Ma senza rock non c’è roll...
Il film diretto dalla Scherfig colleziona ben tre nomination all’Oscar, però manca di respiro e resta in superficie
Al cinema “An Education”, tratto dal libro ribattezzato About a girl
«Chiedi chi erano i Beatles», cantavano nel 1984 gli Stadio. Ancora non lo sa Jenny Miller, la sedicenne protagonista di “An Education”, il film diretto dalla danese Lone Scherfig che ha conquistato la critica guadagnandosi il premio del pubblico e della fotografia al “Sundance Film Festival” e candidandosi agli Oscar 2010 come miglior film, miglior interpretazione femminile e miglior sceneggiatura non originale.
Siamo nel 1961, in una sonnacchiosa Londra, reduce dalla Grande Guerra e lontana anni luce dal suo destino di grande metropoli, dove della band di Liverpool e dei vibranti Rolling Stone non si vede neppure l’ombra. Nessuna minigonna alla Mary Quant a zonzo per le strade inglesi a turbare gli animi e le coscienze del popolo britannico (verrà lanciata sul mercato due anni dopo l’ambientazione della pellicola) e solo qualche sparuto accenno a timidi Teddy boy, non ancora immolati al rock and roll che rivoluzionerà l’acustica dell’epoca e non solo.
Niente ritmi spericolati quindi, ma arie bohemienne, musicate dalle melodie francesi alla Juliette Gréco e offuscate dal fumo delle sigarette Bachelor, sognando Parigi, costituiscono l’atmosfera del film, prima sceneggiatura completa di Nick Hornby, lo scrittore inglese che dopo i successi letterari di “Febbre a 90°”, “Alta fedeltà” e “Un ragazzo” ha deciso di darsi al cinema, sceneggiando il suo “About a girl” (oggi anche un romanzo, “An Education”, pubblicato da Guanda) che attinge al memoriale della giornalista britannica Lynn Barber, le dodici paginette autobiografiche da cui è sortito il film.
Jamie (l’esordiente Carey Mulligan) è una sedicenne studiosa e intelligente divisa tra i desideri di mamma (Cara Seymour) e papà (Alfred Molina), che vogliono per lei il meglio, Oxford, e i suoi sogni alla vie en rose. A far pendere l’ago della bilancia è l’incontro con David (Peter Sarsgaard) affascinante 30enne che, a bordo di una Bristol rosso fiammante la trascina in un mondo elettrizzante popolato da jazz club, ristoranti chic, bei vestiti, serate a teatro e aste di opere d’arte, seducendo, con oratoria degna di un Cicerone d’altri tempi e ammiccamenti tra adulti, anche i genitori della ragazza. Che Jamie abbandoni il violoncello più grande di lei e la borsa piena di libri, guardando con meno interesse al suo futuro di studentessa universitaria, è un attimo.
Al bando giudizi preconcetti, l’educazione sentimentale di Jenny prosegue fuori dalle aule scolastiche fino a scontrarsi con un imprevisto, fatto di carne ed ossa, che la costringe a riprendere in mano le redini della propria esistenza e rivedere le sue scelte educative.
Il film, gradevole e ben fatto, complici il rigore formale e il realismo espressivo alla Dogma perseguito dalla Scherfig, che non nasconde la sua adesione ai dettami estetici del manifesto danese e il debito della pellicola all’avanguardia francese della Nouvelle Vague e al Free Cinema inglese, manca però di respiro e resta su un livello narrativo di superficie, evitando di spiccare quel volo che aspettavamo dopo la prima metà del film. E se dal pubblico è inevitabile chiedersi a quale Education allude il titolo, distante dalle atmosfere dei grandi romanzi di formazione, il finale, suo malgrado perbenista, priva la pellicola di quella freschezza che ne caratterizzava la prima parte. Consigliato a maestre, docenti integerrime, Assessori alla Pubblica istruzione e dirigenti scolastici, topi di biblioteca e single.
Isabella Perin
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