Decapitata la ‘ndrangheta al Nord
In manette il boss Domenico Oppedisano, oltre a 4 Carabinieri, il Direttore della Asl di Pavia, politici e professionisti
Maxi-operazione tra la Calabria e la Lombardia: più di 300 arresti
«Si sta affermando una ‘ndrangheta di seconda e terza generazione, strutturalmente diversa da quella conosciuta»: con queste parole il procuratore capo della Repubblica di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, ha inteso commentare la maxi-operazione di ieri contro i clan della criminalità organizzata calabrese, che ha coinvolto 3.000 uomini delle forze dell’ordine e ha portato all’arresto di oltre 300 persone tra la Calabria e la Lombardia. «I nuovo gestori dei clan - ha aggiunto Pignatone - sono laureati, possono contare su professionisti, burocrati e politici e quindi hanno la capacità di infiltrarsi in tutte le regioni italiani e anche all’estero».
Invero, le parole del procuratore capo di Reggio trovano conferma nei nomi delle persone finite in manette per associazione di stampo mafioso, traffico di armi e stupefacenti, omicidio, estorsione, usura e altri gravi reati. Oltre a Domenico Oppedisano, 80 anni, esponente dell’omonima famiglia di Rosarno e indicato dagli inquirenti come l’elemento di vertice dei clan della ‘ndrangheta calabrese, sono infatti stati arrestati pure 4 carabinieri, accusati di concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione. Tra loro figura Michele Belingieri, l’appuntato dell’Arma che aveva raccolto, come mostrato da un filmato, bossoli e cartucce sulla scena del delitto di Rho, dove, il 25 gennaio scorso, perse la vita un albanese di 37 anni in seguito a una rissa nel ristorante “Il Brigante”. A loro di aggiunge il nome di Carlo Antonio Chiriaco, classe 1959, nato a Reggio Calabria, Direttore sanitario dell’Asl di Pavia, immediatamente sospeso dal suo incarico. E che dire dell’assessore comunale di Pavia, Pietro Trivi, accusato di corruzione elettorale, e dell’ex assessore provinciale di Milano, Antonio Oliviero, coinvolti in una compravendita di voti? Ovviamente non manca all’appello la classe imprenditoriale, rappresentata da Francesco Bertucca, 57 anni, attivo nel settore dell’edilizia, e da Rocco Coluccio, che, tra l’altro, è anche biologo.
Fulcro dell’organizzazione insediatasi al Nord era il boss Pino Neri, la cui “elezione” venne salutata con un vero e proprio brindisi nel corso di una cena a Paderno Dugnano, Comune alle porte di Milano, tenutasi al termine di una riunione alla quale avrebbero partecipato diversi esponenti della ‘ndrangheta.
Stando a quanto emerge dalle indagini effettuate dagli inquirenti, la centralità della struttura costituita nella Regione settentrionale sarebbe testimoniata anche dal nome dato all’organizzazione, “La Lombardia”. Una centralità che trova riscontro nel numero degli arresti effettuati dalle forze dell’ordine proprio in Lombardia: circa la metà dei 300 eseguiti nell’operazione. Secondo le indagini, il boss avrebbe dato vita a un’organizzazione diversa dalla classica struttura ‘ndranghetistica: una specie di organo di coordinamento verticistico.
Dopo, la diffusione della notizia, il mondo della politica ha salutato con favore (e ci mancherebbe) l’esito della maxi-operazione scaturita dalla collaborazione tra la Dia di Reggio Calabria e da quella di Milano: quando il Presidente del Senato, Renato Schifani, ha annunciato l’arresto del boss Oppedisano, l’Aula di Palazzo Madama ha reagito con un lungo applauso. E a esultare, in modo particolare, sono stati il Ministro dell’Interno, Roberto Maroni, e il Guardasigilli, Angelino Alfano, che hanno definito l’operazione di ieri come «la più importante degli ultimi anni contro la ‘ndrangheta». Al riguardo, il titolare del Dicastaro della Giustizia non ha perso l’occasione di elogiare l’operato del Governo: «Fino a gennaio, la parola ‘ndrangheta non esisteva nelle leggi d’Italia - ha infatti premesso Alfano -. è stata premiata l’intuizione di dare alla ‘ndrangheta il rango di organizzazione criminale complessa, governata da una vera e propria cupola, con una struttura di comando centralizzata e piramidale. è stata questa - ha proseguito il Guardasigilli - la ragione per cui, nel Consiglio dei Ministri di Reggio Calabria, abbiamo voluto inserire la parola ‘ndrangheta nella legislazione e abbiamo voluto farlo per decreto. Siamo lieti che, ancora una volta, una nostra legge riceva pronta e utile applicazione contro la criminalità organizzata e a beneficio dei nostri concittadini», ha concluso il Ministro della Giustizia.
Ora c’è solo da sperare che si prosegua su questa strada e che taluni inopportuni provvedimenti al vaglio dell’Esecutivo, a cominciare dal discusso e discutibile ddl intercettazioni, vengano accantonati.
Vincenzo Canà
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