Due amici per “Scherzo”

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Davyd Ojstrach e Sergej Prokof’ev

Bizzarro il rapporto tra il compositore Sergej Prokof’ev e il violinista Davyd Ojstrach

L’amicizia artistica e umana che vide protagonisti Davyd Ojstrach (il più grande violinista del Novecento, insieme con il leggendario Jascha Heifetz) e il compositore Sergej Prokof’ev (con Dmitrij Sostakovic il massimo musicista dell’era sovietica), è una delle più curiose e intellettualmente avvincenti di tutta la storia della musica. Un’amicizia che, a dire il vero, prese avvio nel peggiore dei modi: nel 1927, dopo aver trascorso nove anni all’estero, Prokof’ev tornò in Unione Sovietica, dando vita a una trionfale tournée con ben ventuno concerti dati in tre mesi. Giunto a Odessa, sul Mar Nero, il musicista venne a sapere che era stato organizzato un concerto in suo onore, durante il quale, un valentissimo violinista diciottenne, tale Davyd Ojstrach, avrebbe eseguito anche lo “Scherzo” del suo primo concerto per violino, composto da Prokof’ev esattamente dieci anni prima. Un’esecuzione che, dopo le prime battute, fece però scattare dalla poltrona in prima fila il compositore, il quale balzò sul palcoscenico, interrompendo l’interpretazione e gridando al costernato (e anche un po’ spaventato Ojstrach): «No, giovanotto, non è questo il modo di suonarlo!».
Al che, Prokof’ev si sedette al pianoforte e indicò al violinista come avrebbe dovuto eseguire lo “Scherzo” in questione. Il caso volle che i due giganti della musica sovietica s’incontrassero nuovamente dieci anni più tardi, nel 1937, nel corso di un torneo di scacchi, dei quali erano accaniti giocatori, in un centro ricreativo di Mosca. I due si ritrovarono davanti a una scacchiera e Ojstrach, soprannominato nel frattempo il favoloso “re David”, ricordò a un imbarazzatissimo Prokof’ev quanto avvenuto nel corso del loro primo, infelice incontro. Da quel momento, i due musicisti divennero grandi amici e Ojstrach l’interprete per eccellenza dei due concerti violinistici e delle due sonate per violino e pianoforte.
Ora, l’etichetta discografica inglese Chandos, all’interno della collana “Classics (che raccoglie le migliori registrazioni del suo vastissimo catalogo), ha pubblicato i due concerti violinistici di Prokof’ev e la prima sonata per violino e pianoforte in “fa minore”, nelle celebri interpretazioni della violinista russa Lydia Mordkovitch, accompagnata dal direttore estone Neeme Järvi (padre di Paavo), alla testa della Royal Scottish National Orchestra, e dal pianista bavarese Gerhard Oppitz, registrate nel 1984 e nel 1988.
Il primo concerto per violino in “re maggiore” Op. 19 Prokof’ev, lo compose contemporaneamente alla celebre prima sinfonia, detta la “Classica”. A causa dello scoppio della Rivoluzione russa, il concerto fu eseguito in prima assoluta cinque anni più tardi, il 18 ottobre 1923, a Parigi, dal violinista francese Marcel Darrieux e con la direzione del grande Serge Koussevitzky, anche se a valorizzarlo fu soprattutto un altro grande violinista del Novecento, l’ungherese Joseph Szigeti, a proprio agio nell’impervia parte dello strumento solista, che sostiene nel corso dei tre tempi, un colloquio serrato con la ricca tessitura orchestrale. Il secondo concerto in “sol minore Op. 63”, il geniale musicista sovietico lo scrisse nel 1935, nello stesso periodo di stesura del balletto dedicato a “Romeo e Giulietta” (dal quale assorbe lo stesso ardore e le medesime sonorità poetiche, soprattutto nel lirico “Andante assai”), ed eseguito il 1° dicembre di quello stesso anno a Madrid dal violinista francese Robert Soetens e sotto la direzione dello spagnolo Enrique Arbos. Frutto di una lunga e travagliata composizione, infine, la prima, intensa e scavata sonata per violino e pianoforte vide la luce al conservatorio di Mosca il 23 ottobre 1946 con ovviamente Ojstrach al violino. Ancora oggi, la lettura di Lydia Mordkovitch (tra l’altro allieva dello stesso “re David”) resta straordinariamente valida, esemplare, alternando la feroce ironia con squarci tersi e melanconici, cosi tipici del linguaggio di Prokof’ev, accompagnata sapientemente da Järvi e dalla compagine scozzese nei concerti e da Oppitz nella sonata.
Andrea Bedetti



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