Strano pasticcio sul caso Thyssen
Un test della difesa rivela: «Prima dell’udienza mi diedero un foglio con le domande che mi avrebbero fatto»
Un colpo di scena fa tremare l’aula del processo per il rogo della ThyssenKrupp, che nel dicembre del 2007 causò la morte di sette operai.
Sì, perché tre dei testimoni della difesa sono tornati in aula per ritrattare e chiarire le loro dichiarazioni dopo la loro prima deposizione. E ora sono indagati dalla Procura di Torino per falsa testimonianza.
Il sospetto dei Pm, Raffaele Guariniello, Laura Longo e Francesca Traverso, è, infatti, che alcuni testi della difesa siano giunti in aula nelle settimane scorse già preparati a rispondere in un certo modo alle domande delle parti.
In particolare, uno dei tre ha dichiarato che, il giorno prima dell’udienza in cui fu sentito (9 novembre), incontrò un suo ex superiore. «Mi diede - ha spiegato il testimone - due fogli con delle domande, presumibilmente quelle che mi avrebbero fatto il giorno successivo». L’ex operaio della ThyssenKrupp ha sottolineato anche che il suo ex superiore disse «che non voleva in quel modo invogliarmi a testimoniare il falso, ma solo farmi ricordare meglio» e ha ammesso di aver poi buttato via quel foglio dopo aver letto soltanto le prime due o tre domande.
Ma non è finita. Secondo il teste, l’ex superiore ha persino detto di aver fatto lo stesso con un ex collega che aveva denunciato tutto alla magistratura. In quel caso, però, oltre alle domande, «c’erano le risposte, ma nei miei fogli no». Il testimone ha poi raccontato di un contatto telefonico con Cauferi, uno degli imputati (sempre prima della deposizione), «che voleva il mio indirizzo per mandarmi l’invito a presentarmi all’udienza come testimone. Mi disse di stare tranquillo».
A tornare in aula sono stati anche gli altri due testimoni, uno dei quali ha dichiarato, contrariamente a quanto riferito nella prima deposizione, che, dopo aver lasciato la ThyssenKrupp, ha incontrato i suoi colleghi diverse volte e che, a cavallo del suo licenziamento, nel dicembre 2008, «Cauferi mi disse che ci saremmo rivisti, perché sarei stato chiamato a testimoniare, e che mi avrebbe dato il piano di sicurezza nel caso non me lo ricordassi. Mi fu consegnato da un’altra persona, ma non l’ho guardato e l’ho buttato via, perché non mi sembrava giusto, e per lo stesso motivo non lo consegnai, come mi era stato chiesto, a un altro collega».
Poco collaborativo, invece, il terzo testimone, insultato dai parenti delle vittime.
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