Nel discount delle “fedi”
La vicenda di Roma evidenzia la ricerca di spiritualità: spesso dietro l’attrazione esercitata dai gruppi new age c’è il grande vuoto lasciato dalla Chiesa
Arrestato nella Capitale il finto guru di una setta: stuprava le adepte e le loro figlie minorenni
Quando si parla di Maya solitamente possono venire in mente tre cose: la piccola ape dei cartoni animati, la civiltà precolombiana mesoamericana oggi più che altro nota per le sue profezie relative alla fine del mondo e l’illusione come principio universale della filosofia induista del Vedanta.
Quello che non verrebbe mai in mente è una comunità nata negli anni 80 per il recupero dei tossico-dipendenti, divenuta nel tempo una setta new age guidata da uno stupratore di bambine.
Invece è proprio di questo che vogliamo parlare. Il 16 marzo è stato arrestato a Roma dalla Polizia Municipale, dopo un anno e mezzo di indagini, Danilo Speranza, 62 anni, guru di una setta denominata Re Maya che contava circa un migliaio di adepti. La setta era mascherata da associazione benefica. Promuoveva progetti rivolti al sostegno delle persone in difficoltà, dai tossici ai disabili, dai carcerati ai minori molestati. L’associazione aveva molte strutture nelle quali si tenevano lezioni di filosofia orientale (ad esempio yoga) e si compivano studi su discipline new age.
Agli occhi dei suoi seguaci Speranza era un mago, un guru dai poteri sovrannaturali, addirittura un inventore (si vantava di aver progettato un macchinario in grado di convertire i rifiuti in cibo).
Usava un linguaggio mirato a suggestionare e a dominare le menti dei suoi sottoposti inducendoli a sovvenzionare i suoi studi e le attività della comunità al punto tale che alcuni di essi avevano anche acceso dei mutui. Convinceva le madri di ragazze tossicomani ad affidargliele per curarle, teneva in casa feticci voodoo, denti e altri oggetti probabilmente necessari ai suoi riti occulti.
Il gruppo di Speranza potrebbe rientrare a pieno diritto tra le “psicosette” intrise di cultura orientale, secondo le definizioni date nel “Rapporto sulle Sette religiose e nuovi movimenti magici in Italia” stilato dal Ministero dell’Interno, Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione nel 1998.
Il guru prometteva ai suoi adepti una protezione magica, ponendoli sotto quello che veniva definito “tetto karmico”, una specie di difesa dalla sfortuna. Termini presi in prestito dalle più antiche tradizioni erano all’ordine del giorno. Il “karma” (una sorta di destino formato dalla somma delle azioni compiute in questa e in altre vite e dalle loro conseguenze) era il principio che giustificava ogni genere di nefandezze. L’abuso sessuale perpetrato dallo Speranza in danno a bambine di 10-12 anni assume così pure connotati grotteschi dato che veniva spiegato come atto necessario a riequilibrare il karma negativo delle piccole vittime, che erano tenute all’obbedienza, pena l’espulsione dalla comunità, come a dire da tutto il mondo che conoscevano poiché molte di loro erano nate e sempre vissute al suo interno.
Un truffatore, un violentatore, forse uno schiavista, Speranza (che si definiva il “settimo saggio”) intratteneva rapporti con fondamentalisti islamici e, volendo dar credito al sito Internet (ora chiuso) della sua associazione, era anche Presidente dell’Ami (Associazione musulmani d’Italia). Se una simile notizia riempie di sconcerto, bisogna chiedersi come sia possibile che nel 2010 possa accadere tutto ciò.
Innanzitutto vocaboli come “karma” e “maya” dovevano, agli occhi dei seguaci della setta, legittimare l’operato del loro guru. Termini pieni di significati profondi non potevano che essere usati a fin di bene. Non è un caso poi, a nostro parere, che Speranza si definisse “settimo saggio”. I sette saggi sono figure mitiche antidiluviane già presenti nella cultura sumera e accadica, nel Bhagavad-Gita (il testo induista più famoso nel mondo) e nella cultura dell’antica Grecia. Erano esempi da seguire, espressione di tutto ciò che è elevato e nobile nell’animo umano.
Speranza era un manipolatore, un egocentrico e un pazzo pericoloso. Ne parliamo al passato come se fosse morto, forse perché altra sorte non dovrebbe toccargli, lui che si sentiva l’ultimo dei grandi sapienti. Il fenomeno new age, tante volte innocuo pur se capace di sviare dalla vera spiritualità, in certi casi produce movimenti che, citando Guénon, sono di vera «sovversione e di contro-tradizione». Sono un segno del nostro tempo. Dopo la fase storica del materialismo, che ha impedito all’uomo la via del sovrasensibile e del trascendente, le persone hanno bisogno di compensare il loro bisogno di spiritualità e si rifugiano in gruppi di medium, spiritisti, teosofisti, guaritori e mistici esaltati. Come asseriva Evola in Cavalcare la Tigre questa nuova spiritualità «è qualcosa di promiscuo e di sub-intellettuale, più pericolosa del materialismo stesso» che, al più, negava la Tradizione. Spengler ne Il Tramonto dell’Occidente la chiamava «seconda religiosità» e scriveva che essa sorgeva ai margini delle grandi religioni, ormai private di ogni dimensione superiore, secolarizzate e appiattite, ma altro non era che fenomeno di evasione e alienamento. Le antiche scienze sacre della Tradizione erano prerogativa di un’umanità superiore, di caste regali e sacerdotali, non certo di santoni approfittatori! Guénon in Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi parla di contro-tradizione in quanto col pretesto di combattere il materialismo il neospiritualismo, non possedendo adeguate conoscenze, induce alle peggiori illusioni (sia forse questo il significato occulto del nome dato alla setta? Speranza sapeva di beffare il prossimo!) e diviene così la maschera, la parodia e l’antitesi del vero spiritualismo e della Tradizione. Ogni corrente neospiritualista predica amore e fraternità ma nella maggior parte dei casi è in costante lotta contro tutto e contro tutti, seguendo i dettami dell’odio più verace. La contraddizione e il caos sono i veri cardini di questi movimenti che, al contrario di ciò che promettono, non sono altro che «controparte solidale del materialismo occidentale» (Evola); sono un segno evidente di una società disanimata in cui non si sa più distinguere, come ancora rilevava Guénon, la differenza tra psichico (campo fertile per le illusioni) e spirituale e in cui «coloro che centrano la loro coscienza su certi prolungamenti inferiori dell’individualità umana, scambiandoli a torto per stati superiori» sono poi incapaci di liberarsi e in tal modo sono irrimediabilmente deviati.
