Proiezione incivile
Appalti, favori e sesso: le tre direttrici della chiassosa manfrina che ha coinvolto Bertolaso
Il marcio sta nelle istituzioni nate dalla Resistenza
Protezione Civile anno 2010, ovvero, il risveglio. Un risveglio amaro, però, perché il sogno era troppo bello per essere vero. Napoli coperta da una spessa coltre di rumenta “made in Bassolino&Jervolino”? Oplà, ecco che Silvio Berlusconi, appena fresco di vittoria elettorale ottenuta con una valanga di suffragi, ordina a Bertolaso di provvedere. E come per incanto la “Porta del Sud”, prima ridotta a una discarica, diventa la quinta di una sfilata di Dior. Capita un terremoto in Abruzzo e che succede? Dopo quattro mesi appena, grazie al big della Protezione già s’inaugurano le prime case fresche d’intonaco. E non solo. Il teatro Petruzzelli di Bari langue da decenni nell’abbandono dopo un rovinoso incendio che l’aveva totalmente distrutto? Arriva “Superguido” e il Petruzzelli torna a rifiorire come per incanto.
E ancora. Nel 2009 dovevano avere luogo a Roma i Mondiali di nuoto e naturalmente le amministrazioni di centrosinistra, “distratte” da altre imprese ben più “serie” come le Notti Bianche e le passerelle dei vip, erano arrivate al 2008 coi lavori ancora in alto mare, lasciando la subentrante giunta Alemanno col cerino in mano. Manco a dirlo, grazie a Bertolaso le indispensabili infrastrutture per far svolgere l’evento nei tempi stabiliti vengono portate a termine con puntualità, seppure sul filo di lana. E inoltre, era previsto un vertice del G8 da tenersi alla Maddalena. E che ti combina quel diavolaccio di Silvio, che una ne fa e cento ne pensa. All’improvviso ti cambia la “location” e decide d’imperio di riunire il summit, invece che nell’isola, proprio tra le rovine aquilane. Detto fatto. A tempo record sempre Bertolaso allestisce un efficiente centro congressi in una ex caserma e tutto fila liscio come a un concistoro della curia vaticana. Risultato: applausi da mezzo mondo (e soprattutto dal mondo che conta). Incredibile. Neanche fossimo la Svizzera. E pensare che a Messina ancora marciscono le bidonville del dopo terremoto del 1908. Pure i tempi biblici delle ricostruzioni del Belice, o quelli altrettanto lunghi dell’Irpinia sembravano appartenere a un lontanissimo passato.
Poi il brusco risveglio. Ecco che un pool di solerti magistrati, assolutamente inattivi quando a Napoli lo strato di pattume rivaleggiava col Vesuvio, è entrato improvvisamente in fibrillazione eruttando avvisi di garanzia e mandati di comparizione come lapilli. In un battibaleno tutto quello che fino a poco prima sembrava un idillio di efficienza e puntualità invidiatoci da tutto il mondo s’è trasformato in una sorta di Geenna. È bastata l’impennata di un trust di teste d’uovo aduse a fare politica a colpi di codici e pandette e il giocattolo della Protezione Civile è andato in frantumi. E Bertolaso, che poche settimane fa ad Haiti aveva addirittura umiliato quei fighetti di americani che s’erano messi a fare le prime donne in mezzo al dolore e alla morte, s’è trovato all’improvviso nella palta.
Evidentemente qualcuno se l’è legata al dito. Guai a mettersi a fare le cose con competenza e mettere in dubbio la “bontà obamiana”. E quale migliore occasione per mandare tutto in vacca delle imminenti elezioni? Così la palla di neve s’è messa a rotolare diventando valanga. Guido e la massaggiatrice Francesca e la escort Monica, il palazzinaro Anemone che pagava la massaggiatrice e la escort a Bertolaso; il Salaria Sport Village; le intercettazioni, gli appalti, le tangenti, la Protezione Civile SpA colata a picco, Verdini sospettato e interrogato. Balducci, il potente capo del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici; che vuole un posto di attore per il figlio, cognati e amanti e parenti. Imprenditori in festa per il terremoto abruzzese, insperata fonte d’affari. Naturalmente i massmedia cosiddetti “indipendenti” si sono gettati sull’inaspettato, appetitoso “pranzetto” come i lupi sul classico agnellino. Per costoro, il fatto che per la prima volta un settore vitale della sgangherata macchina statale s’era messo a funzionare alla grande restituendo all’Italia il prestigio e il decoro che decenni di malgoverno democomunista avevano cinicamente demolito, non è stato tenuto minimamente in considerazione. D’altronde lo disse pure il grande orientalista Pio Filippani Ronconi, scomparso di recente, intervistato dopo che era stato fatto oggetto di un volgare attacco da parte del Cdr del Corrierone: «L’acqua bagna, il fuoco brucia: è il dharma, come lo chiamano gli indiani… sarebbe a dire che ognuno fa le cose con i mezzi che ha. C’è gente che striscia nel fango e non può fare altro che inzaccherarti». Il fatto però è che quando si lancia il fango tra le pale del ventilatore gli schizzi volano dappertutto e finisce con l’imbrattare gli stessi che ce l’hanno messo. E anche in questo caso, proprio come in Puglia qualche mese addietro, l’eterogenesi delle indagini s’è rivelata il classico boomerang, offrendo inaspettati risvolti.
