Intanto Di Pietro incalza i finiani
Il leader dell’Idv: «Chi denuncia il malaffare sia coerente e voti una mozione di sfiducia al Governo»
Delle due l’una: o gli italiani sono diventati tutti dipietristi, oppure la questione morale nel Pdl c’è e pesa come un macigno sulle teste degli esponenti della Maggioranza. Di certo il leader dell’Italia dei Valori gongola non poco in questi giorni, perché alle inchieste delle Procure si è aggiunta la crisi all’interno del Popolo della libertà, alimentata dai finiani che proprio sugli intrecci tra politica e malaffare puntano il dito, tuonando le loro accuse nei confronti degli indagati eccellenti. Insomma: bisogna battere il ferro finché è caldo e Di Pietro, maestro del “giustizialismo urlato”, sente che il momento è propizio per far leva sulla questione morale e dare la spallata decisiva al Governo Berlusconi. D’altronde, le analogie con la stagione di “Mani pulite” non mancano e lui che di quegli eventi è stato protagonista scende di nuovo in trincea. L’ordine perentorio, nenache a dirlo, è “elezioni subito”: roba da far drizzare i capelli più al Pd che al Premier, poiché l’ipotesi di un Esecutivo di larghe intese fa più comodo a Bersani & Company che non a Berlusconi. Infatti lui, il Cavaliere, preferirebbe, in caso di caduta del Governo, giocarsi il tutto per tutto nelle urne, mentre il Pd vuole scongiurare una simile prospettiva, nel timore di andare incontro all’ennesima bocciatura da parte dei suoi elettori.
Insomma: paradossalmente, il primo alleato di Berlusconi in questa corsa da “dentro o fuori” sembra essere proprio l’ex pm di “Mani pulite”, ovvero il suo più acerrimo avversario. Chissà se se ne rende davvero conto il Tonino nazionale, quando chiede «che si torni alle urne al più presto, per ridare al Paese una classe dirigente politica degna di questo nome». «La questione morale oggi finalmente fa parte delle istanze anche di altri - ha aggiunto Di Pietro -. Adesso è importante che tutti ne prendano atto e coscienza e agiscano di conseguenza», ha auspicato il leader dell’Idv.
L’invito a passare dalle parole ai fatti è rivolto, ovviamente, alla cosiddetta “dissidenza interna” del Pdl, ovvero i finiani. Il Presidente della Camera e i suoi, in sostanza, si trovano di fronte a un bivio e devono decidere quale direzione seguire. «O si rompe con chi è invischiato nella questione morale o si rimane conniventi - ha infatti sottolineato Di Pietro -. Ci auguriamo che chi denuncia il malaffare faccia venire meno la propria fiducia al Governo, votando una mozione di sfiducia da costruire insieme». Dunque, i finiani «siano conseguenti e mandino a casa il Governo».
Già, caro Fini: indietro non si torna più e il tempo dei tentennamenti sta per scadere. Certo, è probabile che il momento non sia ancora propizio per un’accelerazione in tal senso, non disponendo ancora, l’ex leader di An, dei numeri necessari a insidiare il Cavaliere. Però il prolungamento degli indugi potrebbe minare l’immagine che il Presidente della Camera si è pazientemente creato nell’ultimo anno, alimentando le accuse di quanti lo tacciano di incoerenza. Se almeno Di Pietro tacesse...
Francesco Capossela
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