Colpe d’una Chiesa che tace
Sacerdoti pedofili in Germania: il Paese non si accontenta delle scuse ufficiali dei Vescovi tedeschi
Con la notizia divenuta di pubblico appannaggio, il vescovo di Regensburg, Gerhard Ludwig Mueller, non ha potuto fare a meno di uscire da un silenzio favorito dalle alte sfere vaticane ed esprimere ferma volontà di chiarire quanto accaduto nell’ambito del coro di giovani della sua diocesi al tempo in cui era diretto dal fratello del Papa, Georg Ratzinger.
Il vescovo si è però riferito a fatti avvenuti nel corso degli anni Cinquanta, per i quali il Direttore del convitto, oggi non più in vita, sarebbe stato condannato, mentre il suo portavoce, Clemens Neck, ha riferito a France Press di altri abusi commessi in una fase successiva, ossia nella decade del Sessanta e nei primi anni Settanta, allorché alla guida del coro si trovava Georg Ratzinger che svolse tale incarico dal 1964 al 1973.
Questi, intervistato in proposito dalla radio bavarese, “Bayerische Rundfunk”, ha dichiarato di non essere assolutamente a conoscenza di abusi sessuali verificatisi nell’ambito del coro nella lunga fase della sua direzione. Dichiarazione poco convincente e che potrebbe rivelarsi un vano tentativo di eludere il problema di mano in mano che le vittime avranno il coraggio di parlare, abbattendo un muoro di omertà rivelatosi estremamente fragile.
Sono venuti infatti alla luce nuovi abusi compiuti presso l’abbazia benedettina di Ettal, ancora in Baviera, che hanno determinato la destituzione di due monaci, oltre che nella scuola di Cappuccini di Burghausen e in scuole gesuite sparse nell’intera Germania. Dati che hanno provocato stupore e sdegno nell’intero Paese che non può ora accontentarsi delle scuse ufficiali dei Vescovi tedeschi che hanno offerto la loro collaborazione alla giustizia e che allo scopo hanno costituito un apposito ufficio, diretto da monsignor Stephan Ackermann, Vescovo di Trier.
Prudente la tattica del Vaticano che, mentre da una parte ha precisato di non essere mai venuto a conoscenza dei casi, se non quando questi sono divenuti pubblici, dinanzi all’evidenza ha preferito responsabilizzare le singole diocesi della Repubblica Federale, onde non rischiare una sua diretta compromissione. Atteggiamento in armonia con una tattica non inusuale, visto che, come ha dichiarato il Ministro tedesco della Giustizia, Sabine Leutheusser Schnarrenberger, il Vaticano, attraverso una direttiva del 2001, emanata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, allora diretta da Ratzinger, chiedeva che le notizie di scandali locali non venissero diffuse. Prodotto, questo, di una realpolitik per la quale al primo posto viene la salvaguardia di un’istituzione che basa la sua forza su valori morali e che, piuttosto che rischiare l’allontanamento dei suoi fedeli, preferisce nascondere sotto il tappeto le sue impurità.
Atteggiamento ipocrita, potremmo dire, ma non meno ipocrita appare quel mondo laico che, pur essendo a conoscenza di quanto avveniva, ha a sua volta preferito tacere, soprattutto se le autorità politiche, in particolare nella cattolicissima Baviera, avevano molti debiti nei confronti della struttura ecclesiastica.
Luciano Arcella
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