Cosche alla conquista del Nord
15 arresti nell’hinterland milanese per un giro di usura gestito dal clan calabrese Valle: plauso di Maroni e Alfano
Sequestrati alla ‘ndrangheta beni immobiliari del valore di 8 milioni
Metodi e meccanismi rodati da sempre al Sud, e da tempo ormai trapiantati anche al Nord. Il Procuratore aggiunto della Dda di Milano, Ilda Boccassini, parla esplicitamente di «uso della violenza e controllo del territorio», perpetrati nell’hinterland del capoluogo lombardo da clan calabresi, capitanati dalla famiglia Valle, in un pesante giro di «usura, estorsioni e pestaggi».
Metodi e meccanismi criminali che lo Stato è riuscito a bloccare, nonostante la impenetrabile reticenza degli imprenditori lombardi. Paralizzati dal terrore, le vittime usurate hanno coperto con il silenzio le vessazioni cui erano costrette. Rendendosi, così, complici e conniventi di un sistema malavitoso.
Con le accuse che vanno dall’associazione a delinquere di stampo mafioso all’usura e all’intestazione fittizia di bene, l’asse Calabria-Milano viene spezzato con 15 arresti e 130 unità immobiliari del valore di circa 8 milioni sequestrate. Un risultato centrato dalle forze dell’ordine nella lotta alla malavita organizzata, dopo due anni di indagini e l’impiego di 16 questure coordinate dalla Procura di Milano.
Proprio nel giorno in cui le toghe scioperano contro la manovra finanziaria, aprendo un fronte di scontro, nuovo e insospettato finora, quello con il Vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, critico nei confronti della protesta, perché «l’autonomia - stigmatizza il rappresentante del Consiglio superiore della Magistratura - non dipende dagli stipendi», il Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, pur riferendosi «a carabinieri e poliziotti», finisce anche per congratularsi con uno dei procuratori più invisi al Premier: Ilda Boccassini. Ed è un fatto importante riconoscere meriti a chi opera sempre per il bene dello Stato. «Esprimo il mio plauso ai magistrati e alle forze dell’ordine». Per il Guardasigilli qualcosa sta avvenendo: «Le organizzazioni mafiose sappiano che la squadra Stato è determinata a portare a termine l’opera di sradicamento delle loro attività illecite che tentano di minare la nostra società e la sana competitività del nostro Paese». Perché tra gli aspetti inquientanti di questo giro di usura, c’è la longa manus della mafia già protratta sull’Expo di Milano.
«è una giornata importante - commenta non a caso Roberto Maroni -, perché si è effettuata una straordinaria operazione anti-‘Ndrangheta, la prima mirata contro le infiltrazioni nell’ambito dell’Expo». Il Ministro dell’Interno fa notare che «il metodo dei clan è di utilizzare l’usura per poi prendere a poco società e negozi, infiltrandosi così nel tessuto sano dell’economia». Sano di sicuro, ma anche troppo arrendevole. Al Nord più che al Sud, stavolta.
E allora importante, fondamentale, dovuto il richiamo di Ilda Boccassini. «Imprenditori e artigiani hanno una sola strada: denunciare il loro stato di soggezione». Il Procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia milanese non concede alternative, se si vuole mantenere pulito il tessuto economico e produttivo del Paese. L’aut aut della Boccassini è molto semplice: «O con lo Stato o contro lo Stato». Del resto, cosa altro si dovrebbe fare, quando si finisce inghiottiti da un sistema che ha dell’animalesco addirittura? A Milano e dintorni funzionava così: in una base bunker, protetta da telecamere e rottweiler, decine di artigiani e imprenditori venivano minacciati e percossi. La famiglia Valle, a capo dell’organizzazione, traeva profitti di circa il 20% sui prestiti concessi a chi era in difficoltà. E nonostante percosse ed estorsioni, i vessati hanno taciuto.
«Nel Sud c’è una speranza - ammette la Boccassini -. Al Nord non c’è da parte delle vittime la disponibilità a denunciare». Per questo, in caso «di connivenza o compiacenza, la linea della Procura sarà durissima». Perché, al di là della retorica, è davvero compito di tutti combattere per il bene dello Stato.
S. V.
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