Omicidi tra familiari: ci risiamo
Due fratelli di Desio, di 18 e 16 anni, hanno ucciso il padre e poi hanno finto di essere estranei al fatto
Cosimo Agostino, 44 anni, non era di sicuro una persona tutta casa e chiesa e con il lavoro aveva un rapporto abbastanza conflittuale. Lui a lavorare ci aveva provato: aveva aperto un bar a Riace, dove era nato, ma era stato costretto a chiuderlo; poi ci aveva riprovato con un negozio di abbigliamento a Bovisio Masciago, nell’hinterland milanese, ma di nuovo gli affari erano andati male, portandolo a dichiarare fallimento. Finalmente, dopo un periodo vissuto da disoccupato, aveva messo da parte velleità da piccolo padrone e lavorava come operaio presso una ferramenta a Novate Milanese. Non un granché come curriculum lavorativo e, se poi si aggiunge che era stato anche agli arresti domiciliari per spaccio di droga, il quadro che ne emerge non depone certo in suo favore.
Ciononostante alla moglie a ai due figli, Vincenzo di 18 anni e Luca di 16, ci teneva e voleva che almeno il secondo arrivasse alla licenza media, visto che il primo questa piccola soddisfazione non gliel’aveva data. Ma la questione era che Luca a studiare non ci pensava neppure, tant’è che il Sindaco di Desio, dove la famiglia abita, su sollecitazione del Preside della scuola frequentata dal ragazzo, ha mandato una lettera ai genitori per informarli che il loro figlio non solo andava male in tutte le materie, ma addirittura il più delle volte saltava le lezioni per bighellonare in giro. Ragion per cui li invitava a una maggiore rigidità nei confronti dello scavezzacollo.
Il padre, come è facile intuire e come gli stessi inquirenti immaginano, è andato su tutte le furie. Era a casa in malattia, quel giorno, e non aveva fretta d’interrompere la sgridata per andare al lavoro: aveva a disposizione tutto il tempo che voleva. Ma a Luca non andava di sentirlo, anzi, ne aveva proprio le tasche piene di ’sto genitore che, spesso ubriaco, litigava con sua madre e, come Luca, anche Vincenzo non ne poteva più.
Come talvolta accade ai giorni nostri, per risolvere un problema si elimina la persona che questo problema rappresenta: è, in fondo, la via più comoda e meno impegnativa da percorrere, seppure sia la più criminale. Uno dei due fratelli - presumibilmente, stando ai Carabinieri, con l’avallo dell’altro - è andato in un’altra stanza, ha preso la “calibro 9 parabellum” (detenuta illegalmente), è tornato dal padre e gli ha scaricato addosso quattro colpi a distanza ravvicinata. Cosimo è caduto a terra fulminato. Rimprovero finito, problema scomparso...
Vincenzo e Luca sono usciti dall’appartamento per tornarvi qualche tempo dopo a recitare la parte dei figli distrutti dal dolore. La scena si ripete: ricordate Maso? Ha ammazzato a sprangate i genitori, è andato in discoteca e, quindi, terminata la serata, è rientrato a casa e, alla vista dei cadaveri, ha versato lacrime a più non posso. Ed Erika? Con la complicità di Omar ha ucciso a coltellate il fratellino e la madre; poi, disperata, ha indirizzato gli investigatori verso una pista di inesistenti rapinatori albanesi. Emergono, in tali casi, una freddezza da far tremare le ginocchia e una lucidità che pare non essere umana...
Ma i Carabinieri di Desio si sono accorti subito che qualcosa non quadrava nel racconto dei due ragazzi e, di fronte a dei riscontri che evidentemente hanno considerato schiaccianti, li hanno arrestati, con l’accusa di omicidio volontario aggravato dalla parentela. Adesso il maggiorenne si trova ristretto nel carcere di Monza, mentre l’altro è al Beccaria.
Le indagini, però, non sono ancora concluse: si cerca di fare luce sul ruolo che la madre avrebbe potuto avere nell’intera vicenda. è totalmente estranea al fatto? Ha coperto i figli? è stata loro complice? Lo vedremo.
Insomma, una storia di ordinaria follia in sintonia perfetta con quest’epoca folle.
Federico Midgar
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