Passando sulle ceneri del defunto cattolico

Categoria:
Forno crematorio

Fa riflettere l’approvazione della cremazione da parte della CEI

Se non sorpresa, desta molte perplessità la recentissima “cauta” approvazione della cremazione dei corpi dei defunti - le cui ceneri andrebbero però ancora inumate in una camera sepolcrale o affidate alla terra consacrata - da parte della Cei, nell’ambito della elaborazione del nuovo rito delle esequie. Il testo relativo a tale posizione verrà ora sottoposto alla Santa Sede. È noto come tale uso, già in vigore nell’antico paganesimo e nell’ambito delle religioni orientali, sia stato accettato nel Codice di Diritto canonico fin dagli anni del Vaticano II, in contrasto con una norma che certamente rimonta a S. Agostino, e forse è di origine addirittura apostolica. Si permette dunque quanto era esplicitamente e duramente proibito fino agli anni ‘60: vari decreti della Santa Sede, risalenti alla fine del XIX ed all’inizio del XX secolo, descrivevano infatti la pratica della cremazione come un «detestabile abuso». Nel Codice di Diritto canonico del 1917, ad esempio, si dichiarava nulla la volontà del cristiano defunto che avesse preparato il proprio cadavere per la cremazione, privandolo in tal modo della sepoltura religiosa e delle Messe di suffragio e di anniversario (canoni 1203, 1204 e 1241). Significativo è anche il fatto che generalmente la cremazione non è rifiutata in contesto protestante, a differenza che nell’ortodossia. Affermando che le parole bibliche «polvere sei e polvere ritornerai» non contraddicono la cremazione, i vescovi, ponendosi contro un’autorevole tradizione dottrinale, confermano la “liberalizzazione” di un uso che accelera artificiosamente un processo naturale; a tal proposito, già il nuovo Codice di Diritto canonico sosteneva (canone 1176) che la cremazione non era proibita, «a meno che questa non sia stata scelta per ragioni contrarie alla dottrina cristiana»: una tale affermazione pare, a dir poco, ambigua. Asserire - come gli stessi vescovi hanno fatto - che un tale uso non contraddica il dogma della resurrezione dei corpi sembra azzardato ed inopportuno, specialmente in tempi come quelli odierni, nei quali i “cattolici” (anche quelli che brandiscono il crocifisso come arma politica e lo riducono a simbolo di chissà quale “identità”) spesso ignorano del tutto la dottrina della Chiesa. Tuttavia, v’è da aggiungere che la Cei si oppone alla possibilità di conservare le ceneri in case private e alla loro dispersione in luoghi di vario genere (ad esempio il mare); in questo senso, i vescovi vorrebbero presumibilmente ergersi a difesa della eventuale insorgenza di orribili feticismi e di romantici panteismi, peraltro già imperanti, ad onor del vero, ed essi stessi feticci tipicamente “occidentali” non invisi (a volte inconsapevolmente!) a molti degli stessi “cattolici”. Ad ogni modo, i motivi della scelta della cremazione, se non ideologici o patologici, sono talora legati a considerazioni di carattere utilitaristico. Il corpo umano è in tal modo del tutto reificato: non avendo significato e non essendo funzionale a nulla (almeno dopo la morte), esso può essere bruciato, e le ossa che non bruciano vanno, beninteso, gettate nella spazzatura. Ciò, da un certo punto di vista, fa il paio con la donazione di organi, ultimamente indotta per via della propaganda mediatica (ma che, almeno, ha fini “umanitari”). In contrasto con tali orientamenti, la dottrina cattolica afferma con chiarezza che anche il corpo partecipa all’opera di santificazione (si pensi al corpo dei santi in vita e dopo la morte, segno evidente della loro sacertà).
Ci sia concessa, al termine di tali modeste note, una breve osservazione. L’occidentale contemporaneo si dice spesso favorevole ad azioni in sé discutibili (e comunque impensabili nelle civiltà premoderne), a patto che non vi partecipi (effettuandole egli stesso ovvero assistendovi) o non sia consapevole dei loro effetti. Ciò riguarda, oltre alla cremazione, anche l’aborto e le guerre contemporanee. Riteniamo esista un sottile fil rouge che connette tutto ciò. Oltre al riconoscimento di atti moralmente spregevoli da parte dell’uomo della strada (a volte in perfetta buona fede!) ed al rovesciamento del semplice buon senso, siamo una civiltà profondamente ipocrita. Quanto appena asserito sul tema della cremazione, oltre a confermare ciò, mette in luce un aspetto che alcuni potranno ritenere marginale, ma che in realtà è sufficiente a dare la misura della via che l’Occidente - contro se stesso - ha già intrapreso da qualche secolo. Ci si può legittimamente chiedere quanto di cristiano e quanto invece di occidentale vi sia nelle formulazioni dei vescovi qui commentate. Essi forse, molto significativamente, sottovalutano che l’atto di consegnare il corpo alla terra consacrata significa gettare il chicco di grano affinché esso, morto, porti frutto: seminatur in corruptione, surget in incorruptione.
Marco Toti



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