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Ulivi

Se si investisse adeguatamente nella ricerca, l’incontro tra nutrizione e farmaceutica risolleverebbe il settore

Sfruttando a dovere i componenti alimentari si può migliorare la vita

Di nutraceutica si sente parlare sempre più spesso, ma qual è il significato di questa parola, che lascia ancora molto perplessi e crea spesso confusione? E quale ruolo potrebbe svolgere in futuro per la nostra salute o nelle nostre abitudini? Prendendo lo spunto dalla convocazione del primo Congresso promosso dalla SINut, la Società Italiana di Nutraceutica, che si è tenuto lo scorso mese di febbraio presso l’Università degli Studi di Milano, abbiamo pensato di curiosare nell’ambito di questa materia nuova, ma in continua, forte espansione. Oggi ci limiteremo a “presentarla”. Lasciando alle prossime “puntate” l’esame delle sue diverse componenti.

Nutraceutica: con questo termine, che richiama il ben più familiare “farmaceutica” associato al concetto di “nutrizione”, viene indicata quella disciplina che si occupa degli alimenti ricchi di componenti benefici per la salute, e di tutti quei prodotti di origine naturale, più conosciuti con il nome di integratori, come fibre digeribili, batteri particolari, estratti vegetali, che migliorano la vita o prevengono le malattie.
«La definizione risale al 1986» spiega il professor Cesare Sirtori, preside della facoltà di Farmacia, Professore di Farmacologia Clinica presso l’Università degli Studi di Milano e Presidente della SINut, «e la si deve al farmacologo Steve De Felice, il quale, con la crasi dei due termini, ha inteso definire lo studio di certi alimenti dalle proprietà curative dovute ai principi che li compongono. Diciamo che il campo di indagine è duplice: una branchia si occupa degli alimenti in senso stretto, definiti “alimenti funzionali”. Ovvero di quei cibi, in tutto una decina, che oltre all’apporto nutritivo ed energetico, presentano principi attivi benefici. L’olio extravergine di oliva, per esempio, cui l’elevato tasso di vitamina E conferisce proprietà antiaggreganti e antiossidanti. O i pomodori, che grazie al licopene sono ottimi nella prevenzione di alcuni tipi di tumore e delle malattie cardio-vascolari. Oppure ancora il cioccolato, i cui flavonoidi sono i nemici dei dannosi radicali liberi, ed è riconosciuto come vigile guardiano della pressione sanguigna e della curva glicemica. Un’altra sezione, ben più ampia, prende invece in considerazione gli integratori, cioè quei preparati specifici che consentono di assumere, concentrati, i principi attivi di cui l’organismo necessita. Questi costituiscono una vera e propria galassia: se ne conoscono ormai alcune migliaia, assumibili per via orale, che ormai rappresentano una valida alternativa ai farmaci chimici preparati in laboratorio».
Benché da tempo si sia smesso di considerarli riduttivamente dei placebo eleganti, ma ne siano state riconosciute le proprietà curative o riparatrici, la Legge impedisce di parlare di “terapia”, definizione riservata ai farmaci di sintesi. Tuttavia gli integratori vengono ormai considerati sostanze attive a tutti gli effetti, anche se distribuite in regime di semplice suggerimento, per i quali non occorre presentare la ricetta del medico. E, a detta degli esperti, rappresentano una importantissima risorsa per il futuro.
«Non dobbiamo infatti dimenticare» sottolinea il professor Sirtori «il momento nero della produzione farmaceutica: la ricerca da una decina di anni è ferma. E la maggior parte dei grandi farmaci attualmente in commercio sono i cosiddetti “generici”, o bio-equivalenti, perché assai meno cari degli originati. Due tra i molteplici motivi che hanno causato una progressiva crisi dell’industria farmaceutica, i cui utili sembra siano destinati a irreversibili flessioni. Come ha detto anche Diana Bracco al Convegno milanese, l’industria farmaceutica dovrà inevitabilmente farsi carico dello sviluppo della nutraceutica: per ottenerne benefici economici, per garantire ai consumatori un prodotto di qualità regolamentato da standard qualitativi e indicazioni ben definite, e per ricavarne sostanze attive naturali che potrebbero costituire i farmaci di domani».
Paola Calvi



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