«L’Italia al servizio di Israele»

Categoria:
Il traffico d'armi

I due fermati, forse agenti segreti, sono sospettati di traffico di armi. Convocato l’ambasciatore italiano a Teheran

La Repubblica Islamica: l’arresto degli iraniani è una mossa politica

Nuovo attacco della stampa iraniana all’Italia, dopo quello della televisione di Teheran in occasione della visita di Berlusconi in Israele durante la quale il Premier aveva manifestato sostegno a Tel Aviv nell’affrontare la crisi innescata dal nucleare degli Ayatollah.
Sul suo sito internet la Tv di Stato Irib ha riportato che l’arresto, disposto dall’autorità giudiziaria italiana a carico del giornalista iraniano Nijad Hamid Masoumi, sarebbe «un atto della nuova politica italiana nei confronti dell’Iran, voluta e ordinata da Israele». La pubblicazione del commento è avvenuta ieri dopo che, nella giornata di giovedì, le autorità di Teheran avevano convocato l’ambasciatore italiano nella capitale, Alberto Bradanini. Prima dell’arresto Masoumi era il corrispondente a Roma della Irib. E la stessa non ricorre a mezzi termini: «è degno di nota che nell’ultima visita in Israele, il Premier italiano Berlusconi aveva promesso alle autorità del regime sionista di intraprendere azioni dure contro l’Iran». Sulla stessa linea, il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Ramin Mehmanparast, commenta che l’arresto del giornalista e di un altro iraniano (che si trovano l’uno a Roma e l’altro a Torino) «indicano l’inizio di un’altra sortita propagandistica contro l’Iran».
I cittadini iraniani arrestati sono indiziati di essere coinvolti in un traffico illegale di armi verso l’Iran e violazione dell’embargo a carico della Repubblica Islamica. Si è appreso che, durante l’operazione che ha condotto al fermo dei due iraniani, sono stati sequestrati proiettili esplosivi e puntatori ottici di precisione. Gli arrestati, secondo gli inquirenti, sono membri di un’organizzazione che faceva arrivare armi in Iran anche da Romania, Gran Bretagna, Germania e Svizzera.
Circa l’arresto degli iraniani è stato invitato a fornire spiegazioni l’ambasciatore Alberto Bradanini, convocato giovedì sera dal Ministero degli Esteri di Teheran. Come specificato anche dalla stampa iraniana, i due sarebbero, secondo le nostre autorità, agenti dei servizi segreti di Teheran, ma lo stesso Ministero degli Esteri iraniano accusa trattarsi di una manovra politica destinata a innescare ulteriori tensioni tra Roma e Teheran. E aggiunge che «è una questione molto seria» nonché «l’inizio di un nuovo gioco con fini ambigui».
Pronta la replica del Ministro degli Esteri, Franco Frattini, che ha respinto «qualunque insinuazione iraniana sull’uso strumentale dei recenti arresti da parte della magistratura italiana». In una nota successiva alla convocazione del nostro capo missione a Teheran, il titolare della Farnesina ha ricordato che «l’Italia si fonda sulle regole e sui princìpi dello Stato di diritto, in base ai quali la magistratura è indipendente dal potere esecutivo», aggiungendo che gli arresti effettuati hanno coinvolto cittadini iraniani e italiani nel quadro dell’inchiesta sul traffico di armi e per violazioni delle norme internazionali. «A tutti gli imputati - ha ricordato Frattini - verrà ovviamente garantito il pieno diritto di difesa e l’assistenza legale in tutte le fasi del processo. Verranno altresì garantite, come è evidente, condizioni di vita pienamente rispettose dei diritti della persona nella fase di detenzione».
Eugenio Balsamo



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