Digitale, una torta da spartire

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Telecomando

Mediaset rifiuta l’idea della concorrenza “anticipata” di Murdoch e presenta ricorso alla Corte di Giustizia dell’UE

Per Sky c’è il via libera “condizionato” della Commissione Europea

La chiamano la battaglia delle frequenze. Da una parte Sky, che ha appena ricevuto il via libera “condizionato” dalla Commissione europea al suo ingresso nel mercato del digitale terrestre: frequenze solo per trasmettere in chiaro e per cinque anni, nessun servizio a pagamento. Dall’altra Mediaset, che si sente penalizzata dalla direttiva comunitaria e ricorre alla Corte di Giustizia dell’Ue. In mezzo, migliaia di telespettatori e una torta gigantesca ancora da spartire, quella legata alla visibilità (e alla pubblicità) crescente della nuova piattaforma. L’annuncio di Jonathan Todd, portavoce dell’esecutivo comunitario, è avvenuto la settimana scorsa e ha portato subito scompiglio. Soprattutto in casa Mediaset. «Riteniamo che le condizioni fissate dalla commissione nel 2003 che impedivano a Sky di entrare nella tv digitale terrestre sino al 2012 in virtù della sua posizione dominante sul mercato pay - si legge in una nota del biscione - siano ancora valide come del resto il market test svolto tra tutti gli operatori italiani ha sostenuto. Con questa decisione si autorizza il monopolista della televisione satellitare e pay, non dimentichiamo che Sky detiene il 99,8% della pay tv satellitare e l’86% della tv a pagamento, a operare nel mercato free e lo si autorizza a entrare in possesso degli asset frequenziali già insufficienti per gli operatori attuali». Il Comunicato si conclude con un annuncio: «Per questo Mediaset ricorrerà contro tale decisione alla Corte di Giustizia Europea».
Già, con quali speranze? La replica di Todd non ne lascia molte: «La Commissione europea è fiduciosa che la decisione presa su Sky e legata alle modificate condizioni del mercato è solida da un punto di vista legale. Naturalmente, contro ogni decisione presa dalla Commissione tutte le parti coinvolte sono libere di fare ricorso».
La tv di Murdoch gongola, ma il visto della Commissione Europea non rappresenta una garanzia della conquista di un posto al sole nella grande isola del digitale terrestre. La strada, anzi, si presenta ricca di insidie. Perché ad aggiudicare gratuitamente i cinque multiplex che l’Italia deve assegnare (pena una sanzione Ue), sarà un’apposita commissione nominata dal Ministero per lo Sviluppo Economico. Già, proprio il Dicastero governato da Silvio Berlusconi, che ricopre ad interim la carica di Ministro. Il conflitto d’interessi stavolta è talmente palese che Silvio dovrà venirne fuori al più presto, tanto che già si parla di una nomina urgente che sollevi Berlusconi dall’imbarazzo.
Nel 2003, quando Newscorp fuse insieme i due marchi italiani della tv satellitare, Stream e Telepiù, l’impegno preso era quello di non partecipare alle assegnazioni di canali sul digitale terrestre prima dell’1 gennaio 2012. Le «mutate condizioni sul mercato televisivo italiano» avrebbero invece dettato le nuove decisioni di Bruxelles. Sky Italia può insomma sbarcare sul digitale ad una condizione: «Che le frequenze siano utilizzate per trasmettere in chiaro, senza offrire servizi a pagamento per almeno cinque anni e con la limitazione di una sola frequenza».
Per operatori come Sky Italia la prossima gara rappresenta un bivio cruciale sulla strada dello sviluppo. Un’opportunità unica per entrare nella piattaforma del digitale terrestre in concorrenza con le emittenti già esistenti (Mediaset, Telecom Italia/Dahlia).
Attualmente lo spettro delle frequenze è detenuto da operatori già presenti sul mercato. Su 21 multiplex riservati per la trasmissione televisiva digitale, 16 sono infatti già attribuiti o ne è prevista l’attribuzione; Mediaset, Rai e Telecom Italia hanno nel complesso 11 multiplex. La Dtt sta diventando rapidamente la piattaforma principale per il consumo di televisione digitale in Italia ed è probabile che mantenga tale posizione per parecchi anni dopo il cosiddetto switch-off delle trasmissioni analogiche (entro il 2012). Infine, a partire dal settembre 2008, è stata creata una nuova piattaforma digitale satellitare (Tivu Sat), realizzata da Rai, Rti di Mediaset e Telecom Italia, ora disponibile per i consumatori italiani. Sky era rimasta alla finestra, concentrando tutti gli sforzi sul satellite, dove detiene un’assoluta supremazia. Adesso lancia il guanto di sfida alle concorrenti. «Se saremo ammessi alla gara - dichiara l’ad di Sky Italia Tom Mockridge - siamo convinti di vincerla». Ma quel “se” ha la esse maiuscola.
Matteo Recanatesi



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