Nell’era del “malato immaginario”
A causa delle operazioni di marketing farmaceutico, la salute pubblica è sempre più esposta a rischi
L’altra settimana, a tarda notte, stavo sonnecchiosamente assaggiando una replica di un programma televisivo locale. Il tema della discussione verteva su un importante convegno medico svoltosi a Genova sul delicato tema del “disease mongering”, ovvero la mercificazione della malattia. Ad un tratto, dopo un dibattito alquanto acceso, due contendenti si sono quasi presi a sberloni. Da una parte chi denunciava che le aziende farmaceutiche compiono fitte operazioni di marketing su false malattie prima di introdurre nel mercato le altrettante fasulle medicine, dall’altra parte chi difendeva l’operato delle multinazionali. è seguito poi un lungo, aspro dibattito con il pubblico presente sempre pià sbigottito.
Possibile che per fare gli interessi delle case farmaceutiche, vengano creati finti malanni ed apprensioni vere? è vero che la strategia di vendita implica di etichettare come malattia alcuni sintomi diffusi come, ad esempio, la semplice stanchezza, la mancanza di motivazione, la temporanea perdita di interesse sessuale, la timidezza? La pressante esortazione quotidiana mediatica al consumo sistematico del perfetto farmaco per ogni starnuto, per ogni primo mal di testa, per ogni bruciore di stomaco, per ogni stitichezza, per il mal di gola, per ogni dolore muscolare, quanto influisce sui comportamenti di acquisto delle persone?
I corsi di marketing farmaceutico tenuti presso le università che studiano l’approccio al cliente, il processo decisionale e la segmentazione del mercato, quanto realmente considerano la salute della gente? Insomma è vero che l’inebriante vortice della pubblicità ha reso genere di consumo pure le medicine, determinando una sorta di farmacofagia? A quel punto l’imbarazzo paonazzo del conduttore tradiva in realtà la beata consapevolezza di essere sul punto di sfondare qualsiasi centro di ascolto televisivo... Dopo una breve pubblicità in cui, per crassa ironia, si esaltavano le cure medicamentose di un prodotto per il mal di testa, lo studio televisivo si è richiuso golosamente sulla ricca pietanza giornalistica. Sin da subito si è rintrodotto il discorso degli interessi delle multinazionali che esisterebbero anche presso il Parlamento Europeo e delle forti pressioni che queste starebbero facendo affinché la Ue revochi il divieto di pubblicità sui farmaci da prescrizione attualmente in vigore, autorizzando l’industria farmaceutica a fornire informazioni ai cittadini sui farmaci che si possono ottenere solo con ricetta medica. Infatti la Commissione Europea proprio un anno fa ha approvato tre proposte di legge, una delle quali riguarda l’informazione diretta ai cittadini da parte delle industrie farmaceutiche. Per tale ragione numerose associazioni di consumatori e professionali, organizzazioni non Governative ma anche le società scientifiche aderenti a Wonca Italia a cui appartengono numerosissime associazioni di medici, hanno firmato un appello contro tale provvedimento, scrivendo pure al Ministero del Lavoro, Salute e Politiche Sociali ed all’AIFA (Agenzia italiana del farmaco) per denunciare il pericolo che una scelta del genere potrebbe rappresentare per la salute dei cittadini europei. Anche l’Organizzazione dei Consumatori Europei è del parere che tale proposta sia «una palese concessione all’industria farmaceutica affinché possa aumentare le vendite». Pertanto essi chiedono che il governo non solo si opponga a questa proposta, ma che investa maggiori risorse per offrire informazioni sulle cure e sulle malattie basate su responsabili evidenze scientifiche, affidando il compito a professionisti del settore senza legami economici con le aziende del farmaco.
Il pericolo è che la nuova legge, tramite campagne pubblicitarie e strategie di vendita ben congeniate, possa consentire alle aziende di creare una sorta di fidelizzazione dei consumatori nei confronti del proprio marchio, con inevitabili conseguenze negative sulla sanità ma anche sulla salute, con un maggior uso indotto di farmaci, con un utilizzo che rischia di essere pericolosamente inappropriato, con un incremento della spesa e con nessun beneficio per la popolazione.
Al termine del programma gli esausti spettatori in studio non applaudivano più a nessuno, tanto era lo sconcerto che certe rivelazioni avevano provocato. Sensazione di pesantezza che si rendeva ancora più manifesta durante i titoli di coda mentre venivano sciorinati i dati Istat che affermavano che l’industria farmaceutica italiana è tra i rari comparti industriali in controtendenza, segnando un +2 per cento nella produzione rispetto alla generale diminuzione del 3,1 per cento rispetto all’anno precedente.
Marco Cottignoli
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