In breve, chi ambisce al cielo stia attento a non ritrovarsi all’inferno. Perché di Speranza, che già nel nome recava l’inganno, purtroppo il mondo è pieno.
Mauro Scacchi
Nel recente arresto per plurimi reati di un capo carismatico di una setta romana non c’è niente di serio, se non la gravità delle ipotesi di reato e il grigio futuro delle vittime. Pertanto ci si potrebbe astenere da qualsiasi intervento verbale. Tuttavia alcune considerazioni di ordine generale su di un tema così attuale come quello delle sètte, che implica necessariamente discorsi di ordine spirituale o religioso, vanno pur fatte; e questo al solo fine di chiarire alcuni aspetti tangenti la faccenda.
Innanzitutto dobbiamo chiederci il motivo per cui migliaia di individui, qui in Occidente, sono attratti dalla cosiddette sètte. Crediamo sia facile ravvisare dietro questa attrazione gravitazionale il vuoto lasciato dalle religioni tradizionali cristiane. Di solito, chi cerca un gruppo settario è rimasto deluso dalla propria religione di origine. Magari ha delle domande serie dentro di sé, le quali non vengono soddisfatte dall’insegnamento che, sin da bambino, si è trovato a respirare, anche involontariamente. In questo caso un particolare gruppo, soprattutto se millanta origini “speciali ed esogene”, può esercitare un ascendente molto forte.
L’Occidente, ormai dalla fine del Medio Evo, ha poco o nulla da offrire ad un ricercatore, mentre l’Oriente possiede ancora un elevato fascino, e nella generale percezione può dare qualcosa in più: non a caso la maggior parte di certi gruppi si richiama a generiche filosofie orientali. Per spiegare questo fenomeno di attrazione, molti superficiali estraggono dal polveroso cilindro la scusa del “fascino esotico”: questo spiega niente, e piuttosto getta fumo negli occhi a chi vuol capire. Se pur esiste un fascino esotico, si deve motivare. Chi si rivolge all’Oriente ha forse presentito che là può trovare ciò che da quest’altra parte è del tutto assente. Per capire le differenze fondamentali tra Oriente e Occidente sarà sufficiente leggere La metafisica orientale e appunto Oriente e Occidente, entrambi di René Guénon. Ora invece dobbiamo tentare di chiarire il motivo principale per cui così tante persone equilibrate cadono in molte trappole, le quali, oltre ad essere pericolose sul piano fisico, altrettanto lo sono su quello spirituale e psichico. C’è una diffusa e conclamata ignoranza mista a pigrizia, che impedisce ai più di compiere una ricognizione sufficiente e precisa prima di “scegliere” (ma si può parlare in effetti di scelta e non piuttosto di condizionamento pregresso dovuto appunto a questa ignoranza?) a chi affidarsi. Non vogliono informarsi, e si gettano così nelle braccia del primo venuto. Non sanno ad esempio se davanti hanno un guru oppure un ciarlatano o un criminale. E ciò avviene poiché non possiedono gli strumenti adatti di comprensione: non li hanno mai cercati, né glieli hanno mai forniti.Saper discriminare tra ciò che è un guru ciò che non lo è, risulta fondamentale (posto che, avanti a tutto, ci si tolga dalla testa la versione giornalistica di tale termine, che invece ha un significato preciso e fondamentale nelle tradizioni iniziatiche). Oggi le fonti di informazione sono molteplici e i corretti dati sono accessibili a chiunque, anche se questa molteplicità può avere l’effetto contrario e gettare in confusione, lasciando emergere solo chi ha intenzioni maldestre o delinquenziali. Tuttavia a chi voglia davvero trovare, le porte sono aperte. C’è poi da aggiungere un dato essenziale: la delusione di cui sono portatrici le religioni occidentali tradizionali è dovuta alla loro degenerazione plurisecolare. Se si fossero mantenute in un determinato solco autenticamente tradizionale, ossia normale, oggi la situazione sarebbe molto diversa: l’ignoranza non sarebbe così diffusa e di conseguenza fenomeni come quello romano non si darebbero.
Un’altra conseguenza di questo doppio legame degenerazione-ignoranza è che oggi colui il quale voglia intraprendere un percorso iniziatico, o almeno spirituale, non sa dove sbattere la testa. O meglio: nella ricerca, sia presso sètte sia presso le chiese, rischia di fracassarsela senza rimedio.
Sirio Sebastiani
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