Italia a rischio povertà ma con le colf straniere in casa
Secondo la Commissione europea il 20% della popolazione del Belpaese è ormai prossima all’indigenza
Gli italiani sono ricchi o sono poveri? Dipende. Secondo la Commissione europea, nel Belpaese il 20% della popolazione è a rischio povertà, contro una media UE del 17%. Secondo stime del 2007, sempre nella Penisola, il rischio indigenza per i lavoratori a tempo determinato è al 19%, contro una media UE del 13%. Tra gli impiegati, ben il 10% è a rischio, mentre la media europea si ferma all’8%. Quanto ai lavoratori con un contratto a tempo indeterminato, essi sono a rischio povertà nel 6% dei casi, contro una media UE del 5%.
Dall’altra parte della barricata, a testimoniare che c’è anche un’Italia che spende, lontana dalla soglia della povertà, i dati dell’Inps. Secondo l’Istituto, in attesa dei dati definitivi complessivi sulle domande presentate per la regolarizzazione di colf e badanti a seguito della sanatoria decisa dal Governo, su un totale di 597.281 assicurati, con un aumento del 25,76 per cento rispetto al 2006, il 78 per cento di badanti e lavoratori domestici è rappresentato da stranieri, di cui 283.094 provenienti dall’Est Europa, pari a più del doppio degli italiani impiegati nella stessa tipologia di attività, che sono in totale 133.248. C’è dunque chi annaspa e non arriva a fine mese e c’è chi, non potendosi occupare degli anziani o dei malati gravi, ma avendo denaro da spendere, si affida alle cure di assistenti privati, volenterosi, ma a volte del tutto impreparati rispetto al lavoro che sono chiamati a svolgere. Questi numeri, uniti a quelli della Commissione europea, mostrano alcuni punti deboli del nostro Paese, incapace di cambiare. Se il welfare non fosse lasciato in mano al singolo privato, ma fosse gestito dallo Stato, ci sarebbero molti italiani e stranieri assunti a tempo indeterminato e la paura della povertà sarebbe minima. Molti disoccupati, infatti, potrebbero apprendere un nuovo lavoro, come l’accompagnatore per anziani, e entrare a far parte della famiglia della sanità pubblica. Dall’altra parte ci sarebbero famiglie che potrebbero usufruire di personale qualificato a un prezzo più accessibile. Il danaro circolerebbe e lo Stato potrebbe offrire ai suoi cittadini una prospettiva di lavoro e un miglior servizio. Al momento, però, sembra più facile avere i poveri da un lato e le badandi dall’altro.
Anna Lotti
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commenti
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