Partiti e coalizioni: parenti serpenti

Categoria:
Bandiere della Lega Nord

Altro che parenti serpenti. I serpenti sono gli amici, i compagni e i colleghi di partito. Non c’è formazione politica, infatti, in cui manchino faide interne, tentativi più o meno occulti di scalare il vertice fino alla poltrona di segretario. Pullulano anche le invidie personali. Non accade soltanto all’interno dei partiti, ma anche su fronti che potrebbero definirsi omogenei e potenzialmente alleati. La guerra all’interno al Pdl, ad esempio, è aperta. Fini e Berlusconi hanno già schierato le proprie truppe. L’altro giorno dalla trincea dei finiani hanno lanciato una Granata e dall’altra parte hanno risposto con un fuoco di fila capitanato dal Ministro della Difesa in persona.
Si fa sul serio, insomma, con scenari di stampo bellico e con manovre sottotraccia che preparano la battaglia decisiva. «Gli indagati devono dimettersi», dice Fini riferendosi ai vari Verdini, Dell’Utri e Cosentino. Bocchino annuisce, ma dimentica che, se la regola delle dimissioni per chi è indagato fosse valida, lui avrebbe dovuto salutare il partito da un bel pezzo. Berlusconi non ha risposto a Fini creando un clima da quiete prima della tempesta. Credete che nel Pd vada meglio? Scordatevelo.
La componente dell’ex Margherita è in fermento e vuole impedire a tutti i costi che i vertici del Pd consentano a Nichi Vendola di presentarsi alle Primarie come candidato a Premier del centrosinistra per le Politiche del 2013. «Con Vendola leader giocheremmo la partita della nostalgia», ha detto Beppe Fioroni in un’intervista a La Repubblica. «Una partita della nostalgia - ha aggiunto Fioroni -, per l’unità della sinistra, per il progressismo estremo, per la gioiosa macchina da guerra del ‘94 guidata da Achille Occhetto».
Non meno critica con Bersani è la componente laica impersonata da Ignazio Marino, secondo cui «il Pd ha il passo del bradipo. Avete presente quell’animale il cui movimento è tanto lento che dopo un po’ gli crescono le alghe sulla pelliccia? Ecco, così. Tranne quando ci sono delle poltrone da spartire: allora diventa un predatore rapace». Insomma, Bersani non riesce ad imporre la propria leadership e si trova tra due fuochi. Ma se le divisioni interne ai grandi partiti non sono una novità, sorprende come anche in partiti “insospettabili” come la Lega aumentino i dissapori, tanto che l’altro giorno Umberto Bossi è stato costretto a definire «fantasie dei giornalisti» le voci circa presunte divisioni interne al Carroccio. Secondo i rumors si sarebbe già aperta la lotta alla successione di Bossi, non più così amato dalla base perché troppo “romanizzato”. Maroni e lo scalpitante Calderoli restano in prima fila, anche se la componente veneta, con Luca Zaia e il Sindaco di Verona Tosi, pretenderebbe un posto al sole dopo l’egemonia lombarda che ha caratterizzato tutti questi anni.
Più che l’unità d’Italia per la presenza della Lega, è l’unità della Lega stessa che pare scricchiolare e si rischia addirittura la scissione dei veneti dai lombardi con il terzo incomodo del piemontese Cota.
Oltre ai personalismi, alle correnti e alle faide interne ai partiti ci sono anche le invidie tra potenziali alleati.
Antonio Di Pietro, ad esempio, sembra far comunella con i centristi del Pd contro la possibile candidatura di Vendola alle primarie del 2013. Vendola, di fatto, taglierebbe fuori Tonino e la sua politica buonista nei confronti del Pd. L’ex Pm di Mani pulite si era proposto come stampella per il sempre più claudicante Bersani. La discesa in campo dell’attuale Presidente della Regione Puglia mischierebbe le carte in tavola in maniera imprevedibile. Dopo l’estate, dunque, uscirà un quadro della politica italiano del tutto diverso rispetto a quello attuale e non ci sorprenderemmo se dovessero nascere alleanze impossibili e pasticciate tra Fini, Casini e Rutelli, Di Pietro e i centristi del Pd, contro il Caimano Berlusconi e contro il comunismo dal volto buono di Vendola.
Più che una balena bianca sarebbe una balena variopinta. Ormai però ne abbiamo viste talmente tante che anche una simile ipotesi farebbe fatica a sorprenderci.
Marco Benarrivo



Torna in cima alla pagina