Una via di uscita? C’è
Il 60 per cento si libera dalla dipendenza affidandosi ai centri specializzati
L’ alcolismo manifesta i suoi effetti devastanti sia nel fisico che nella psiche. Però dall’alcolismo si può uscire, l’importante è chiedere aiuto perché da soli è molto improbabile che ci si riesca. L’alcolista, infatti, tende a negare il suo problema, a nasconderlo a se stesso. Nessuno è più bravo di un alcoldipendente a trovare scuse per bere e motivazioni per nascondere il suo vizio. I familiari o chi sta vicino all’alcolista, però, possono cogliere segnali che indicano la presenza del problema. L’indicatore più importante è il cambiamento del comportamnto, delle abitudini, dell’umore, del carattere della persona senza motivazioni esterne. Poi le risposte, le giustificazioni assurde alle domande più semplici, perché a tutti i costi bisogna negare, negare anche l’evidenza.
Per aiutare i soggetti ormai divenuti dipendenti non basta la famiglia, ma bisogna rivolgersi alle associazioni o ai centri specializzati dove è possibile iniziare un programma di disintossicazione e di reinserimento nella società.
Qui, infatti, l’alcolista riceverà tutto quello di cui ha bisogno, dal sostegno morale da parte degli psicologi e psichiatri alle cure mediche da parte di dottori e figure professionali specializzate nel settore che lo aiuteranno ad uscire dalla dipendenza e a cambiare stile di vita.
L’obiettivo principale di questi progetti è quello di intervenire sui vari livelli della persona (cognitivo, comportamentale, emotivo, corporeo, esistenziale) intesa nella sua globalità, migliorando le sue condizioni di vita e rendere possibile, quindi, la costruzione del benessere personale e familiare del soggetto alcoldipendente. Il motivo portante del processo terapeutico è quello di sostenere l’alcolista e stimolarlo a ricostruire tutte le sue risorse e attivarle al fine di gestire una vita autosufficiente.
Per raggiungere tale autonomia è importante, però, che l’alcoldipendente venga motivato a rinunciare completamente ad alcol, farmaci e altre sostanze psicotrope e a provare a gestire le proprie emozioni in condizione di astensione.
La disintossicazione del corpo è il primo obiettivo da raggiungere per poter lavorare successivamente sulla psiche. Fondamentale nella secona fase è la terapia di gruppo per confrontarsi con altre esperienze, e gli incontri settimanali con la propria famiglia, visto che è sempre la prima a soffrire di tale disagio.
Gli specialisti, infatti, durante tali incontri, cercano di far emergere le difficoltà e spingono ad affrontarle insieme, grazie anche al loro sostegno.
Poiché l’alcol non è solo un problema di assunzione ma di stile di vita, gli esperti esortano l’alcolista a prendere in esame tutta la sua vita, le sue scelte, i suoi valori, le sue priorità, il rapporto con le persone, portandolo a capire che l’essere in salute non riguarda solo il fisico ma anche il sistema di relazioni che ognuno costruisce intorno a sé.
Generalmente più del 60% degli alcolisti che seguono un programma di disintossicazione e reinserimento guariscono definitivamente.
Emblematiche sono le testimonianze dirette di coloro che ce l’hanno fatta, i quali considerano la vita “senza alcol” una seconda vita, molto più bella della prima, perché sentono di non aver paura, di essere diventati più forti e di poter affrontare le difficoltà che si presentano con altro spirito coinvolgendo tutta la famiglia.
G. D. G.
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