Napolitano: ci sono questioni che devono rimanere allo Stato centrale

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Giorgio Napolitano

Ancora una precisazione del Capo dello Stato: parla di politica estera e non solo

Il rappresentante dell’unità nazionale non poteva che sottolinearlo: al di là di quello che sarà lo schema istituzionale dell’Italia, ci sono competenze che non possono che essere affidate al potere centrale. Giusto anche il riferimento del Capo dello Stato a quei Paesi compiutamente (e realmente) federalisti nei quali mai è messa in discussione la centralità della politica estera che, insieme a difesa e pubblica sicurezza, costituiscono il minimo essenziale delle prerogative del potere esecutivo. Precisazione, quella di Giorgio Napolitano, doverosa rispetto all’idea di chi deve giustificare il proprio comodo soggiorno a Roma alla montanara opinione pubblica di riferimento. E cioè che anche la diplomazia divenga una delle materie di competenza delle Regioni, solo perché dopo la riforma del Titolo V si sono viste attribuire un minimo di libertà nell’arena internazionale. Spunto leghista che viene sottolineato proprio mentre l’Unione Europea dava il via libera all’istituzione di un corpo diplomatico comunitario, segno di un processo di integrazione che, tra mille difficoltà, va avanti. Un parallelismo forse poco tecnico, ma che comunque mette in evidenza la contrapposizione di due princìpi organizzativi di una comunità: coesione nonostante le differenze da una parte e pretesa disgregazione dall’altra.
Allora non c’è altro da dire: si discuta sulla corretta ed efficace realizzazione del decentramento inteso come potere il più possibile vicino alle necessità delle periferie. Ma è anche ora che, all’interno della coalizione, si faccia chiarezza sul rispetto dei pilastri morali dell’Italia, prima ancora che giuridici. O forse, cristianamente, è il caso di perdonarli perché non sanno.



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