Filiera corta sulla giusta strada
Confagricoltura lancia l’“orto di prossimità”: ogni chef potrà chiedere al mercante di fiducia i prodotti per la tavola
Il Governo ha varato il ddl per la vendita diretta dei prodotti agricoli
Da lunedì gli agricoltori italiani possono sperare in un nuovo strumento di legge per affrontare la globalizzazione e la crisi economica. O, se non altro, non si sentiranno del tutto abbandonati dallo Stato.
Il Consiglio dei Ministri ha, infatti, approvato uno schema di disegno di legge per la valorizzazione dei prodotti agricoli provenienti da “filiera corta”. Si tratta di una specifica modalità di distribuzione che prevede un rapporto diretto tra produttori e consumatori, singoli o organizzati: tale procedura riduce il numero degli intermediari commerciali consentendo, col superamento dei costi della distribuzione, un prezzo finale più basso. L’acquirente, sostanzialmente, può accedervi tramite vendita diretta, mercatini, gruppi di acquisto, cooperative di consumo o commercio elettronico.
La filiera corta ha molti vantaggi: il prodotto è fresco, di stagione, costa meno ed è più sano, nel senso di meno inquinante e inquinato: servono, infatti, meno sostanze per “mantenerlo” perché viene venduto nelle ore successive alla raccolta e il tragitto dal campo alla tavola è molto breve, quindi, niente polveri sottili nell’ambiente.
Infine, fattore non trascurabile crea un “rapporto” tra produttore e consumatore di fiducia e “comprensione” reciproca. L’agricoltore vede chi compra e il consumatore capisce meglio il mondo agricolo. Il disegno di legge verrà ora trasmesso alla Conferenza unificata per il parere. E speriamo, a differenza del solito, che il provvedimento non finisca a far polvere nei cassetti di qualche burocrate. Che la “filiera corta” sia una buona iniziativa lo dimostrano i dati sui mercatini diramati da Coldiretti: «Sono oltre 500 i mercati degli agricoltori di “Campagna Amica”, i cosiddetti farmer market, aperti in tutte le regioni italiane con un aumento del 360 per cento nell’ultimo anno».
Qualità e prezzo sono la forza di queste iniziative.
E da ieri c’è anche una nuova iniziativa in campo, battezzata da Confagricoltura:«Un patto tra giovani per offrire e garantire a tavola tipicità, qualità e freschezza». Attraverso “l’orto di prossimità”. «Ogni giovane ristoratore - si legge nel comunicato - avrà la possibilità di aprire un filo diretto con uno o più giovani agricoltori della sua zona, i quali ne raccoglieranno le richieste attivando o incrementando la produzione agricola desiderata. Insomma, lo chef avrà un orto a sua disposizione dove far seminare e raccogliere prodotti con i quali elaborare il menù quotidiano da presentare ai clienti del ristorante. Un esempio di filiera “ultra-corta”per assicurare un cibo veramente genuino. Il tutto racchiuso in un nuovo concetto: il “contatto con il contado”». L’idea mette insieme due realtà: l’Agia, l’Associazione dei giovani imprenditori agricoli della Cia- Confederazione italiana agricoltori e i Jeunes Restaurateur d’Europe (JRE), sezione Italia.
L’agricoltura sembra, osservando le iniziative delle associazioni di categoria, e quelle governative, che smetta di essere industriale e commerciale e diventi prodotto. Acquistare al mercato, andare a cena nel ristorante che si serve direttamente dall’ortolano, significa anche prendersi più cura di sé.
Sapere ogni giorno cosa mettiamo in corpo significa ancora pensare alla propria salute. Demandare sempre tutto agli altri, che scelgono per noi, non è una soluzione. I risultati li abbiamo già visti: commercianti che si arricchiscono, agricoltori che si impoveriscono e consumatori che non sanno ciò che mangiano.
Graziella Giangiulio
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