Fuga dal campo minato penale

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Marco Cappato

Gli esposti presentati dai Radicali sui listini di Formigoni e Penati restano lettera morta: non c’è falso ideologico

La Procura di Milano archivia l’indagine: il reato è amministrativo

Dal danno alla beffa e di nuovo al danno. I primi due li ha sintetizzati bene La Russa che, quando non si fa prendere la mano e si ricorda di essere un avvocato (anche bravo, a detta di molti), riesce a esprimere un po’ di buonsenso. «Il principio di conservazione degli atti giuridici - ha commentato il Ministro della Difesa - dovrebbe consentire di superare, in questi casi, la regolarità formale degli atti». Fin qui si può essere d’accordo, visto che la presentazione delle liste e delle relative sottoscrizioni non è un atto amministrativo qualsiasi, bensì coinvolge direttamente il popolo sovrano che, alla fin fine, è il vero danneggiato dall’amputazione a norma di legge delle competizioni elettorali.
La Russa non è condivisibile quando invoca le piazze che dovrebbero essere sobillate per motivi più degni. Infatti, se la presentazione delle liste non è un atto amministrativo qualsiasi, neppure sono norme qualsiasi quelle che la regolano, proprio perché certificano l’idoneità dei soggetti politici a chiedere il consenso dei cittadini.
La beffa diventa addirittura surreale quando a esserne vittima è Roberto Formigoni, cioè l’uomo che per tre lustri ha simboleggiato l’efficientismo nella Regione-simbolo del “fare” e della produttività. Se il Tar dovesse respingere il suo ricorso, la figuraccia verso i candidati “terroni” che si sono, in questa fase, dimostrati più concreti, pragmatici e legalitari di lui e dei suoi sostenitori sarebbe enorme.
Ma veniamo al danno ulteriore che questa situazione grottesca potrebbe provocare ai dirigenti del Pdl lombardo. È opportuno by-passare le polemiche politiche, quasi tutte interne al Pdl, e concentrarsi sul dato giuridico, per chiarire meglio la portata del problema. Anche se, essendoci di mezzo i Radicali, non si sa dove finisca la faziosità di quelle e inizi la fredda oggettività dell’altro. Infatti, i Radicali, giusto per far fede al proprio nome, non solo hanno portato le liste in Procura, ma, per potenziare il proprio esposto, hanno depositato documenti su documenti. Basta incrociare le dichiarazioni di Massimo Corsaro (Pdl) e del leghista Giancarlo Giorgetti per rafforzare le accuse dei “pannelliani”. Il primo, durante un’intervista, ha detto che le liste provinciali a sostegno della candidatura di Formigoni erano state presentate il 24 febbraio. Il secondo, invece, ha ricordato che il listino di Formigoni, la cui bocciatura ha travolto tutto il centrodestra, è stato presentato in extremis. Ciò adombra l’idea che molte firme siano state raccolte quando il listino non era ancora chiuso. In pratica, i sottoscrittori avrebbero firmato, secondo il radicale Marco Cappato, una lista in bianco. Che sia così, loro non hanno dubbi: molte firme, sempre secondo l’esponente radicale, recherebbero la data del 13 febbraio.
Fin qui siamo all’irregolarità amministrativa. Anzi, all’illecito, visto che la normativa vigente (la legge 108/1968 e la 43/1995 che modifica la prima per adattarla all’elezione diretta del Governatore) prevede comunque la scansione logica di due momenti: quello relativo alla formazione delle liste e quello della raccolta delle firme. Problemi come questo - che, secondo i Radicali, si ripetono da almeno 10 anni, sebbene le magagne inizino a emergere solo ora - sono dovuti al fatto che questa scansione non sia definita da termini ben precisi: la legge, in merito, si limita a fissare per il deposito di liste e firme un unico termine finale, dalle 8:00 del mattino del 30esimo giorno alle 20 di sera del 29esimo che precede le elezioni. E basta. Sta all’ufficio elettorale il compito di verificare la regolarità di candidature e sottoscrizioni.
È chiaro che, in vicende come queste, il confine tra illecito amministrativo e illecito penale è minimo. Finche si tratta di timbri irregolari, si potrebbe persino sorvolare. Le irregolarità, infatti, in questi casi sembrerebbe che le abbiano commesse tutti, sebbene le stia scontando solo il centrodestra. Ma, quando a essere irregolari sono le firme, il dubbio che dietro l’errore s’insinui il reato è quantomeno facile. I Radicali, in merito, non hanno dubbi: alcune firme risulterebbero contraffatte.
Per questa volta, però, la Procura di Milano ha evitato la paralisi giudiziaria, aprendo un’indagine a “modello 44”, cioè contro ignoti, e archiviandola immediatamente. Secondo la Procura, infatti, le omissioni già rilevate dalla Corte d’Appello di Milano «non integrano il reato di falso ideologico», perché riguardano la data, il luogo e la firma del pubblico ufficiale sui listini e hanno quindi una valenza amministrativa, ma non penale.
Saverio Paletta
saverio.paletta@email.it



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