Veri artisti dell’incontro
In “Chiaroscuro” si fondono la tromba di Paolo Fresu e la chitarra di Ralph Towner: un duetto elegante per nove brani jazz
Quando si parla di grandissimi artisti nonché musicisti-maestri del jazz diventa sempre complicato scegliere il porto da cui imbarcarsi per poi poter solcare liberamente un mare a tratti mosso e apparentemente inaccessibile. E poi ci sono i silenzi che hanno la stessa importanza delle note. Il disco s’intitola Chiaroscuro (Paolo Fresu: tromba e flicorno; Ralph Towner: chitarra classica, 12-corde e baritono): un disco che assume le sembianze di un oceano di colori, luci e ombre, silenzi colmi di emozioni, sonorità intimiste e riflessive.
Nove canzoni sono state scritte e composte da Towner: “Wistful Thinking”, “Punta Giara”, “Chiaroscuro”, “Sacred Place” (qui Towner interpreta in “solitudine incantata il pezzo più bello, un inno dall’incedere lirico e lento, quasi ieratico; in cui sono gli accordi che cantano, una melodia semplice e commovente”), “Doubled Up”, “Zephyr”; un solo standard scelto, “Blue in green”, che, non a caso, conserva e porta con sé una storia molto particolare su cui ancora oggi si dibatte, e, cioè, “chi è il vero autore di questo brano? Miles Davis o Bill Evans?”.
Ad ogni modo, l’affinità tra Fresu e Towner è assoluta. “The Sacret Plase (reprise) evidenzia l’incontro perfetto, elevato; un incontro sublime che appare quasi naturale per la forza che le note riescono a trasmettere. Seguono due brani scritti insieme “Two Miniatures” e “Postlude” che, appunto, chiudono quest’opera. Analizziamo il disco.
In questo meraviglioso album tutto si gioca sulla bellezza del contrasto, tutto diventa un “Chiaroscuro”. Fin dal brano che apre il disco (“Wistful Thinking”), un pezzo in cui la chitarra che crea lo sfondo paesaggistico non ricompre le pause della melodia; mentre la tromba spicca alti voli la chitarra solleva la traiettoria che seguirà, per poi tornare al silenzio incrociato, un silenzio che diventa esso stesso una sorta di sospensione: una tacita intesa spirituale. Lo stesso “Chiaroscuro” è un brano meditativo, come pure il pezzo che Towner ha preso dal vecchio repertorio degli Oregon: “Zephyr” e, naturalmente, il sopra citato “Blue in Green” particolarmente toccante.
Molto intrigante è “Punta Giara”, note basse ostinate che raddoppiano durante gli assoli; interessantissima sotto diversi punti di vista “Doubled Up”, dove il cromatismo dello swing lascia percepire proprio l’assenza delle precedenti meditazioni silenziose; d’altronde solo due grandi maestri sacri del jazz moderno riescono a far “suonare i silenzi”; e, forse, qualcuno si ricorderà di un altro mostro sacro del jazz che sempre faceva parlare il silenzio: Thelonious Monk.
La poetica di Fresu è senza limiti, sempre alla continua ricerca di quella che viene definita “musica totale”, una musica senza confini di genere, né geografici, né storici; lo stesso si può dire di Towner, un chitarrista raffinatissimo, e il risultato è davvero ottimo. Tante le sfumature, i ritratti da poter gustare; e le pennellate che ci offre Fresu sono a dir poco perfette e sempre profondamente sensibili e delicate, mentre Towner, oltre alla chitarra classica (in questo disco aggiunge una novità particolarissima: chitarra baritono, NdA), conserva uno spazio anche per la 12-corde (due improvvisazioni finali). Naturalmente sono le chitarre che tessono le armonie, i vari groove che di volta in volta si susseguono, il controcanto, le rifiniture estetiche, per poi intraprendere intensi assoli. Sono sempre le chitarre che determinato e mutano l’andamento, il sentimento che ne consegue e l’atmosfera che assume varie tinte di brano in brano, o all’interno del singolo pezzo. Magistrale poi Fresu, perché tocca a lui innalzare il tutto. La tromba viene usata delicatamente (non ricorre quasi mai alla sordina, NdA), e lo stesso flicorno diventa aspramente morbido: presenze invisibili e assenze evocate, il pieno e il vuoto, partenze accellerate e ritorni impennati. Per usare le parole di Aldous Huxley: “Dopo il silenzio ciò che si avvicina di più nell’esprimere ciò che non si può esprimere è la musica”.
Si consiglia di ascoltare questo album di notte, solo così i nostri pensieri assumeranno nuove pose e forme, e forse cominceranno a emettere suoni, a divenire essi stessi poesia per “ri-suonare” nel “Chiaroscuro” della nostra camera e del nostro cuore.
Raimondo Carvero
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