Nella palude del Grande Centro
Tabacci attacca il Pdl «che disprezza le regole» e apre a Fini per ricostituire la Balena Bianca: bipolarismo a rischio
Casini e Rutelli tramano da tempo per creare un partito dei moderati
Mentre si fanno sempre più insistenti le voci di scissione post elettorale del Pdl, non demordono i promotori del grande centro dal loro progetto di riportare il Paese nelle condizioni ante Mani Pulite. Il tam tam del mondo democristiano rulla ormai da anni e, nei momenti di difficoltà (anche per due bolli non impressi a una lista o una firma mancante sulla medesima) l’idea scudocrociata di riprendersi in mano il Paese, anche senza averne più la maggioranza dei voti, ha rigurgiti d’orgoglio.
Visti i successi del bipolarismo, il dramma è che probabilmente hanno ragione loro: questo è un Paese che soltanto con il consociativismo e il quieto vivere garantito per tutti i potenti, sembra avere possibilità di continuare a vivacchiare. Tuttavia non bisognerebbe considerarlo un successo, ma l’ammissione evidente di una sconfitta, la certificazione di non poter essere uno Stato civile come tutti gli altri, dove opposti schieramenti si fronteggiano e, una volta finite le elezioni, si permette a chi ha vinto di governare per il bene del popolo.
Da noi contano soltanto poltrone, incarichi, gruppi di potere e interessi variamente diffusi. Paladino di questa politica dello strapuntino, è da sempre l’ineffabile Bruno Tabacci di Alleanza per l’Italia, che si dice moderato, pur scagliandosi spesso e volentieri contro l’odiatissimo Silvio Berlusconi senza tanta moderazione. Ora Tabacci è così disgustato dal fatto che il Pdl (poveraccio) le tenti tutte per partecipare alle elezioni, malgrado manchino un paio di firme, che sbotta: «Il gruppo dirigente del Pdl e in particolare, in Lombardia, quello di Formigoni hanno un assoluto disprezzo delle regole - spiega cristianamente il Tabacci -. Nella tanto vituperata Prima Repubblica queste cose non sarebbero mai state nemmeno lontanamente ipotizzate». Infatti è noto che nella Prima Repubblica non è mai accaduto che ci fossero pasticci nella raccolta delle firme e nella consegna delle liste (anche perché si chiudeva sempre un occhio) ma qualcos’altro, invece, pare sia successo.
Tabacci non demorde e aggiunge, sempre con moderazione centrista: «La vicenda è di uno squallore totale. Non so poi cosa possa fare il governo in termini di decreti perché mi pare che la matassa sia molto complicata, anche se ormai siamo abituati a tutto». Da questi fatti, forse a ragione, visto che per il Lazio si parla di regolamento di conti interno al Popolo della Libertà, Tabacci vede anche prossimo l’addio di Fini dal Pdl. «Fini è sempre più lontano da Berlusconi - dice - e questo apre la possibilità di una iniziativa più ampia per un nuovo partito al centro».
A suo avviso, inoltre, per tutelare la democrazia è molto più importante far rispettare rigidamente la regola secondo cui ci vogliono 3500 firme e non 3492 per presentare le liste, piuttosto che permettere al 60% dei cittadini lombardi di votare il loro partito preferito: «L’aria che sta respirando stando vicino a Berlusconi non è buona. Lui ha un’idea della democrazia molto simile a quella di Putin, se di democrazia in questo caso si può parlare», conclude.
D’altra parte l’API, il partito voluto da Francesco Rutelli e nel quale proprio Tabacci è prontamente confluito, ha proprio quest’idea, che anche l’Udc e frange di Pdl e Pd, sotto sotto perseguono: tornare al “volemose bene” e gestire il potere al centro senza tante voci dissonanti. Per il momento, la prevista scissione dell’ala ex An da quella ex Forza Italia del Pdl, continua a porre interrogativi agli analisti politici. Come si lasceranno i due gruppi? Quanti ex aennini resteranno insieme con il Cavaliere, non apprezzando più tanto alcune uscite e tante posizioni del leader Gianfranco Fini? Una cosa è certa, al di là delle valutazioni etiche. Da un punto di vista strettamente numerico i due partiti divisi prendevano più voti che insieme. Ma è anche vero che con la legge elettorale per Camera e Senato, il premio di maggioranza è molto più utile per il partito di maggioranza relativa che, nel caso di scissione del Pdl, tornerebbe a essere il Pd, cioè il centrosinistra. La matassa, come direbbe proprio Tabacci, è intricata in tutti i sensi. E anche la creazione di questo vagheggiato centro della perfezione, pare avere una strada impervia da percorrere.
Giovanni Monaco
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