Caos liste:una leggina per rimettere tutto a posto

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Renata Polverini

In serata il Consiglio dei Ministri dopo l’incontro tra Berlusconi e Napolitano

Alla fine, il buon senso ha prevalso sulla burocrazia. Né poteva essere altrimenti, a meno di non voler andare alle urne senza il maggior partito italiano schierato nella competizione elettorale. E allora ecco Berlusconi salire al Colle da Napolitano per tenerlo informato sui vari passaggi della strategia “sblocca-liste” e poi subito al Consiglio dei Ministri, riunito in seduta straordinaria nella serata di ieri per assumere tutte le iniziative del caso e dischiudere al Pdl la strada che porta alle Regionali di marzo.
Inizialmente si era parlato di un decreto, ma sembra che ora si voglia optare per la via parlamentare, onde ricacciare via le solite accuse sull’esclusione di Camera e Senato dalle iniziative del Governo. Questo centrosinistra, infatti, non sa fare altro che gridare al “golpe” contro l’Esecutivo ed è meglio non fornire argomenti facili, soprattutto in campagna elettorale.
Già, l’Opposizione: da quelle parti si respira già aria di delusione, al cospetto delle ultime nuove che giungono da Palazzo. Sì, perché Bersani & Company stavano iniziando ad assaporare il gusto della vittoria a tavolino per assenza dell’avversario, ovvero l’unico modo per poter prevalere su un centrodestra lanciato verso l’affermazione elettorale in Lombardia e nel Lazio. Ora, invece, sembra che tutto si stia predisponendo per un ritorno in pompa magna del Popolo della libertà e delle altre liste a esso collegate, cosicché la quasi certezza di una doppia sconfitta in due Regioni dal peso specifico molto consistente ha fatto sparire il ghigno dalla bocca dei candidati dell’Opposizione. D’altronde, quando mancano gli argomenti spendibili, si può solo fare affidamento sui limiti altrui.
E qui torniamo al centrodestra, del quale non vanno taciute le gaffes inanellate alla consegna delle liste: uno spettacolo di pochezza organizzativa non degno di un grande partito unitario. Ecco perché, all’indomani delle elezioni, si dovrà necessariamente provvedere a una riorganizzazione interna del Pdl.

Popolo della libertà da difendere

I sostenitori del centrodestra riuniti in piazza Farnese a Roma per sostenere i candidati esclusi dalle Regionali

C’era una volta la sinistra che scendeva in piazza a tuonare contro i Palazzi del potere, ma mai a formulare proposte concrete che andassero al di là della critica spicciola da bar. Poi è arrivato il “popolo viola” a ereditarne il folklore manifestante e a spingerlo sempre più verso una deriva forcaiola.
La vera novità della “piazza” degli ultimi anni, invece, è senz’altro costituita dalla presenza del centrodestra, sceso in strada a manifestare la propria presenza e a far valere le proprie istanze sotto la spinta popolar-populista dell’istrione Berlusconi, autentico “attizzatore” di folle provvisto di una massiccia dose di carisma comunicativo. Lo si è constatato all’epoca del Governo Prodi, quando il popolo del centrodestra giunse da tutt’Italia in piazza San Giovanni a Roma, generando una marea umana di più di due milioni di persone. E la differenza rispetto alle manifestazioni-picnic della sinistra fu sostanziale, perché in quell’occasione venne proposta un’alternativa politica concreta all’Esecutivo già scricchiolante del professore bolognese.
Lo si è visto anche in seguito, quando il Cavaliere, giunto in piazza San Babila a Milano, dal predellino di un’automobile di rappresentanza annunciò addirittura la nascita di un nuovo partito, l’attuale “Popolo della libertà”.
Non ha fatto eccezione la “prova di forza popolare” di ieri in piazza Farnese a Roma, dove i supporters del centrodestra si sono raggruppati per proporre, anzi pretendere, qualcosa di tangibilmente concreto: la riammissione delle liste escluse dalle Regionali. Perché gli errori ci sono stati, questo è indubbio, ma gli elettori del centrodestra chiedono a gran voce che il buon senso prevalga sulle preclusioni burocratiche, che la sostanza non venga sacrificata sull’altare della forma. Insomma, lo scopo del bagno di folla che ha «urlato tutta la sua rabbia», per usare le parole di Renata Polverini, è ben chiaro. E siccome la battaglia è di quelle decisive, non poteva esimersi dall’essere presente il “gran condottiero”, Silvio Berlusconi da Arcore, Cavaliere-guida della crociata in nome della libertà. D’altronde, tagliare fuori dalla competizione elettorale in Lombardia e nel Lazio il più grande partito italiano rappresenterebbe un paradosso inaccettabile per una democrazia degna di tal nome.
Intanto, mentre il popolo del centrodestra si stringe intorno ai suoi rappresentanti, il Governo studia le contromosse, nel caso anche i ricorsi al Tar dovessero sfociare in esiti negativi. Infatti, dopo che anche il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si è chiamato fuori, sottolineando che simili competenze spettano ai giudici e non al Quirinale, solo l’Esecutivo può metterci una “pezza”. E già si parla di una decretazione d’urgenza finalizzata a dischiudere la strada della competizione elettorale ai candidati tagliati fuori dalla Corte d’Appello. Anche perché, a sentire Stefano De Luca, segretario nazionale del Partito liberale italiano, le liste sarebbero, in realtà, tutte illegali. «Risulta a tutti - ha infatti chiosato De Luca - che ovunque, fino all’ultima notte, si modificavano i listini e le liste. Ergo, non si è potuto adempiere l’obbligo di raccogliere le firme sotto le liste. Quindi sono da considerarsi tutte illegali e in tutta Italia». Conseguenza? «Poiché non è accettabile che qualcuno si salvi, mentre un altro muore - ha proseguito il segretario del Pli -, è quanto mai necessario adottare un provvedimento. Altrimenti saremo pronti a denunciare questa assurda situazione».
Insomma, il centrosinistra farebbe bene a tacere, anche e soprattutto alla luce del rinvio a giudizio di un componente del listino legato alla candidata Emma Bonino, accusato di concussione. e poi cianciano di moralizzazione della classe politica...
Vincenzo Canà

