Vendonsi medicine contro la vivacità
Troppo spesso cure a base di farmaci per i bimbi iperattivi
Circa il 9 per cento della popolazione infantile italiana soffre di disturbi del comportamento. Si tratta di circa 650mila bambini e adolescenti che manifestano segni di squilibrio interiore, sia nella forma depressiva che, all’altro estremo, con un eccesso di iperattività. Per una percentuale che oscilla tra il 5 e il 10 per cento, dai 30 ai 60mila minori, per curare questi disturbi si fa ricorso agli psicofarmaci, non sempre a ragion veduta, come denuncia Roberta Angelilli, Vicepresidente del Parlamento europeo, estremamente attiva nella tutela dei minori tanto da essere rappresentante del Parlamento di Strasburgo al Forum Ue per i diritti dei minori e delegata del Comune di Roma per la stessa materia.
In un dossier presentato nei giorni scorsi a Roma, “Psicofarmaci e minori: tra abuso e disinformazione”, Angelilli fa presente innanzitutto che non sempre il disagio comportamentale significa malattia. «Spesso i bambini hanno un carattere poco estroverso o, al contrario, molto vivace», si legge nel documento e non sono rari i casi in cui somatizzano gli stress e le ansie dei propri genitori. In altri casi il malessere può essere provocato da carenze affettive più o meno gravi». Il ricorso agli psicofarmaci si verifica allorquando non vi siano «le necessarie conoscenze pedagogico-educative per aiutare il minore a superare le proprie difficoltà comportamentali».
I disturbi accusati dai minori oscillano tra due poli: da una parte il deficit di attenzione e l’iperattività, conosciuto come Adhd, dall’altra l’ansia e la depressione. Tuttavia, si sottolinea nel dossier presentato da Angelilli, non c’è alcuna certezza che l’Ahad possa sempre essere sempre qualificata come malattia vera e propria. I suoi sintomi, infatti, vanno dalla difficoltà di mantenere la concentrazione al mancato controllo dell’impulsività, fenomeni piuttosto comuni nei bambini. Nonostante alcuni medici sostengano la natura genetica del disturbo, nei fatti non è stato individuato alcun marcatore biologico in tal senso. Problemi di apprendimento e più in generale scolastici non bastano a diagnosticare l’Adhd. Infatti, secondo i dati forniti dall’Agenzia europea per i medicinali (Emea), solo il 30 per cento dei casi diagnosticati ha un riscontro nella malattia, il restante è solo confusione nello scambio di sintomi per atteggiamenti caratteriali tra l’altro molto diffusi tra i bambini.
Gli psicofarmaci che vengono somministrati ai piccoli pazienti, l’Atomoxetina e il Metilfenidato, possono avere effetti collaterali molto gravi: per l’Atomoxetina si va dai danni epatici ai rischi cardiaci, dai disordini alimentari ai disturbi di natura sessuale. L’uso di Metilfenidato può provocare aggressività, tic nervosi, convulsioni fino ad arrivare alla psicosi e alle allucinazioni.
La depressione è l’altra faccia della medaglia dei disturbi infantili e adolescenziali e anche in questo caso si riscontrano le stesse difficoltà di operare una corretta diagnosi. Gli psicofarmaci adottati in questi casi sono gli Ssri e gli Snri di cui tra l’altro non esiste la versione pediatrica per cui vengono semplicemente somministrati con dosaggi inferiori. Gli antidepressivi possono avere effetti devastanti sul minore: dagli attacchi di panico alle psicosi, dalle disfunzioni sessuali ai tentativi di suicidio.
In Italia da due anni è stato istituito il Registro nazionale dell’Adhd: secondo i dati disponibili la prevalenza della malattia nella popolazione tra i 6 e i 17 anni è di circa il 2 per cento, 68mila individui in prevalenza maschi, per lo più tra i 10 e i 13 anni di età. Il Lazio (9 per cento) è tra le prime regioni d’Italia con il maggior numero di bambini in cura per Adhd con la Lombardia (17,7) e il Veneto (10,2). Agli ultimi posti la Basilicata e il Molise (0,2 per cento). La Regione Lazio non ha nessuna legge o linea di indirizzo in materia di uso di sostanze psicotrope su bambini e adolescenti. Sono sei i Centri di Riferimento nella Regione (Latina, Viterbo e Mentana e tre a Roma).
Nel corso dell’incontro con la stampa è stato presentato il libro “Disturb” realizzato per la campagna “Perché non accada”. Il volume che ha come protagonisti Cattivik di Silver e i personaggi dello “Zoo Pazzo” di Gomboli, si prefigge lo scopo di informare e sensibilizzare contro l’uso di medicinali sui bambini ritenuti malati della sindrome da deficit di attenzione e iperattività. Insomma, il fumetto come strumento per spiegare in maniera semplice anche i concetti più complessi.
Gianvittorio Fedele
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