A rischio la libertà “in linea”
“Stretta” del Governo cinese sul web: molto presto l’anonimato sarà bandito da tutte le piattaforme
L’autorità cinese ben comprende il potere di Internet, in quanto mezzo ampiamente usato ed efficace per manifestare le proprie idee e per apprendere quel che proviene dal mondo esterno, per cui attraverso un capillare sistema di registrazione tenta ora di impedire che ci si possa esprimere in rete in forma anonima.
Il che significa che quando i cinesi andranno ad acquistare apparecchiature funzionali alla rete, occorrerà fornire il proprio nome con tanto di certificazione, così bisognerà registrarsi quando si accede agli Internet center per collegarsi con il mondo. Cosa che non ci meraviglia, perché avviene già in tanti Paesi, fra i quali il nostro (per problemi di terrorismo o forse di mafia), pur se di fatto la norma non viene sempre rispettata.
La notizia di questo inasprimento di controlli è stata fornita da un Gruppo di difesa dei diritti umani impiantato a New York, che ha particolarmente a cura la libertà d’informazione e d’espressione.
Al margine della notizia di per sé poco significativa, consideriamo il fatto che se da un lato la rete è un mezzo di grande libertà, per l’accesso concesso a tutti, così come a tutti è concessa libertà di parola, in realtà costituisce anche un mezzo di controllo da parte dell’autorità.
Sulla base di tale considerazione, in Cina come in altri Paesi dove esiste un rigido controllo da parte dell’autorità, l’utilizzazione di Internet non è vietata ma è almeno tollerata, perché attraverso questo mezzo si riesce a conoscere tutto di tutti, in forma ben superiore a quella della delazione del vicino, da sempre favorita dai regimi dittatoriali.
Internet appare e si rivela pertanto come un grande delatore, che diffonde una eterogenea affabulazione, a volte fondata sulla realtà, a volte autoreferenziale, che nel rivelarsi mescola il vero all’immaginario, non diversamente da quel vecchio, protagonista del romanzo di Mircea Elide (Il vecchio e il funzionario), che dinanzi al funzionario governativo di stampo ceauseschiano, racconta tutto d’ogni cosa, perdendo sé e facendo smarrire il suo interlocutore nei meandri di una affascinante quanto inconcludentenarrazione.
Con ciò siamo vicini al mito, con la differenza solo parziale, che se il vero mito non aveva altri autori se non gli dèi, quello moderno ha una massa indistinta, elaboratrice di narrazioni dalla non chiara origine, della quale è davvero problematico cercare di conoscere provenienza ed autori. Da qui quel che si può considerare il lavoro di Sisifo dell’intelligenza poliziesca cinese: estrapolare i dati realmente significativi da un intrigo di notizie, di curiosità, di opinioni, di stati d’animo e, utopia finale, pretendere di trovare per tutto ciò il nome degli autori. Come se la direzione politica delle antiche poleis, ascoltando i vari aedi, narratori di storie sorte chissà dove e chissà quando, avesse preteso di risalire alla loro origine, smascherando gli autori divini. Perché Internet è in certo qual modo voce degli dèi, ossia di un’affabulazione incontrollabile, che necessariamente sfuggirà di mano a un’autorità verosimilmente abituata ad un interrogatorio vecchio stampo finalizzato a far parlare individui reticenti.
La rete è al contrario tutt’altro che reticente, anzi parla troppo e non ci sarà alcun modo per farla tacere.
Luciano Arcella
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