La scintilla che ha innescato l’inchiesta sulla Protezione civile, infatti, si basa su risibili accuse sessuali contro Guido Bertolaso, che avrebbe ottenuto escort e massaggi gratis in cambio di favori. Tuttavia, non è stata trovata la minima traccia né di soldi né tantomeno di escort. «Quando mi sono accorto che c’era qualcosa che non mi convinceva l’ho subito sostituito con Gian Michele Calvi, professore di fama internazionale», ha affermato il big della Protezione italiana. Quel “qualcosa che non andava” era la lievitazione improvvisa e imprevista dei costi alla Maddalena: «A un certo punto ho scoperto che dei lavori che avevamo previsto costassero 300milioni di euro stavano per essere appaltati a 600». A confermare i dubbi di Bertolaso è stato lo stesso Gip: «De Santis è preoccupato per la reazione che può avere Bertolaso se gli si prospetta, come nel caso dei lavori alla Maddalena, di aumentare la spesa».
Inoltre, Angelo Balducci, il “malefico” braccio destro di Guido Bertolaso, ha sempre lavorato in sintonia con tutto il milieu politico e parlamentare. Si tratta di una sorta di mister “big events” che ben tre governi, a partire da quello Prodi, hanno imposto e mantenuto nella carica di supervisore dei lavori pubblici. Ha lavorato con Rutelli ed era l’uomo di fiducia di Di Pietro durante la sua permanenza al Ministero delle Infrastrutture. Balducci infatti s’è occupato anche delle opere del Giubileo del 2000 e del Gran Sasso. Gli “indizi” riguardano poi clamorose azioni di protesta suscitate da alcune società escluse dagli appetitosi appalti indetti per la costruzione di costosissime opere per le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Si parla di una torta di centinaia di milioni di euro, per cui, dalla posta in gioco s’intuisce facilmente l’asprezza dello scontro in atto. In particolare si tratta, tra le molte opere preventivate, di un auditorium a Firenze e del nuovo palazzo del cinema di Venezia. A vincere gli appalti in questi due casi sarebbero state due imprese vicine agli ambienti di centrosinistra veneziani e capitolini, in particolare rutelliani e veltroniani, che hanno spadroneggiato su e giù per i sette colli fino alla vittoria di Alemanno nel 2008. Il fatto naturalmente ha mandato su tutte le furie le imprese escluse dal banchetto. Per il filone fiorentino così l’attenzione degli investigatori s’è concentrata sulle intercettazioni di colloqui intercorsi tra Veltroni e Dominici. Colloqui miranti, secondo l’accusa, a orientare in una direzione ben precisa la commissione aggiudicatrice, che ha affidato i lavori del nuovo Parco della musica fiorentino al “ras” capitolino Desideri. Nella Roma veltroniana, l’architetto Desideri è il signore indiscusso dell’urbanistica targata Pd. Egli si sta occupando infatti dei lavori al Palazzo delle Esposizioni, del progetto di due stazioni della nuova linea della metropolitana ancora in costruzione e della faraonica stazione ferroviaria Tiburtina. E nello stesso momento che su Raitre Report di Milena Gabanelli affondava il nuovo Prg capitolino - definito invece da Veltroni un successo epocale - criticandone le scelte urbanistiche e parlando di “sacco di Roma”, Desideri finiva nella retata.
Le chilometriche intercettazioni telefoniche hanno interessato anche due degli “sconfitti” nella corsa all’accaparramento dell’appalto veneziano, l’architetto Mario Casamenti e il vicepresidente di Confindustria Toscana, Vincenzo Di Nardo, imprenditore di sinistra furente per essere stato - secondo lui - scippato dell’incarico dalla veneta Sacaim società appartenente alla famiglia Alessandri, anch’essa finita nell’inchiesta. In particolare, Di Nardo avrebbe affermato, riguardo all’affaire lagunare: «Lì doveva vincere la Sacaim e ha vinto la Sacaim. Non c’è storia. Comunque c’è una grande polemica… perché questa è roba da banditi». E ancora: «Non voterò mai più Pd dopo quello che ho visto. Mi fa schifo». L’impressione globale è che tutta questa chiassosa manfrina serve a nascondere una verità che nessuno però avrà mai il coraggio di denunciare. Vale a dire che la corruzione è nascosta in quelle vere e proprie sentine rappresentate dagli enti locali. La Protezione Civile, infatti, è solo la penosa foglia di fico messa a parare il grande fallimento delle pubbliche amministrazioni, soprattutto locali, mastodontici carrozzoni d’inefficienza e sperpero completamente marci e dunque da smantellare. Quindi, c’è poco da credere a tutta questa ondata di scandali che sta facendo già parlare di una nuova tangentopoli. Marrazzo che sniffava e andava a trans coi bonus pubblici affondando la sanità laziale. Del Bono che pagava la druda coi nostri soldi. La giunta pugliese che si trastullava con le escort alla faccia dei contribuenti. Bassolino che ha fatto diventare Napoli una gigantesca ecoballa. Loiero e la Calabria sulla quale la ‘ndrangheta imbandisce lauti banchetti. E anche alcune mele marce della Protezione civile, certo, che purtuttavia s’è data molto da fare per scrostare lo Stivale dallo strato di laida morchia sotto la quale i maestri della menzogna stavano per affogare la nostra Patria. La verità è che ad essere corrotti, in realtà, non sono quelli come Bertolaso, che in mezzo a tutto questo disfacimento morale ed etico continuano malgrado tutto a mandare avanti in modo decoroso la baracca. La cancrena sta celata nelle cosiddette “istituzioni democratiche nate dalla Resistenza”, responsabili prime del naufragio italiano e aduse a intrallazzare da una ventina d’anni a questa parte sotto il comodo parafulmine di Berlusconi, incolpato di tutte le nefandezze possibili e immaginabili. Quando invece i veri malfattori che hanno trasformato l’Italia in una sgangherata pattumiera smantellando sanità, scuola, ordine pubblico, famiglia e tutto il resto alzano spesse cortine di nebbia rosso sangue e s’eclissano come squali nell’oceano.
Angelo Spaziano
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