Cure “fai da te” senza ricetta
Un italiano su cinque preferisce ricorrere a Internet per documentarsi sulle varie malattie e sui relativi rimedi
I cittadini ritengono insufficienti le informazioni in materia di sanità
Un vecchio proverbio recitava «finché c’è salute, c’è tutto». Vecchio ma pur sempre attuale dal momento che oggi la richiesta di informazioni su salute e benessere è divenuta quanto mai diffusa e pressante, anche sulla base delle frequenti e comuni sollecitazioni da parte dei media e della pubblicità. Non si può stare male, non si può invecchiare.
In questo scenario il Codacons, da sempre “in prima linea” nella difesa della salute intesa in ogni sua possibile espressione e, di conseguenza, nella promozione di una giusta informazione che garantisca la corretta conoscenza ai cittadini-utenti ha creato “Le sentinelle della salute”. Si tratta di un progetto di monitoraggio che riguarda cinque regioni (Emilia Romagna, Lombardia, Lazio, Campania e Sicilia) e dal quale è emerso che i cittadini ritengono insoddisfacente l’informazione offerta da tv, stampa e scuole e, soprattutto, dai medici in materia di sanità.
Il consumatore preferisce ricorrere a internet, con ricerche affidate all’iniziativa personale. Nulla di più sbagliato. Cercare in rete informazioni su malattie, disturbi e relativi rimedi può essere il modo più veloce, essendo internet sempre a portata di mano nella società odierna, ma non sicuramente il più efficace.
La rete a volte può aumentare le paure e spaventare o, al contrario, può far minimizzare sintomi che, invece, devono allertare. Qualsiasi informazione anche sui farmaci, dunque, deve essere verificata sempre con il proprio medico.
è pur vero che i cittadini intervistati lamentano un dialogo insufficiente con il proprio medico condotto che darebbe scarse informazioni sia sulle patologie che sui farmaci e le cure. La maggior parte di loro, poi, ritiene inadeguati gli orari di visita stabiliti dai propri medici i quali, in effetti, rimangono a disposizione dei propri pazienti solo un paio di ore al giorno e in fasce proibitive soprattutto per chi lavora.
Questa è un’altra causa che spinge i sempre più sventurati cittadini a curarsi da soli grazie anche alla complicità dei vari farmacisti che, pur di vendere, sono disposti a dispensare anche quei farmaci per i quali è prevista la prescrizione.
un esempio emblematico del pericolo che si può annidare dietro informazioni sanitarie richieste sul web è rappresentato dal caso del Cytotec. è un farmaco anti-ulcera che può essere venduto solo su ricetta non ripetibile ma, secondo una recente inchiesta, viene dispensato sulla fiducia. Il suo uso si è moltiplicato in poco tempo, da quando cioè si è diffuso in internet che tra le controindicazioni vi sono contrazioni dell’utero che causano l’ aborto entro le prime nove settimane. Le ragazze più giovani e le straniere che ne fanno uso arrivano all’ospedale con emoraggie in corso, rischiando spesso la vita.
Il web con la sua forza e la sua potenza permette di fare cose strabilianti, ma, allo stesso tempo, è capace di generare situazioni terribili. Pertanto, deve essere sempre utilizzato con molta intelligenza soprattutto se si tratta di un argomento così delicato come quello della salute.
Inoltre, tutte le notizie che possiamo acquisire dalle più svariate fonti, dai mass media, agli amici e parenti su sintomi, malattie e cure, devono essere sempre filtrate dagli specialisti. Occorre promuovere, infatti, il dialogo medico-paziente, secondo il principio che il tempo dedicato al colloquio-ascolto è tempo di cura perché solo la corretta informazione costituisce il vero salvavita.
Auspichiamo, pertanto, che i medici di base si dedichino di più ai loro pazienti fornendo tutte le informazioni di cui essi hanno bisogno, soprattutto per non alimentare l’uso incontrollato e incondizionato di farmaci che, invece di farci sentire meglio peggiorano il nostro stato di salute.
Giusy Di Gironimo
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