La Grecia deve farcela da sola
Gli Stati membri abbandonano Atene al suo destino: dalla Germania arriva il no agli aiuti per il Paese ellenico
Juncker crede nel piano straordinario ed esclude il ricorso al FMI
Riassunto delle puntate precedenti: la Grecia, in braghe di tela, dopo anni di sperpero di danaro pubblico in cambio di voti, è stata costretta a varare un piano straordinario per rientrare nel patto di stabilità e riportare almeno il parametro del rapporto deficit/pil al 2,8%. Il Governo, a differenza delle aspettative ha compreso perfettamente il dramma ed ha varato una manovra da 4,8 miliardi di euro. Ovviamente, la politica non si fa mai mancare le cadute di stile, e così anche in quel di Atene sono arrivati al varo del piano solo dopo aver chiesto alla Germania di restitutire i soldi rubati durante la Seconda Guerra Mondiale. Si è scatenato il pandemonio. Ieri, per fortuna gli animi si sono rasserenati e tutti si cono concentrati sui numeri. Mario Draghi, Governatore di Bankitalia ha dichiarato: «Sono misure “molto serie”». Misure che «hanno convinto i mercati come si vede dal successo dell’emissione e hanno convinto anche la Bce e la Commissione UE». La Germania dal canto suo, non se l’è presa per le parole del Vicepremier Theodoros Pangalos dette in diretta alla “Bbc”. In ogni caso il motore dell’Europa guidato da Angela Merkel in questo momento non è in grado di dare sostegni economici. Il Ministro dell’Economia tedesco, Rainer Bruederle, in occasione della visita a Berlino di George Papandreou ha dichiarato: «Il Governo tedesco non intende darle neanche un cent».
Ancora più chiaro è stato il Presidente dell’Eurogruppo, Jean Claude Juncker: «I Paesi dell’area euro garantiranno, se necessario, la stabilità dell’Eurozona ma non daranno aiuti alla Grecia». «Atene - dice Juncker - deve tirarsi fuori da sola dai debiti. Devono fare qualcosa e lo stanno facendo». «Se tutto ciò non sarà sufficiente - aggiunge - l’area euro sarà pronta a garantire tutta la Regione, ma ma non penso che sarà necessario, perché mi aspetto che i mercati finanziari registrino che la Grecia sta agendo in modo appropriato».
Juncker non crede che Atene richiederà un aiuto finanziario esterno, «ma non posso escluderlo». «La Grecia - spiega - dovrà prendere prestiti e rifinanziarsi ad alti costi per lungo tempo». Fa bene il capo dell’Eurogruppo a dire di non essere sicuro. Al momento i cittadini ellenici non hanno gradito molto il piano austero del Governo e se la lotta di piazza continuerà a lungo anche Papandreou dovrà cedere qualcosa e se i soldi non vengono dalla Vecchia Europa li chiederà allo Zio di Washington, il fondo Monetario Internazionale. Agendo in questo modo però l’Europa perderebbe la sua natura di Continente stabile, economicamente in grado di far fronte alle problematiche di una crisi economica esasperante. Non solo, agli occhi del mondo l’UE non sarebbe più credibile.
La figuraccia in realtà è già stata fatta: permettere ad un singolo Paese di ritrovarsi in quelle condizioni dimostra un’“elasticità” discutibile nel controllo dei bilanci. Ora al setaccio verranno passati i conti di Spagna, Portogallo, Inghilterra e Italia, ne vedremo delle belle.
Va ricordato però che l’introduzione dell’euro fu una conquista pagata a caro prezzo dagli europei, gli italiani non hanno dimenticato la tassa sulla salute di Romano Prodi.
L’euro era stato decantato come la panacea di tutti i mali, bisognava assolutamente entrare nell’euro. Mentre ora, a meno di dieci anni dall’ingresso della moneta unica, nessuno più parla di Europa ma solo di Stati che devono “arrangiarsi da soli”.
Graziella Giangiulio
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