Date a tutti la possibilità di presentare liste

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Elezioni

Basta con la burocrazia, con le firme e con le caste: le candidature siano aperte a chiunque

L’idea non è quella di dare sfogo alla stravaganza dei partiti dell’amore, delle casalinghe annoiate o dei giocatori di domino, né quella di tornare alla confusione della Prima Repubblica, che sembra non abbandonarci mai, con quel numero esagerato di liste che si lanciavano all’arrembaggio elettorale. Ma i fatti di questi giorni stanno rendendo evidente che, così com’è, il sistema non garantisce un adeguato bilanciamento di valori. Perché quello del corretto andamento della cosa pubblica schiaccia il diritto-dovere (costituzionale) della partecipazione alla vita pubblica del Paese. E l’esclusione di un partito, peraltro quello di maggioranza in questa fase storica, è un macigno sul versante “diritti” della stessa partecipazione popolare. Invocare una seria semplificazione, quindi, non è un argomento di prepotenza e neanche di leggerezza istituzionale. Mettere i cittadini nelle condizioni di accedere alla competizione con meno gravami di arcaica memoria è semplicemente democrazia.

Basterebbero due semplici riforme

Un paio di interventi a costo zero potrebbero eliminare burocrazia e nuove elezioni in caso di dimissioni

La cassazione delle liste alle elezioni ha, si può dire, accompagnato la storia elettorale del secondo dopoguerra. In varie occasioni non sono state accolte liste di destra, di centro, di sinistra, della Maggioranza governativa, dell’Opposizione. è memorabile il flop di Forza Italia che nel 1994 si vide non ammessa la lista per la parte proporzionale in Puglia. è difficile dire quanto ciò dipenda da sciatteria, dilettantismo, mala fede dei presentatori.
è innegabile che l’organizzazione dei comizi elettorali abbisogni delle regole, il cui rispetto è essenziale per tutti. Se così non fosse, ogni cittadino potrebbe presentare una lista anche pochi giorni prima della data delle elezioni, ma ciò organizzativamente è improponibile, per cui le regole debbono esistere ed essere rispettate da tutti.
Sugli episodi assurti alle prime pagine in questi giorni non entro nel merito, anche se non giustifico l’affermazione che l’accaduto dipende dalla burocrazia eccessiva. Se si giustifica l’irrilevanza di presentazioni oltre l’orario massimo consentito o dell’assenza di firme degli autenticatori, allora è irrilevante e quindi non amministrativamente perseguibile anche il cittadino che presenta la dichiarazione dei redditi oltre la data di scadenza.
L’occasione deve invece offrire la motivazione alle forze politiche tutte per una rivisitazione dell’intero impianto elettorale e dei relativi costi per la collettività. Una burocrazia complicata obbliga attualmente partiti e candidati a un’attività con relativi costi per le casse pubbliche, dai funzionari tenuti a vidimare le firme dei presentatori ai certificati elettorali da accludere, dagli spazi nei cartelloni alle schede sempre più larghe e altro ancora.
In molti Paesi occidentali chiunque può presentare una lista, senza tutte queste formalità, versando una cifra a titolo di deposito non restituibile qualora non si superi una prevista soglia elettorale. Sarebbe semplice votare all’unanimità una riforma alle leggi elettorali che preveda, senza altre formalità, un deposito calcolato in una cifra non tanto elevata da scoraggiare l’effettivo esercizio dell’elettorato passivo, ma neanche tanto bassa da aprire le porte a buontemponi irridenti e matti in genere. Il deposito sarebbe restituito solamente nel caso in cui si superi l’1% dei voti elettorali validi, un’asticella minima per qualsiasi candidatura “seria”.
Con l’occasione si potrebbe anche intervenire su quel fenomeno dei Consigli territoriali che legano i mandati alla situazione dell’eletto. Oggi i Consigli degli enti locali decadono con la morte o le dimissioni del Sindaco o di quanti troppe volte si dimettono perché eletti in altri organismi. La conseguenza è il rinnovo anticipato dell’ente locale. Negli Stati Uniti dimissioni o morte del Presidente, vale a dire del politico più importante del globo, non portano alle elezioni, dato che le regole elettorali prevedono la figura del Vicepresidente eletto contestualmente al Presidente. Si ricordi poi che il Presidente Ford sostituì il dimissionario Nixon senza nessuna investitura popolare, dato che era stato eletto dal Senato come Vicepresidente in sostituzione del dimissionario Agnew. Si potrebbe prevedere anche per le elezioni locali italiane un tandem da eleggere contemporaneamente, Sindaco e Vicesindaco, per esempio, con l’obbligo per il secondo, in caso di dimissioni del primo, di completare il mandato. Ciò porterebbe al risultato che le elezioni amministrative si svolgerebbero sempre in contemporanea, evitando quelle continue campagne elettorali che bloccano il nostro Paese.
Si tratta di due riforme a costo zero, semplici da approvare. Sono queste le riforme che piacciono ai cittadini, dato che semplificano le incombenze e creano risparmi. Sono però in contrasto con gli interessi della casta.
Arturo Cavallini



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