Strani fenomeni paradossali

Sarebbe assurdo se il più grande partito italiano dovesse rimanere tagliato fuori dalla elezioni di marzo

Non c’è un candidato del centrodestra in Lombardia e ce n’è uno dimezzato nel Lazio. è questo il clamoroso esito delle decisioni delle Corti d’Appello delle due Regioni coinvolte nel caos delle liste.
Formigoni, in attesa dell’esito del già annunciato ricorso al Tar, è escluso dalla competizione perché la non ammissione della lista “Per la Lombardia”, guidata dal Governatore uscente, taglia fuori anche i partiti che lo sostengono, vale a dire Pdl e Lega.
Rischia di fare la stessa fine anche la candidatura di Renata Polverini nel Lazio se la Corte d’Appello dovesse decidere (la sentenza è attesa per oggi) l’esclusione del listino della candidata a Presidente della Regione. In ogni caso, comunque, la candidatura della Polverini sarebbe menomata dalla cancellazione, già confermata, della lista del Pdl nella provincia di Roma.
Siamo di fronte a qualcosa di clamoroso e assolutamente inedito nella storia italiana: il partito di maggioranza relativa in Italia (e anche nelle due Regioni interessate) non parteciperà al voto e non ci sarà un candidato dell’area di centrodestra. Francamente è impensabile e anche profondamente ingiusto. Senza Formigoni in Lombardia e senza la Polverini nel Lazio, nelle due Regioni correrà un unico candidato “vero”, neanche fossimo in un regime dittatoriale.
Sul piano formale, nulla da dire. Se la raccolta di firme non è stata regolare e se il responsabile del Pdl che doveva presentare la lista della provincia di Roma si è assentato dagli uffici per andare a mangiare un panino (pare essere questa l’ultima versione di quanto accaduto), è giusto che chi deve decidere sulla base di elementi tecnici non possa far altro che escludere dalla competizione le liste interessate.
Ma siamo sicuri che tutto ciò che è tecnicamente legale è anche giusto? è giusto tagliare fuori metà dell’elettorato perché manca un timbro o perché si è depositata la lista con mezz’ora di ritardo? è democratico? O è solamente burocratico?
Una soluzione va trovata, perché altrimenti la competizione sarebbe azzerata e sarebbero di fatto elette in Lombardia e nel Lazio due Giunte regionali sicuramente legittime, ma altrettanto sicuramente ingiuste e antidemocratiche.
Ciò non toglie, ovviamente, che sia gli staff di Formigoni e Polverini sia il Pdl debbano interrogarsi su quanto accaduto e debbano prendersela con la propria grossolanità che non può essere minimizzata. Non si possono neanche cercare capri espiatori. Quello che è successo è grave ed è un segnale di disorganizzazione di cui gli elettori, sempre che sia consentito loro pronunciarsi, terranno certamente conto. Anche per questo, magari, sarebbe importante ammettere le liste attualmente escluse. Anche solo per punire, attraverso il voto e non con una sentenza, il Pdl o i candidati a Governatore del centrodestra per la propria leggerezza.
A sorpresa, l’unica voce dell’Opposizione che si è levata a favore della riammissione delle liste escluse e per una leale competizione elettorale è stata quella di Antonio Di Pietro. Bersani e la Bonino si sono limitati, invece, a fare i notai, più che i politici. Così hanno perso l’ennesima occasione per dimostrare uno spessore di cui, evidentemente, non sono provvisti.
Marco Benarrivo



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