino”. Vox Populi, 2009).

Prof. Savin, siamo in un periodo di importanza strategica per il futuro geopolitico del pianeta. Il Governo italiano, ed in primis il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, puntano molto sul rafforzamento delle relazioni internazionali, in particolar modo con la Russia. Quali sono gli esiti più significativi di questi rapporti sempre più frequenti?
Il risultato più importante dell’incontro fra Dmitrij Medvedev e Silvio Berlusconi è stato la sottoscrizione di vari accordi che segneranno l’inizio di una più stretta cooperazione tra i nostri Paesi. In primo luogo si tratta della creazione del gasdotto South Stream, che permetterà la fornitura diretta di gas all’Europa Sud-Occidentale bypassando i Paesi instabili dell’Europa Orientale come l’Ucraina.

La questione delle pipeline è sicuramente uno degli argomenti principali sul tavolo degli incontri bilaterali tra Russia e Italia. Ma i dossier in discussione riguardano anche altri settori strategici come quelli legati all’aeronautica e al sistema bancario…
Una serie di accordi riguardano progetti comuni tra le compagnie aeree Aeroflot e Alitalia, così come Finmeccanica e Rostekhnologij, ma anche Enea e l’Agenzia Russa per l’energia, nonché accordi interbancari inerenti all’assegnazione di crediti a iniziative russe. Tutto ciò attesta la seria intenzione da parte della Russia e dell’Italia verso una partnership di lungo termine.

Tutti questi accordi fanno presagire un interscambio tra Italia e Russia che va al di là del mero fattore economico. Si ha l’impressione che, partendo da interessi di natura commerciale, si stia sviluppando un disegno di più ampio respiro...
Il progetto possiede una particolare importanza geopolitica per quanto riguarda la creazione della rete di trasporto ferroviario dalla Cina verso l’Europa Orientale, in cui verrà utilizzata la tecnologia italiana. Ed ancora i preparativi per l’anno della cultura russa in Italia, previsto per il 2011, dovrebbero contribuire ad abbattere i pregiudizi degli italiani nei confronti del popolo russo.

Nonostante l’apertura dei canali informativi, determinata dalle nuove tecnologie di comunicazione globale, permangono in effetti ancora visioni stereotipate della realtà russa. Il velo massmediatico che ha caratterizzato gli anni della Guerra Fredda non è stato ancora integralmente squarciato. In Europa, tuttavia, si guarda sempre con maggior interesse al nuovo corso della Russia di Putin e Medvedev. C’è qualcuno che ha ancora interesse a tenere lontani l’Unione Europea da Mosca?
Quando nella primavera di quest’anno, a Mosca, mi sono incontrato con Giulietto Chiesa, mi ha detto che in Europa vi è grande interesse per la Russia nel suo complesso, tuttavia presso l’UE non vi sono abbastanza informazioni sul nostro Paese e sulla nostra gente. Siamo fiduciosi che l’Italia sarà uno dei primi Paesi che ci aiuteranno a rimuovere il blocco riguardo a tali informazioni e ad eliminare l’immagine negativa, conservata fin dai tempi della Guerra Fredda e in gran parte alimentata dagli avversari dell’integrazione dell’Europa Occidentale con la Russia, ovvero gli USA.

Gli Stati Uniti stanno vivendo un difficile momento a causa della crisi finanziaria e del progressivo isolamento politico internazionale che non ha paragoni con il passato. Contestualmente, l’Europa necessita di approvvigionamenti energetici a ritmo crescente e di nuovi mercati destinati a soddisfare la sua vocazione alle esportazioni. La cooperazione eurasiatica è, dunque, un percorso inarrestabile per il futuro geopolitico del XXI secolo. Per gli Usa, potrebbe essere un colpo fatale?
La cooperazione fra Russia ed i Paesi dell’Unione Europea non è vantaggiosa per gli USA né dal punto di vista economico né da quello politico. Tuttavia l’Europa Occidentale ha bisogno sia dell’energia russa che dei suoi mercati, che possiedono un potenziale enorme. Non è un caso che Berlusconi abbia visitato la Bielorussia, dove ha incontrato Alexander Lukashenko.

Già! In Italia si è fatto un gran parlare di questa visita in Bielorussia. Il Premier Berlusconi è il primo leader occidentale ad incontrare Lukashenko dopo dieci anni. E questo, ai custodi del politicamente scorretto, è sembrato un affronto inaccettabile ai principi di libertà e democrazia. Non crede, tuttavia, che proprio attraverso l’avvio di queste relazioni sia possibile ripensare a nuovi spazi di cooperazione internazionale?
Probabilmente questo non è un gesto del tutto presentabile per l’establishment europeo. Ma dal punto di vista della lungimiranza, tali azioni sono giustificate, analogamente a come la Bielorussia insieme alla Russia ed al Kazakhstan hanno creato un’unione doganale e formano ora un “unico spazio economico”.

Questi movimenti sullo scacchiere geopolitico centroasiatico rappresentano, certamente, un catalizzatore dello sviluppo e della crescita di tutto il continente eurasiatico. I significativi passi compiuti dall’Italia in questa direzione, la collocano decisamente tra i Paesi più attivi nello scenario internazionale. Quali potranno essere gli effetti del ruolo di primo piano assunto dalla diplomazia italiana?
L’aggiunta delle potenzialità delle ex repubbliche sovietiche promuoverà lo sviluppo economico e le dinamiche di mercato dei nostri Paesi. E ovviamente, l’Italia trarrà molto profitto dal fatto di trovarsi in testa alle altre nazioni europee nel processo di integrazione eurasiatica.
di Daniele Lazzeri



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