E l’Afghanistan torna in campo

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Partita di calcio in Afghanistan

Il marchio danese Hummel sponsorizzerà la Nazionale per rilanciare il calcio in un Paese che vuole rialzarsi

Sotto il regime talebano il pallone era vietato e si rischiava la pena di morte

C’ha pensato un marchio sportivo danese a lanciare una delle sfide più singolari dell’attuale panorama sportivo, ovvero quella di provare ad alzare il livello del calcio in Afghanistan, un Paese nel quale, ancora oggi, i giocatori combattono contro il ricordo di un tempo, quando questo sport, poteva portare perfino alla pensa di morte.
L’iniziativa è targata Hummel, marchio sportivo della nazione di Copenhaghen, che ha deciso di sponsorizzare tutto il calcio del Paese afgano. Proprio grazie a questo, una nazionale come quella dell’Afghanistan, che non ha mondiali a cui aspirare, sta pian piano comunque riscrivendo la storia del proprio calcio. La squadra afgana ha dovuto rinunciare alla kermesse mondiale che sta andando in scena in Sudafrica, dal momento che ha fallito la qualificazione ma, a quanto dicono le cronache, la loro passione per il calcio sarebbe più grande anche di questa cocente e pesante delusione, ed esulerebbe dal contesto sportivo, per rientrare in quello socio-politico.
Durante il regime Talebano, dal 1996 al 2001, il calcio e ogni altro sport erano considerati illegali e per questo assolutamente proibiti. Oggi il calcio è ancora marchiato dagli eventi del passato, non si può certo dire che sia uno sport popolare nel Paese, e proprio per questo è stato così difficile per la nazionale trovare uno sponsor. Per questo motivo, e per il contesto storico e culturale in cui questo sport sta cercando di farsi strada tra gli ostacoli e i pregiudizi, il nuovo accordo di sponsorizzazione da parte di Hummel ha assunto un enorme valore per la squadra afgana. «Siamo orgogliosi della nuova sponsorizzazione. Il futuro del calcio afgano è nelle mani di volenterosi sponsor e sostenitori - ha commentato Taher Mohammad Humayun, rappresentante della Commissione Olimpica Afgana -. Riteniamo che lo sport giochi uno ruolo importante nel far vedere al mondo che l’Afghanistan è altro, oltre alla guerra e alla devastazione. Un’affiliazione con un brand europeo come Hummel è un importante passo verso questa strada”.
Hummel è ovviamente consapevole del fatto che la nuova sponsorizzazione non porterà certo il marchio alla ribalta ma per Christian Stadil, proprietario del brand danese, questo sembra avere meno importanza di tutta una serie di altre ragioni sociali e umanitarie. E questo, nel mondo dello sport di oggi, fa già notizia di per sé. «Durante il regime Talebano lo stadio di Kabul era divenuto il luogo delle esecuzioni capitali. Oggi la gente è finalmente libera di praticare sport laddove moltissime persone sono state uccise - ha commentato lo stesso ideatore e promotore dell’iniziativa, Stadil. È ovvio per noi che questo sviluppo deve essere sostenuto e riteniamo che lo sport sia la celebrazione della vita, e crediamo profondamente che il calcio possa fare la differenza anche in Afghanistan, come è accaduto altrove».
La storia sportiva della nazionale afgana non è certo costernata di stelle e trofei e arranca al 193esimo posto della classifica mondiale, risultato comunque migliore rispetto al 205esimo e ultimo posto della classifica di qualche anno fa. Basta pensare che fino a nove anni fa, infilarsi tacchetti e parastinchi era cosa duramente punibile per capire che la storia di questo sport in questa fetta di Asia centrale, non possa essere uguale a quella di tante altre. Il “Palmares” della nazionale Afghana non cita nessuna particolare vittoria, se non un esordio internazionale incolore contro l’Iran dell’agosto 1941, la migliore vittoria, quella contro il Kirghizistan del marzo 2003 e la peggiore sconfitta, il 19 novembre del 2003 contro il Turkmenistan con un sonoro 11 a 0.
Per diventare membro della FIFA, l’Afghanistan ha dovuto attendere il 1936, ed oggi prova a voltare pagina per scrivere qualcosa di nuovo ed importante nel proprio almanacco calcistico. Forse solo in pochi sanno che il campionato di calcio afghano è la principale competizione organizzata dall’AFF, la Federazione calcistica dell’Afghanistan, ma che si disputa solo da qualche anno. Da quattro anni, a questo torneo, partecipano solo 12 squadre che giocano a rotazione su un unico terreno di gioco, il Ghazi Stadium di Kabul. Niente a chè fare, insomma, con il nostro calcio, quello europeo o con le magie delle nazionali carioca o argentine. I loro più grandi campioni non si chiamano Milito, Ibrahimovic, Totti, Rooney o Drogba, ma Shamsuddin Amiri e Mohammad Saber Rohparwar, nomi mai sentiti e che forse poco conoscono anche gli stessi abitanti della nazione. Tutt’altra storia rispetto al calcio stellare delle nostre parti, che fa impennare il marketing e riempire stadi e centri sportivi, ma è comunque calcio e sport, spesso i veicoli più sani di messaggi che vanno ben oltre l’attività agonistica. L’afghanistan pallonara, insomma, sta provando ad inserirsi pian piano nel panorama mondiale del calcio. Se mai dovesse farcela, e ovviamente è facile supporre che non si tratti di un processo né semplice né tantomeno di breve corso, uno dei primi ringraziamenti dovrà andare proprio a personaggi come Christian Stabil e al sostegno economico dell’azienda danese per l’iniziativa di questi giorni.
Francesca Galafassi



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