Cina: l’obiettivo è il Pil all’8%

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Il motore del mondo

Nove milioni di posti di lavoro nelle aree urbane per contrastare la disoccupazione e inflazione bloccata al 3%

L’Assemblea Nazionale del Popolo fissa i suoi traguardi economici

Cielo limpido e vento gelido: il binomio meteorologico esalta il rosso vivo delle bandiere della Repubblica Popolare Cinese fluttuanti di fronte alla Grande Sala, in piazza Tiananmen, in occasione della sessione annuale dell’Assemblea Nazionale del Popolo (ANP).
All’interno dell’edificio la leadership è al completo: Hu Jintao, Wen Jiabao, Wu Bangguo, Jia Qingling, Li Changchun, Xi Jinping, Li Keqiang, He Guoqiang, Zhou Yongkang e ben 2.939 legislatori riuniti per la prima delle dieci giornate di lavori di quello che si può considerare una sorta di «parlamento con caratteristiche cinesi».
Alle nove in punto, riflettori puntati sul discorso del premier. Nulla di nuovo sotto il fronte orientale: Wen Jiabao ha seguito pedissequamente le 36 pagine del rapporto, di cui si aveva avuto un’anticipazione nella giornata di ieri, sciorinando in successione tutti i punti in programma (deficit, prestiti, occupazione, mercato immobiliare, sperequazione economica, agricoltura, istruzione, sviluppo scientifico, economico e culturale, welfare, cambiamento climatico, esercito, Tibet, Regioni Amministrative Speciali di Hong Kong e Macao, Taiwan) senza peròaddentrarsi nei dettagli. In evidenza, come principali obiettivi per il 2010, il mantra “baoba” (ovvero il mantenimento del Pil all’8%); la creazione di oltre 9 milioni di nuovi posti di lavoro nelle aree urbane (come contromisura con cui limitare il tasso di disoccupazione entro il tetto massimo del 4,6%); il contenimento del livello d’inflazione al 3%; il miglioramento della bilancia dei pagamenti e infine un solido sviluppo, con particolare enfasi sulla necessità di accelerare lo shift nel modello economico.
Dedicando alcune battute a ciascuno dei temi caldi, il Premier ha quindi mantenuto le proprie promesse; non ha però soddisfatto le aspettative di quanti (tanto all’interno, quanto all’esterno del Paese) si attendevano una presa di posizione piùdiretta e incisiva.
La Cina dunque si conferma vero motore del mondo. Sviluppo è il suo imperativo categorico. Ma il prezzo da pagare è molto alto: concorrenza sleale nei confronti di tutti quei Paesi che hanno norme a tutela dei lavoratori e che invece nel Paese della Muraglia cinese sono praticamente inesistenti. Non solo, in Cina i fiumi sono inquinati, le campagne si stanno lentamente spolando e c’è il problema della politica del “figlio unico” che tra un decennio vedrà troppi anziani da mantenere e pochi giovani a sostenere la crescita del Paese per di più senza consorti. Visto che il figlio prediletto era maschio. Per non parlare poi delle persecuzioni e della pena di morte che non sono proprio segno di Paese democratico. Il motore dunque brucia benzina e il rischio è che prima o poi vada a fuoco.
Lucia Giannini



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