Finché morte indotta non ci separi

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Violenza sulle donne

Troppo spesso le storie d’amore finite male spingono gli uomini a togliere la vita a chi ha deciso di abbandonarli

Tante donne vengono uccise a causa dei raptus di follia dei loro ex

Da dieci anni a questa parte il numero delle donne assassinate per motivi sentimentali è aumentato in modo esponenziale. Una volta, dato che fatti del genere si verificavano essenzialmente durante il periodo estivo, si era propensi a pensare che fosse il caldo a liquefare i cervelli, ma era più che altro una battuta macabra che non faceva neppure ridere. Ora, invece, i carnefici delle ragazze, che erano state loro mogli o fidanzate, agiscono in tutte le stagioni, spinti da un unico desiderio: uccidere chi li ha abbandonati.
è un triste, tristissimo bollettino di guerra che va ad arricchire di lapidi i cimiteri di paesi soprattutto del nord.
è un tema, questo, che ho già avuto modo di trattare, ma che credo sia utile riaffrontarlo ancora, perché non si può stare in silenzio di fronte a nuovi casi che scuotono la coscienza. Come si fa, infatti, a farsi passare sopra, come se niente fosse, la notizia di quel Gaetano De Carlo, di 53 anni, che nello stesso giorno, in preda a un odio che nulla ha di umano, ha sparato in faccia a due sue ex? La prima si chiamava Maria Montanaro, abitava a Riva di Chieri in provincia di Torino e aveva 36 anni. Intorno alle 7,30 del mattino il De Carlo si presenta davanti alla casa della vittima: aspetta che esca e appena la vede preme il grilletto. La povera donna, prima di morire, sussurra il nome dell’assassino che si è già allontanato in tutta fretta. Ha un altro conto da regolare e non può por tempo in mezzo. Intanto gli inquirenti allertano la frontiera con la Francia ritenendo che l’omicida espatri. In realtà non ha alcuna intenzione di abbandonare l’Italia, sta infatti andando verso il cremonese, a Rivolta d’Adda, per la precisione, dove Sonia Balconi, di 42 anni, vive con il marito e due figli. Un’esistenza serena interrotta, di quando in quando, dai volgari e violenti sms che le manda Di Carlo. Lei l’ha denunciato diverse volte ai carabinieri, ma nulla è stato fatto perché lui smettesse di importunarla. La seconda sua vittima, dunque, a tutto pensa, tranne che quello sia il suo ultimo giorno di vita. Sta rientrando dal lavoro, la donna, quando si trova davanti l’assassino che le spara tre colpi, uno al volto. Maria si accascia senza emettere neppure un urlo: è stato tutto incredibilmente veloce. Intervistato, il marito racconta che un giorno sua moglie è stata pure picchiata da De Carlo.
Dov’erano i poliziotti o i carabinieri? Per quale maledetta ragione non l’hanno arrestato all’epoca? Ma non solo, perché non l’hanno avvisata che una belva stava, probabilmente, dirigendosi verso casa sua? Una telefonata l’avrebbe salvata ma il telefono non è squillato. Detto questo, per inciso, mi domando il motivo per cui il marito non abbia affrontato il pazzoide: d’accordo che non ci si deve fare giustizia da soli, ci mancherebbe altro, ma se giustizia non viene fatta...
Infine l’uomo, realizzato il suo folle piano, decide di suicidarsi. Io, che non sono sorretto dalla fede cristiana, non mi soffermo a pensare che anche un essere simile vada perdonato: no, esclamo: «Meno male che s’è tolto di mezzo da solo!».
Ancora due ragazze ammazzate dal loro ex che non si rassegnava d’averle perse: squallidi ometti che considerano la propria donna come un oggetto di proprietà che nessuno, se non loro, ha il diritto di amare e di possedere. La donna come cosa, quindi, e una cosa la si può anche rompere e buttare.
Agnadello, di nuovo nel circondario di Cremona. Riccardo Regazzetti, di 28 anni, chiede alla sua ex fidanzata, la ventenne Debora Palazzi, d’incontrarlo dinanzi all’entrata del cimitero: si sono lasciati soltanto da due mesi, è un favore che le chiede, non glielo può negare. è vero, l’ha riempita di telefonate e messaggini telefonici tanto da toglierle il sonno, ma dopo l’incontro, se ci sarà, le promette che scomparirà dalla sua vita. Le propone, per l’appuntamento, un luogo isolato - il cimitero, appunto -, al che Debora avrebbe dovuto alzare subito le antenne, ma è giovane e non pensa che possa accadere proprio a lei ciò che ha letto sui giornali, cioè di uomini abbandonati che si trasformano in assassini. Tra l’altro Riccardo frequentava la parrocchie e faceva il chierichetto. Invece Riccardo è lì per ucciderla.
Sono seduti sulla stessa macchina, lui le avrà chiesto, per l’ennesima volta, di tornare insieme e lei, per l’ennesima volta, avrà rifiutato. Il ragazzo estrae allora la pistola, comprata pochi giorni prima, e fa fuoco. Poi rivolge l’arma verso di sé e si spara. Entrambi sono morti sul colpo. Al che prende forma nel mio cervello la solita riflessione: «Meno male che s’è tolto di mezzo da solo».
Un’altra lapide nel grande camposanto delle donne vittime del furore maschile. Il nome: Simona. Il cognome: Melchionda. Età: 25 anni.
Il suo ex fidanzato, che dopo essere stato piantato frequentava un’altra dalla quale aveva avuto un figlio, non tollerava, nonostante tutto, che la bella Simona non fosse più sua. Un revolverata alla testa e il problema è risolto: insomma, dopo di me il diluvio o, per meglio dire, la morte.
Ha usato la pistola d’ordinanza, Luca Sinaghi, l’omicida, che faceva il carabiniere nel paese della vittima. Lui non si è suicidato, ma ha nascosto il cadavere fra i cespugli in riva al Ticino. Messo alle strette, ha confessato.
Non c’è che da augurarsi che il carcere gli risulti pesante tanto quanto risulti lieve la terra per Simona.
E qui uno potrebbe mormorare: basta, non ne posso più. Mi spiace, ma c’è da aggiungere un altro nome di donna alla lista, quello della 43enne veneziana Roberta Vanin accoltellata a morte dal suo ex Andrea Donaglio, di anni 47, che non aveva accettato la separazione. Dopo il crimine ha cercato di togliersi la vita non riuscendoci: nessun salto di gioia per il risultato mancato.
Federico Midgar



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