Russia sotto un’onda terrorista

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Mosca, attentati

Dopo i due attentati nella metropolitana di Mosca, i kamikaze colpiscono il Dagestan, regione a nord del Caucaso

Nuovo attacco: 12 vittime, fra cui 9 agenti e il capo della Polizia

Non si arresta l’ondata di attentati terroristici in Russia. Dopo la strage di lunedì alla metropolitana di Mosca, i kamikaze tornano a colpire in Dagestan, regione del nord del Caucaso. Il bilancio è di dodici vittime, fra cui nove agenti, incluso il capo della polizia locale. La dinamica del doppio attentato suicida diretto contro la polizia, ha ancora una volta dimostrato l’alto livello di addestramento e convinzione dei membri del commando.
Il primo kamikaze ha attirato in una trappola mortale un nutrito gruppo di poliziotti, facendo esplodere la sua automobile al termine di un inseguimento. Venti minuti dopo, quando intorno alla macchina guidata dal primo attentatore si era riunito un folto gruppo di agenti e personale delle forze di sicurezza, è entrato in azione l’altro kamikaze, travestito da poliziotto. Tutto ciò è avvenuto nei pressi di un posto di blocco nella città di Kizklyar. Secondo la prima ricostruzione offerta da Nizami Radzhabov, l’ufficiale che conduce le indagini, la prima carica esplosiva contenuta nell’autobomba equivale ad oltre 200 kg di Tnt. «L’esplosivo era stato stipato in una Niva, guidata dall’attentatore suicida» ha detto Radzhabov. La Russia «non permetterà ai terroristi di seminare il panico» nel Paese, ha dichiarato il Presidente russo Dmitri Medvedev, dopo il nuovo duplice attentato che rilancia pesantemente l’allarme terrorismo dopo i due attacchi di lunedì scorso nella metropolitana moscovita, costati la vita a 39 persone. Gli attentati non sono stati rivendicati, ma vengono attribuiti a militanti islamici del Caucaso. Le autorità di Mosca non escludono una possibile relazione tra gli attentati di ieri e gli attacchi alle stazioni del metrò della capitale russa. Propende per questa ipotesi il Primo ministro russo Vladimir Putin. «Non escludo che possa trattarsi della stessa banda» ha detto il Premier russo durante la riunione straordinario del suo esecutivo. «Non importa in quale parte del Paese siano stati commessi questi crimini, né chi sono le vittime degli attentati, noi li riteniamo crimini contro la Russia» ha dichiarato Putin, sottolineando come non abbia alcuna importanza il fatto che le vittime delle bombe siano ortodossi cristiani, musulmani o persone di altre confessioni. Il Capo del Governo ha anche promesso di «stanare dalle fogne» i terroristi che hanno pianificato e realizzato gli attacchi alla metropolitana moscovita, che hanno provocato la morte di 39 persone e il ferimento di altre 60. Putin ha esortato ieri le forze dell’ordine a catturare i responsabili dei due attentati, affermando che si tratta di una «questione d’onore». «Sappiamo che si stanno tenendo nascosti, ma è una questione d’onore per le forze di sicurezza raschiarli dalle fogne e portarli alla luce del giorno», ha detto Putin in un incontro con alti funzionari, parlando dei terroristi. Putin ha ordinato al responsabile regionale del Ministero degli Interni di rinforzare le forze di polizia nel Caucaso del Nord. «Le unità di polizia nelle repubbliche del Caucaso del Nord, compreso il Dagestan, devono essere rafforzate» ha dichiarato il Premier.
Il Presidente della Repubblica caucasica Magomedsalam Magomedov che gli attentati di Kizlyar e le due donne suicide di Mosca hanno sicuramente dei collegamenti. «Ai terroristi è stata data una possibilità per un ritorno alla vita pacifica, ma loro non l’hanno accettata», ha detto il Presidente dagestano.«Ora, non ci resta che acciuffarli ed eliminarli», ha dichiarato Magomedov. Il Dagestan islamico è stata da sempre una delle regioni del Caucaso più colpite dalla violenza dei ribelli, insieme a Cecenia e Inguscezia.
E mentre il Cremlino promette la linea dura nei confronti dei terroristi, il quotidiano Kommersant, citando fonti investigative, ha rivelato che i militanti islamici hanno reclutato di recente almeno 30 potenziali attentatori disposti al martirio.
Il mese scorso, il capo della ribellione cecena, Doku Umarov, aveva promesso la «guerra santa», annunciando attacchi in tutto il Paese.
Massimo Ciullo



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