Quando il vizio diventa malattia
Dalla relazione del Ministero della Sanità è emerso che circa il 16 per cento degli italiani alza troppo il gomito
Sempre più numerose le donne che fanno un uso eccessivo di alcol
I dati contenuti nella relazione che il Ministero della Salute ha trasmesso ai Presidenti di Camera e Senato sugli interventi realizzati in concerto con le Regioni parlano chiaro: si registra un aumento del consumo di alcol soprattutto tra i giovani e le donne. «Occorre, ancora una volta, intraprendere azioni concrete, anche con un aumento dei fondi a disposizione per la prevenzione dell’abuso di alcol tra i minori». Così Maria Rita Munizzi, Presidente nazionale del Moige (Movimento italiano genitori) commenta i dati diffusi ieri dal Ministero della Salute sul consumo di alcol in Italia e auspica una riforma a livello nazionale che innalzi il limite di età dai 16 ai 18 anni per quanto riguarda il divieto di vendita ai minori. «Il vero problema - commenta il Presidente del Codacons, Carlo Rienzi, - è che mancano del tutto i controlli e nei locali vige l’anarchia più assoluta. Per tutelare i giovani dai rischi dell’alcol è necessario monitorare tutto il territorio nazionale e prevedere sanzioni severe contro i trasgressori. Inoltre è indispensabile un giro di vite contro le cosiddette bevande “alcolpop”, ossia bevande con gradazione alcolica compresa tra 5 e 6 gradi travestite da innocui succhi di frutta e dirette a colpire proprio i più giovani e a creare assuefazione. Infine - conclude Rienzi - chiediamo di vietare anche in Italia la pubblicità dei prodotti alcolici, così come avviene in altri Paesi. Pubblicità immorale che spesso enfatizza improbabili effetti positivi dell’alcol».
I dati sul consumo di alcol, però, sono parziali. C’è infatti ancora tanto sommerso, tanti alcolisti, tra cui molte donne, che ancora non sanno di esserlo.
Il coordinatore dell’area Umbria dell’Associazione Alcolisti Anonimi spiega che il suo impegno e quello dei suoi collaboratori è quello di far capire alle persone che ne abusano che non si tratta di un vizio, bensì di una malattia. Un disturbo comportamentale il più delle volte generato da una insoddisfazione, legata alla mancanza di autostima, alla rabbia, alla frustrazione o alla paura.
«Si rivolgono alla Associazione degli Alcolisti Anonimi - sostiene il coordinatore - sia uomini che donne, di tutte le fasce di età e di ogni estrazione sociale. Soprattutto le donne sembrano far parte di un “silenzioso sommerso” perché la donna che beve è considerata una viziosa e viene discriminata». Sapere che il consumo eccessivo di alcol stia diventando un’abitudine che riguarda sempre più l’universo femminile non fa altro che rendere la situazione ancora più triste. Non perché l’abuso di alcol nelle donne sia più disdicevole rispetto a quello degli uomini - un abuso è sempre un abuso, indipendentemente da chi lo compie - ma, soprattutto per i rischi che si potrebbero verificare in caso di gravidanza e per i danni che il feto potrebbe subire. Inoltre, la donna all’interno della famiglia svolge da sempre un ruolo fondamentale come educatrice e, che ne sarebbe dei figli allevati da una madre poco sobria e poco presente a se stessa? Riteniamo che chiunque abusi di alcol manchi di rispetto a se stesso, così come agli altri, in particolare alle persone che hanno con loro rapporti stretti. Pertanto auspichiamo che nel nostro Paese si diffonda sempre più una cultura consapevole e responsabile del consumo di bevande alcoliche in modo che i fruitori possano “utilizzare il cervello quando hanno un calice in mano, piuttosto che annegare il cervello dentro un calice”.
Giusy Di Gironimo
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