Burocrati, ovvero esperti del nulla
Per imprese e professionisti si tratta di un male incurabile che rischia di far marcire il tessuto sano
La violenza della crisi globale ha duramente colpito il mondo dell’imprenditoria e del lavoro. Gli esiti sono palesi. Cancelli delle fabbriche che chiudono e lasciano a casa operai ed impiegati. Professionisti che sono costretti a stringere la cinghia ed a prendere atto del calo della quantità e della qualità del lavoro ed a passare sulla difensiva.
La vicenda, ancora tutta da chiarire, degli intrecci tra alta burocrazia ed imprenditoria più spregiudicata nei grandi appalti della Protezione civile, testimonia un salto di qualità di settori meno visibili del potere, quello che riesce a condizionare o addirittura a fare a meno della politica. Non solo sconfina, con i suoi innumerevoli tentacoli, nel mondo degli affari, ma decide persino con i suoi timbri e con i riti esoterici, chi ha diritto a competere nelle tornate elettorali. Tutto contro ogni logica e in spregio dei principi “fondamentali” che, in questo caso, sono subordinati alla ritualità burocratica. Tutto si complica in un mondo di scartoffie, ancora in gran parte inattaccabile dal’innovazione, e parallelamente più cresce il potere degli “specialisti del nulla”. In questa difficile fase congiunturale, la burocrazia sta assumendo un ruolo sempre più importante e riesce a condizionare, negativamente, sia il potere politico sia quello imprenditoriale. Si può dire che queste lobby rappresentino ormai una sorta di tecnocrazia senza qualità. Pericolose per il loro potere diffuso e condizionante e votate soprattutto ad una funzione di freno nei confronti dell’economia e della politica.
Nelle amministrazioni locali sono in grado di rendere la vita dura, quando non impossibile, a sindaci di comuni grandi e piccoli, presidenti di province e giunte regionali. La loro funzione non deve essere quella di esecutori proni nei confronti delle decisioni degli organi politici, specialmente quando, come molto spesso accade, si tratta di richieste che si muovono al di fuori della legalità. Il problema è che, più frequentemente, rappresentano una funzione di ostacolo, specialmente quando non c’è una sintonia di carattere politico.
Vi sono alcuni settori molto ricchi, come quello della sanità, che hanno visto ripetersi scandali e malversazioni che hanno colpito molte regioni italiane, indipendentemente dalla tipologia politica della maggioranza. Non è difficile rilevare come, in ognuna di queste vicende, un ruolo fondamentale viene svolto dalla truttura interna, proprio da quella amministrazione che ha il compito specifico di controllare, vigilare ed assicurare trasparenza alle varie operazioni.
In questi ultimi anni un sistema politico sempre più debole, affaristico e senza idee forti ha lasciato gradualmente responsabilità e potere a coloro che, frequentemente, si autodefiniscono tecnici ma che, in realtà, sono proprio burontosauri con deboli competenze e impegnati soprattutto a complicare la gestione della cosa pubblica a tutti i livelli. La stessa cosa sta avvenendo sul fronte imprenditoriale, sempre più in crisi finanziariamente e ancora più oppressa da una macchina complessa di obblighi di ogni genere che si sovrappone peraltro al pesantissimo fardello fiscale. L’imprenditore è diventato sempre più debole nei rapporti con le varie amministrazioni con le quali ha continuamente necessità di confrontarsi e, spesso, scontrasi. Altro che Stato più leggero, siamo alla moltiplicazione automatica delle incombenze, malgrado qualche tentativo governativo, troppo ottimistico, di semplificazione.
In una recente ricerca è stato chiesto agli imprenditori quali fossero i nemici più pericolosi per l’attività delle imprese.
Al primo posto, ancor più della criminalità, dei problemi sindacali e persino di problemi di quelli del credito, si è collocato il rapporto difficile con la burocrazia.
Un ostacolo in termini di inefficienza consolidata e quasi invincibile che, in qualche caso, finisce per scoraggiare drammaticamente anche chi, per carattere, è portato a lottare contro ogni ostacolo.
Eppure lo stesso Governo appare consapevole degli innumerevoli problemi che si frappongono sulla strada non solo degli imprenditori, ma anche di ogni professionista, commerciante o cittadino qualunque che si trova in difficoltà di fronte ad operazioni banali ma resi insormontabili di questo assurdo sovraccarico.
La burocrazia italiana rappresenta un apparato enorme, che non ha il prestigio e l’efficienza di quella francese, alla quale si è storicamente ispirata, ma ne ha sicuramente i costi complessivi. è il momento di snellirla, pagarla meglio e renderla soprattutto seria ed attendibile.
Questa è una delle scommesse principali della politica, se vuol sopravvivere ed evitare il fallimento, anche economico, del sistema.
Vincenzo Centorame
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