Termometro di un malessere

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Siccità

I rischi all’orizzonte: crescita demografica, scarsità di cibo e acqua, migrazioni di massa e guerre tra disperati

Proseguono le trattative sul clima in vista dei futuri vertici mondiali

Il prossimo 9 aprile a Bonn, in Germania, si terranno nuovi negoziati sui cambiamenti climatici condotti sotto l’egida della Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici delle Nazioni Unite (Unfccc). «La decisione di intensificare il ritmo delle trattative dimostra la volontà dei governi ad andare avanti per raggiungere un successo a Cancún», ha commentato Yvo de Boer, Segretario esecutivo uscente della Unfccc, riferendosi agli appuntamenti già previsti per maggio-giugno (ancora a Bonn) e novembre-dicembre nella località messicana.
Mentre è stato superato il numero simbolico delle 100 nazioni ad aver sottoposto un piano d’azione, nell’ambito degli accordi presi a Copenhagen lo scorso dicembre, per limitare le emissioni di sostanze inquinanti nell’atmosfera, un nuovo rapporto, pubblicato lo scorso 23 febbraio dal Programma delle Nazioni unite per lo sviluppo (UNDP), indica che le emissioni di gas serra devono essere ridotte almeno del 3 per cento ogni anno entro il 2050 per avere il 50 per cento di possibilità di limitare a meno di due gradi l’innalzamento delle temperature globali.
Sempre secondo il documento stilato dal’UNDP, i mutamenti climatici, minacciano la sicurezza alimentare e quella idrica: poiché si stima che un aumento di temperatura pari a un grado centigrado corrisponda a una riduzione del raccolto fino al 17 per cento, il riscaldamento ha un impatto diretto sull’incremento dei prezzi dei prodotti agricoli, il che renderà ancora più difficile la sopravvivenza di milioni di persone la cui dieta, già oggi, contiene una quantità insufficiente di proteine: una minaccia che, stando alle proiezioni, potrebbe riguardare la metà della popolazione mondiale. Il mutamento climatico tende quindi ad aggravare il divario tra ricchi e poveri. Combinandosi con una crescita demografica incontrollata causerà o aggraverà la scarsità di cibo e acqua, scatenerà migrazioni di massa e, inevitabilmente, guerre tra i “soliti” disperati.
Il professor Hugh Montgomery dell’Institute for Health and Human Performance ha citato un progetto del Governo di Nuova Delhi per evidenziare quanto la scarsità renda i popoli generosi e bendisposti verso i più deboli. L’ironia del professor Montgomery si riferisce alla costruzione di un cancello rinforzato alto due metri e circondato da filo spinato lungo i 4.500 chilometri di confine con il Bangladesh, che il Governo indiano sta edificando per impedire ai migranti di entrare nel Paese.
E pensare che secondo un altro recente rapporto stilato dall’Institute of Global Health dell’University College di Londra (Ucl), con “soli” 3,9 miliardi di dollari all’anno si aiuterebbero efficacemente i 200 milioni di donne che non riescono a procrastinare o a evitare una gravidanza: si eviterebbero così 23 milioni di nascite non programmate, 22 milioni di aborti, 142mila morti legate alla gravidanza (di cui oltre 50mila connesse ad aborti effettuati al di fuori di condizioni di sicurezza) e 1,4 milioni di infanticidi. Un ottimo investimento, denaro contro vite salvate, che tra l’altro funzionerebbe anche da efficace comportamento adattativo ai cambiamenti climatici. Chissà se questi dati tanto allarmanti e tanto autorevoli riusciranno a far riflettere i Grandi del Mondo e a indurre ognuno di noi a fare la sua parte per ridurre la sua impronta di CO2.
A riguardo il rapporto dell’Ucl appare ottimista. Ritiene infatti che sull’onda della crisi finanziaria, si faccia un gran parlare del “new deal verde”, il che può aiutare.
Il tanto contestato vertice di Copenaghen dello scorso dicembre è sicuramente stato utile a concentrare l’attenzione sulla situazione del clima a livello mondiale e ha stabilito delle linee guida per un accordo vincolante da realizzare quest’anno. Ma la crisi economica che sta interessando il mondo intero è un contesto complesso per pensare di predisporre mezzi idonei alla lotta ai cambiamenti climatici in grado di porre le basi per un modello di sviluppo nuovo, fondato sul rinnovamento del sistema produttivo in chiave ecologica.
Marco Cochi



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