Generazione di precari a vita
Il vero problema è la tutela dei lavoratori assunti a termine: schiacciati dall’incertezza e dagli stipendi inadeguati
Critiche dell’Opposizione al “Collegato Lavoro” della Maggioranza
Fa discutere il nuovo pacchetto di norme voluto dal Ministro per il Lavoro, Maurizio Sacconi, e inserito nel Collegato Lavoro. Pronto per la discussione in Senato. Ieri a esternare dubbi e perplessità sono stati esponenti del Pd e dell’Idv. Secondo Stefano Fassina, responsabile Economia e Lavoro della segreteria del Pd: «Dopo l’eliminazione delle misure sulle dimissioni in bianco, le deroghe alle norme e l’indebolimento delle sanzioni sulla sicurezza sul lavoro, la rimozione dei limiti ai contratti a termine, il re-inserimento dei contratti a chiamata, la cancellazione della responsabilità in solido dell’appaltatore con il sub-appaltatore per arginare il lavoro nero, ora si arriva a smantellare le tutele contro gli ingiusti licenziamenti». A quanto pare dunque la Maggioranza ritorna alla carica, come fece a suo tempo il Centrosinistra con l’abolizione dell’Art.18. «Per il Ministro Sacconi - rincara la dose Fassina - i diritti e la retribuzione dei lavoratori sono la variabile compensativa delle inefficienze di sistema e delle rendite corporative accuratamente difese. Nonostante i tentativi di retorica riformista, è un disegno che guarda al passato più lontano per un mercato del lavoro selvaggio, senza diritti, diametralmente opposto a quanto servirebbe per spingere le nostre attività produttive verso la competizione di qualità».
Per l’Idv, invece, nota congiunta del Presidente Antonio Di Pietro e il responsabile welfare e lavoro, Maurizio Zipponi: «Il disegno di legge che impedisce ai lavoratori di rivolgersi al giudice nel caso di diritti violati, a partire dall’ingiusto licenziamento, trasforma definitivamente questo Governo in un esecutivo che fomenta la violenza contro il mondo del lavoro». «Prima il Ministro del non lavoro, Maurizio Sacconi -proseguono- ha incentivato la precarietà per i giovani. Poi il ministro Brunetta li ha chiamati “bamboccioni” perché non vanno via di casa in cambio di un contratto precario di 500 euro al mese. Infine, per chiudere il cerchio, vogliono impedire ad un lavoratore di rivolgersi ad un magistrato per la tutela dei suoi diritti».
Questo disegno di legge, che ora è all’esame del Senato, aggiungono Di Pietro e Zipponi, «è una presa in giro perché stabilisce che il lavoratore, all’atto dell’assunzione, possa scegliere tra il rivolgersi ad un arbitro terzo o ad un giudice. I signori del Governo sanno bene che nessun lavoratore è libero di scegliere all’atto dell’assunzione, semplicemente perché è impari la forza tra lui e il datore di lavoro».
In linea di principio non si può non condividere le posizioni del Pd e dell’Idv.
In pratica però chi è in posizione di svantaggio è sempre e comunque il precario indipendentemente dal fatto che queste norme vengano approvate oppure o no. Ovviamente sappiamo che strillare “al ladro al ladro” non è sempre vantaggioso.
Ma veniamo al pacchetto di norme del Collegato. Per esempio: l’Art.18, per cui questo giornale si è a lungo battuto, non salva il lavoratore dal licenziamento. In Italia la maggioranza delle aziende ha meno di 15 dipendenti e in quelle realtà la clausola dell’ingiusto licenziamento non ha valore. Non solo, i precari vengono pagati meno di quelli assunti a tempo indeterminato. Grande incongruenza di questo Paese. All’estero chi lavora a tempo determinato viene pagato di più, per ore lavorate, proprio perché il suo supporto è temporaneo e non “pesa” economicamente sui bilanci dell’azienda. E infine, la decisione di non ricorrere al giudice in caso di vertenza né migliora né peggiora le condizioni del lavoratore.
Quante sono le cause di lavoro che in Italia finiscono in tribunale? Di solito ci si ferma un attimo prima e si firma un accordo tra le parti.
Insomma più che gridare “al lupo al lupo” dall’Opposizione ci si aspetterebbe una proposta alternativa al pacchetto del Collegato a tutela dei “nuovi lavoratori”: stipendi equiparati al costo della vita, pagati di più rispetto al lavoratore a tempo indeterminato, graduatorie per le assunzioni per chi ha più esperienza nel settore, e così via, altrimenti tra un urlo e un altro precari si resta a vita.
Anna Lotti
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