«Le sedi distaccate non servono»
Il Presidente del Tribunale di Torino, Luciano Panzani, spiega cosa occorre alla Giustizia: seri interventi strutturali
La soppressione delle piccole sezioni porterebbe un grande risparmio
«Emergenza amministrativa», la chiama così il Neopresidente del tribunale di Torino, Luciano Panzani, riferendosi alla grave mancanza di personale amministrativo all’interno della struttura piemontese, un problema comune ai Tribunali di tutto il Paese. «Siamo di fronte al blocco delle assunzioni da dieci anni, al mancato espletamento dei concorsi interni, al blocco del turnover con conseguente mancato rimpiazzo del personale che va in pensione o viene trasferito», dichiara Panzani in una recente nota.
Anche il tribunale di Massa è in allarme. Se le disposizioni contenute nella manovra di Governo venissero confermate, il tribunale potrebbe “perdere” 5 giudici su 15 entro novembre, spingendo i magistrati più anziani a scegliere la via del pensionamento anticipato. Il Presidente della locale sezione dell’Associazione nazionale magistrati, Paolo Puzone, ha evidenziato alcune delle motivazioni che hanno spinto l’Anm a proclamare nei giorni scorsi lo sciopero delle toghe contro le misure al pubblico impiego. Parallelamente c’era già stata una forma di “sciopero bianco”, una forma di protesta attuata dai magistrati che, semplicemente attenendosi alle norme di legge, hanno ottenuto effetti disastrosi. Le udienze del penale degli ultimi giorni sono state quasi tutte rinviate per mancanza dell’ufficiale giudiziario, la cui presenza in aula è prevista dalla legge.
Per l’Anm, le misure approvate dal Governo sono «ingiustamente punitive» nei confronti della magistratura e tutto il settore pubblico. Si tratta, secondo l’organo nazionale, di una manovra che paralizza l’intero sistema, «screditando e mortificando il personale amministrativo» e che svilisce «la dignità della funzione giudiziaria» e «mina l’indipendenza della magistratura». Inoltre, queste misure inciderebbero unicamente sul pubblico impiego «senza colpire gli evasori fiscali, i patrimoni illeciti» e le «ricchezze del settore privato».
«Continuano a mancare interventi strutturali che davvero consentano risparmi e maggior efficienza», commenta il Presidente della sezione Anm di Massa.
Nel 2001, al tribunale di Massa venivano riconosciuti 80 milioni di lire per le spese di ufficio, mentre per il 2010 il Ministero ha concesso solo 4 mila euro. Il che si traduce in difficoltà pratiche che vanno dalla carenza di pc, a quella delle macchine fotocopiatrici, impedendo e ostacolando così il normale svolgimento delle attività. A Massa ci si preoccupa anche del personale amministrativo: gli stipendi di questa categoria non vedono, infatti, aumenti da anni e l’ultimo concorso è stato indetto nel 2001. Ovviamente, chi in questi nove anni è andato in pensione non è stato sostituito.
Anche a Torino è allarme tagli. Mancano impiegati, magistrati, materiale di cancelleria.
Non si fanno assunzioni da anni. Ci sono difficoltà nel tenere le udienze penali per mancanza di cancellieri, difficoltà nell’eseguire i lavori perché i giudici sono privi di un segretario.
E da Palermo, il Presidente dell’Anm, Luca Palamara, attacca: «Non arretreremo sull’iniquità della manovra e sugli aspetti di irragionevolezza, compresi quelli relativi alle retribuzioni». Nella manovra ritenuta dalle toghe “punitiva” verso l’ordine giudiziario, i tagli alle retribuzioni, si affiancano infatti a quelli alle risorse.
Le misure approvate dal Governo prevedono la sospensione degli aumenti degli stipendi dei magistrati per tre anni. Questi stipendi sono di norma sottoposti a adeguamenti biennali automatici, a progressioni in carriera che vengono concesse ogni 4 anni. In questo modo, i magistrati che hanno ottenuto la progressione in carriera nel 2010 non subiranno alcun effetto, mentre gli altri si vedranno negato l’aumento di stipendio che dovrebbe avvenire ogni 4 anni. Ciò, secondo il tribunale di Torino, creerebbe diseguaglianze ingiuste all’interno della categoria. La preoccupazione è anche e soprattutto volta ai giovani.
Un togato di prima nomina, con uno stipendio lordo di circa 40 mila euro annui, subirà tagli per circa 10 mila euro, il 25% della retribuzione. Ciò significherà, secondo l’Anm, «allontanare tanti giovani preparati e meritevoli dalla magistratura, con un peggioramento del servizio giustizia in danno dei cittadini».
Per l’Anm la manovra colpisce in maniera indiscriminata e casuale, senza realizzare quegli interventi strutturali che consentirebbero di ridurre le spese nel settore giustizia e di recuperare risorse per lo Stato e senza incidere sugli sprechi e sui privilegi che aggravano il bilancio pubblico.
è per questo che l’Associazione chiede al Governo «interventi strutturali che consentirebbero di ridurre le spese nel settore giustizia e di recuperare risorse per lo Stato, secondo le proposte più volte avanzate»: la soppressione dei piccoli Tribunali e delle sezioni distaccate di Tribunali che consentirebbe di risparmiare, a regime, decine di milioni di euro; il recupero delle pene pecuniarie e delle spese di giustizia; la sospensione dei processi con imputati irreperibili (che costano decine di milioni di euro solo per il pagamento delle spese di patrocinio).
Le sezioni distaccate sono, per esempio, un grave problema del tribunale piemontese. Per il Presidente Panzani, i comuni compresi nell’ambito del territorio di competenza delle sezioni distaccate di Moncalieri, Ciriè, Chivasso e Susa comprendono circa 600 mila abitanti, a fronte del 1.200.000 di competenza delle sezioni centrali. I magistrati incaricati di trattare le cause presso le sezioni distaccate sono solo 9, contro i 162 che rappresentano l’organico complessivo del tribunale. Una sproporzione pazzesca, che mette in luce la necessità di accorpare le sezioni distaccate. Eppure, vi sono troppi interessi locali e giochi di clientele elettorali che tendono a mantenere tali sezioni nei piccoli centri, con bacini di utenza spesso di poche decine di migliaia di cittadini.
Con i magistrati si sono schierati anche due consiglieri del Csm, della corrente più moderata, Magistratura Indipendente, Cosimo Ferri e Antonino Patrono: i sacrifici chiesti ai magistrati, dicono, «non sono ragionevoli». Tuttavia «il Governo chiede ai magistrati un sacrificio così come lo chiede alle altre componenti del Paese», ha replicato il Guardasigilli, Angelino Alfano. Ha però ammesso che per i giovani magistrati il problema esiste. E ha assicurato il suo impegno per risolverlo. In questi giorni, si sa, la notizia che gli stipendi dei togati non saranno toccati. Notizia, va specificato. Solo in Aula a Montecitorio e a Palazzo Madama si vedrà come andrà davvero con la fiducia.
Mia Zalica
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